I Botia pagliaccio sono uno dei pesci d’acquario più popolari,
ed è così già da moltissimo tempo, ma sorprendentemente si conosce pochissimo di loro e della
loro biologia. Principalmente è sconosciuta la loro riproduzione.
In questo articolo tratterò di tutto quello che realmente conosciamo su questi pesci e sfaterò qualche
mito. Per finire, condividerò con voi le mie considerazioni ed idee su come possiamo finalmente risolvere
il mistero e indurli a riprodursi in acquario.
I Chromobotia macracanthus provengono dall'Indonesia, sono stati ritrovati in Borneo (Kalimantan) e Sumatra. Per la maggior parte dell'anno vivono nei fiumi, ad eccezione del periodo della migrazione annuale per la riproduzione, quando gli adulti riproduttivi risalgono a nuoto verso canali più piccoli per accoppiarsi. Vivono presso il letto dei fiumi, in grande numero o in banchi. Le informazioni sulle dimensioni massime variano fino a 40-50 cm. Questo deve essere visto come evento molto raro anche in natura, e una dimensione degli adulti più normale sarebbe di 15-20 cm., per l’età massima le informazioni parlano di 20 anni.
Il Chromobotia macracanthus appartiene alla famiglia Cobitidae (Loaches), l'ordine è quello
dei Cypriniformes.
La caratteristica principale per questa famiglia è una spina sotto ogni occhio che può essere
eretta come meccanismo di difesa. Il nome scientifico dei Chromobotia è macracanthus che significa "grande
spina". Anche se le spine non sono velenose, può essere molto doloroso essere punto da loro, credetemi!
Un avvertimento, le spine dei cobitidi possono rimanere facilmente impigliate nei retini, che nel caso peggiore
possono ferire gravemente i pesci.
Le squame dei Chromobotia macracanthus sono piccole e difficili da vedere, il che ha fatto si che alcuni
acquariofili dichiarassero che erano "privi di squame", il che è errato, comunque non ha squame
sulla testa. I Cobitidi hanno quattro paia di barbigli. La forma del corpo e la livrea sono come
potete vedere nelle foto.
La grande maggioranza dei Chromobotia macracanthus in vendita sono catturati in natura, circa 20 milioni di Botia pagliaccio vengono esportati ogni anno dall'Indonesia. Qualche riproduzione in cattività è stata ottenuta principalmente in Tailandia con l'aiuto di ormoni per stimolare l’accoppiamento. Portare alla taglia adulta avannotti di Chromobotia macracanthus è ancora abbastanza costoso, confrontato con quello che costa catturarli in natura.
Resoconti dettagliati di riproduzioni con successo indotte con ormoni sono stati fatti per esempio nella Rep. Ceca, in Russia ed in Florida, ma è difficile verificare l’esattezza di questi rapporti. Un aumento dei Chromobotia macracanthus allevati nelle cosiddette “Fish Farm”, allevamenti in grande scala, è naturalmente una cosa auspicabile.
Anche se la specie non è particolarmente minacciata per il numero di esemplari catturati in natura, ci
sono rapporti da determinate zone, principalmente a Sumatra, che indicano che il loro numeri sta diminuendo.
L'Indonesia ha proibito la cattura dei Chromobotia macracanthus che superano i 15 cm. per l'esportazione,
questo per proteggere i pesci pronti per la deposizione. Anche se i pesci catturati in natura possono essere una
minaccia d’estinzione in alcuni casi localizzati, la questione del catturare o no i Chromobotia macracanthus in
natura non è così semplice, perché per quelle famiglie povere che hanno la pesca come loro
unica fonte di reddito, il Botia pagliaccio dà un contributo economico importante.
Dalle informazioni che ho, in Borneo la cattura viene effettuata generalmente dalla fine di marzo all'inizio di luglio, quando l'acqua retrocede dopo la stagione delle piogge, che va da dicembre a febbraio. I pesci giovani, di qualche anno, possono essere pescati nella stagione delle piogge da gennaio a febbraio. A Sumatra l'alta stagione è più presto, da novembre a gennaio. Durante i primi anni c’era spesso una scarsità di Botia pagliaccio nei negozi in autunno ed in inverno, prima che cominciasse il periodo di cattura, ma attualmente si è cominciato ad allevare i pesci in grandi stabilimenti e in grandi laghetti di cemento, dotati di piante d'acquario, così adesso vi è disponibilità per tutto l’anno. Inoltre, c’è anche un vantaggio economico, in questo periodo i pesci crescono, e più grandi sono i pesci e più valgono.
Pescare i pesci in natura è molto interessante. Bisogna prendere una canna di bambù vuota lunga più di due metri e fare un piccolo buco in ogni segmento del bambù. Il bambù viene quindi collocato in acqua e i botia cercano nascondiglio lì dentro. Quando il bambù viene sollevato fuori dall'acqua bisogna far uscire i pesci scrollandolo con attenzione. Questo metodo può essere leggermente diverso da un posto ad un altro ma è quello principale.
Mikael Håkansson, che ha visitato recentemente Jambi a Sumatra per studiare la cattura dei pesci d'acquario in quella regione, afferma che le canne di bambù vengono appese da alberi che si sporgono nell'acqua dalle rive, o da un pezzo di legno usato come galleggiante. Il secondo metodo è usato principalmente durante la stagione realmente alta, mentre i bambù che pendono dagli alberi è un metodo usato durante tutto l'anno. Il bambù viene ridotto ad una lunghezza di circa due metri ed è messo ad asciugarsi per due mesi, nel bambù fresco c’è una sostanza o un odore che evidentemente i pesci non gradiscono.
I pesci che vengono pescati per uso acquariofilo vanno da 2 a 7-8 cm. Naturalmente i Chromobotia macracanthus più grandi vengono catturati con altri metodi di pesca quali le reti, ma questi vengono mangiati dalla popolazione locale. I macracanthus non sono una fonte significativa di cibo anche se vengono mangiati una volta catturati, ma vi sono altre specie più grandi di pesci che vengono ricercati.
Mikael ha detto che all’inizio dell’alta stagione per i Chromobotia macracanthus, tutti voglio partecipare, persino "anziane signore che possono appena camminare assumono un nuovo stile di vita e si siedono nelle barche, aiutando a svuotare le trappole di bambù".
Bleeker nel 1852 ha descritto il Botia pagliaccio come Cobitis macracanthus. In seguito è stato spostato nella famiglia Botia, in cui è rimasto fino al 2004, quando l’ittiologo svizzero Maurice Kottelat li ha collocati in una loro propria famiglia, Chromobotia. Nello stesso lavoro, la famiglia Botia è stata divisa in quattro famiglie più piccole, oltre a Chromobotia troviamo Yasuhikotakia, dove sono stati spostati i "Mekong loaches", con modesta, sidthimunki ed altri. I “tiger loaches” con tra gli altri helodes e hymenophysa sono stati messi nella famiglia Syncrossus. Sono rimasti nella famiglia Botia i loaches "indiani", per esempio Botia almorhae (Pakistani loach o Yoyo loach) e B. Striata.
Talvolta potrete vedere il nome della specie nella forma macracantha invece di macracanthus, ma in accordo con Sven Kullander del Museo di Storia Naturale Svedese (Swedish Natural history museum) non ci sono dubbi che è la forma macaranthus ad essere corretta.
"Macracanthus in questo caso è un sostantivo (grande spina), così non è cambiato al contrario del nome della famiglia, descritta da Bleeker come Cobitis macracanthus. Siccome Cobitis è femminile avrebbe dovuto usare “macracantha” se avesse inteso trattarlo come un aggettivo (grande spinoso)"
Un grazie riconoscente a Sven per questa spiegazione, con la qual possiamo mettere la parola fine a questa discussione.
I Chromobotia macracanthus sono considerati pesci che vive in banchi, ma piuttosto direi che vivono in gruppo. I pesci litigano fra loro in un modo che i pesci che vivono in un banco "reale" fanno raramente. Questo problema di definizione è probabilmente più di un interesse soltanto accademico. In nessun caso questi pesci dovrebbero essere allevati da soli, in quanto diventano molto insicuri, impauriti ed a volte aggressivi. Sono allevati più adeguatamente in gruppi di 4-5 o più esemplari. Ho letto in parecchi articoli che i Chromobotia macracanthus più anziani possono diventare aggressivi con le altre specie di pesci, ma non ho mai notato questo, potrebbe semplicemente essere che i macracanthus erano stati allevati da soli o in un gruppo troppo piccolo.
I Chromobotia macracanthus crescono abbastanza velocemente da giovanotti, fino ai 7-8 cm., dopo rallentano
in modo cospicuo la loro velocità di crescita. I giovani macracanthus sono pesci vivaci e curiosi
a cui piace venire nella parte anteriore della vasca quando è l’ora di mangiare. La mia esperienza è che
i pesci più vecchi sono un po’ più prudenti e preferiscono se possibile trovare un posto dove
nascondersi.
A volte rimangono fermi e dormono in un modo che dà loro l’aspetto di pesci morti, a volte rimangono
persino fermi sdraiati su di un fianco. Quando si cerca di capire che cosa è successo, il pesce nuota via
come se niente fosse successo. Sono d’altro canto incredibilmente rapidi quando prendono velocità e
sono molto abili nello schivare le pietre nelle correnti molto rapide.
La caratteristica più conosciuta dei botia è che fanno "click". Quando si litigano per il cibo o per il posto migliore nel nascondiglio, emettono un sonoro click, che è facilmente udibile, a volte così forte da far pensare che l'acquario si sia spezzato!
Una grande area del fondo è la cosa migliore. I pesci che vivono vicino al fondo come i cobitidi non hanno l’esigenza di un acquario alto. Il materiale adatto per il fondo è il ghiaino per acquario, con pietre più piccole e più grandi e radici, per dare l’aspetto di un ambiente naturale.
Potete provare con le piante, ma dovete tener conto che potrete subire qualche perdita, in quanto ai Chromobotia macracanthus piace mangiare le piante. Se chiedete ad un macracanthus le Echinodorus e diverse specie di Hygrophila sono molto saporite. Vanno meglio, per esempio, la felce di Giava (Microsorum pteropus) e le Anubias, ed anche la Vallisneria.
La dimensione dell'acquario deve essere compatibile con la dimensione dei pesci, non voglio dare nessuna dimensione definitiva o puntare il dito su qualcuno: in questo caso, usate il buonsenso. Più grande è, meglio è, e questo è valido qui come nella maggior parte dei casi che riguardano gli acquari.
I nascondigli sotto forma di fori e caverne vanno bene, ai pesci piace stare in una caverna ed osservare fuori,
per vedere che cosa sta succedendo. Rimangono vicini felicemente stretti insieme, per cui i fori dovrebbero essere
abbastanza grandi per contenere allo stesso tempo l’intero gruppo. A mio parere si ottiene un aspetto migliore
se i fori vengono fatti con grandi pietre arrotondate e con radici per copiare l'habitat naturale dei Chromobotia
macracanthus, ma ai pesci non importa così tanto che materiali usate. Ho visto utilizzare sia mattoni
che tubi di plastica grigi, che i pesci usano felicemente.
Le radici vuote possono causare problemi. Ne ho avuto una dove uno dei miei pesci aveva deciso di vivere, farlo
uscire fuori era quasi impossibile. Ho dovuto aspettare una settimana prima che si decidesse ad uscire ed io potessi
spostarlo come previsto.
La circolazione dell'acqua e il filtraggio è meglio se vengono regolati un po’ superiori a quanto si farebbe in un acquario standard, in modo da essere sicuri di buon flusso d'ossigeno, non c’è bisogno di nessuna corrente d’acqua forte come quella necessaria in un acquario di Balitoridi (hillstream).
I Chromobotia macracanthus non richiedono valori estremi dell'acqua, saranno eccellenti un pH e KH normali.
D'altra parte si dovrebbe fare attenzione con i cambi d'acqua estremi, questi pesci sono sensibili ai cambiamenti
improvvisi nella qualità dell'acqua. Piccoli e frequenti cambi d'acqua sono la cosa migliore. Io raccomando
di cambiare l’acqua almeno una volta ogni due settimane, preferibilmente più spesso.
La temperatura solitamente raccomandata va dai 25 ai 30°C., in altre parole abbastanza calda. I miei pesci
sembrano preferire 26-28 gradi, anche se possono stare ad una temperatura più alta, non sembrano pensare
che sia così confortevole.
E’ quasi più facile dire quello che i Chromobotia macracanthus non mangiano, piuttosto
che elencare cosa mangiano, sono onnivori.
Le voci che dicono che possono "ripulire" un acquario dalle lumache, è quasi vera. Scrivo quasi,
perché mi sono accorto che non mangiano le lumache della sabbia “Malaysian” (Melanoides
tubercolata), che possono essere riconosciute dalla loro conchiglia a forma di spirale aguzza. Queste
lumache hanno nell’apertura della conchiglia una copertura (l’opercolo) che possono chiudere, ovviamente
questo è troppo duro perché i Chromobotia macracanthus riescano a romperlo!
Poiché sono pesci onnivori e vivono sul fondo, si può contare che mangeranno gli animali che vivono
sul e nel fondo. Oltre alle lumache anche crostacei, vermi e larve, per esempio chironomus, tubifex, è probabile
che siano tutti inclusi nella loro dieta naturale. Nelle acque dolci tropicali solitamente c’è abbondanza
di piccoli gamberi, probabilmente quindi anche questi saranno un alimento importante, così come le verdure,
di tipi differenti.
In altre parole potete alimentare questi pesci con tutti i tipi di cibo, mangime in fiocchi, cibo vivo e congelato
come larve di zanzara, chironomus, mysis, Dafnia, tubifex, ecc. I lombrichi sono squisiti, ma devono essere prima
tagliati in dimensioni adeguate, il che per qualche persona può essere già troppo! artemia salina,
pastiglie di alghe, pellets di diversi tipi, come quello per salmonidi, discus o pesci rossi. Vanno altrettanto
bene i cavolini di Bruxelles, fette di zucca e di cetriolo sbollentati.
Naturalmente il modo migliore di alimentali è di dar loro cibi che affondano, ma se necessario possono andare
nella parte superiore dell'acquario e perfino mangiare sulla superficie mentre nuotano sul dorso. Una dieta
eterogenea e varia è probabilmente la cosa migliore.
Il chironomus è uno dei piatti favoriti dei Chromobotia macracanthus. Un avvertimento, non è insolito essere allergici ai chironomus, quindi se vi sembra di avvertire anche un minimo disagio, per esempio vi prudono gli occhi o si sviluppano delle chiazze cutanee smettete di usare questo alimento.
I Chromobotia sani mangiano molto e spesso, il che spiega l'esigenza di una buona filtrazione. Il loro vorace appetito li porta facilmente ad essere tentati a sovralimentarsi, il che presto porterà ad un peggioramento delle condizioni dell’acqua. Alimentateli con piccole quantità alcune volte durante il giorno, in modo che i pesci non lascino nessun avanzo, il fondo può diventare particolarmente sudicio se li alimentate con pastiglie e wafer, poiché i botia pagliaccio non hanno molte buone maniere a tavola.
Talvolta i Chromobotia macracanthus entrano in una "feeding frenzy” letteralmente una “frenesia d'alimentazione"; significa che si gettano istericamente sul cibo schioccando intensamente. Anche se sono solitamente pesci a cui piace mangiare, quello che accade è qualcosa di completamente differente, sembra come non avessero mai mangiato prima! I miei pesci si comportano così tra Marzo-Maggio e questo può forse avere qualcosa a che fare con il cambiamento stagionale nel loro habitat originario.
Ci sono un paio di cose che si dovrebbero tenere sotto controllo a proposito dei Chromobotia macracanthus.
Il problema più comune è quello dei puntini bianchi, questi pesci sono facilmente
colpiti da questa malattia. Questo accade spesso quando i pesci sono stati allevati troppo al freddo o in pesci
appena comprati dopo il trasporto.
Pesci che sono tenuti abitualmente bene non sono più suscettibili ad ammalarsi di altri; durante i dieci
anni che ho allevato questi pesci, ho visto soltanto una volta un puntino bianco. Per i casi di emergenza tenete
sempre in casa la medicina per l’ictio se acquistate i botia, può salvar loro la vita. L’ictio,
la malattia dei puntini bianchi si cura facilmente, ma può essere una catastrofe se non curato.
N.B.! seguite con attenzione le istruzioni di dosaggio per tutte le medicine, alcune medicine suggeriscono metà del dosaggio normale proprio per i botia, perché possono essere sensibili ad alcuni ingredienti, soprattutto combinazioni con il rame.
La perdita di peso, o malattia del dimagrimento, è inoltre abbastanza comune nei Chromobotia
macracanthus. I sintomi tipici sono la perdita di peso e un comportamento conosciuto come "dorso a
lama di coltello", anche se il pesce è vivace e mangia normalmente.
Questa malattia è più difficile da trattare, è portata da un organismo parassita (spironucleus)
presente nell’intestino, dello stesso tipo che si pensa sia la causa della cosiddetta malattia dei discus.
Ho guarito con successo da questa malattia dei pesci importati recentemente, usando Spirohexol della JBL in pastiglie. Ne ho preso una pastiglia, l’ho schiacciata e l’ho sciolta in meno acqua possibile. Ho usato quindi dei granelli di mangime per discus e li ho impregnati nella soluzione. Sono diventati come una densa poltiglia, poco dopo averli messi a mollo nel liquido. Ho allora alimentato i pesci ammalati con questa poltiglia, dopo una settimana la malattia sembrava sparita. Perché faccia più effetto non bisogna dare nessun altro alimento. Anche il Flagyl (Metronidazolo) aiuta a combattere questa malattia, ma almeno qui in Svezia la prescrizione può essere abbastanza difficile da ottenere.
A parte questo i botia pagliaccio non sono più cagionevoli di altri pesci, le malattie descritte prima
si presentano solitamente in pesci che sono stati stressati durante il trasporto, o che sono stati sottoposti ad
altri fattori di stress come acqua fredda o scarsa igiene dell'acquario.
Non comprate i pesci che sembrano emaciati! I pesci di bell’aspetto raramente sono ammalati. Per citare la
mia amica Elisabeth Hallberg; "il modo migliore per evitare la malattia è di mantenere i pesci in buona
salute".
Ci sono pochi fenomeni nell'hobby acquariofilo che sono oggetto di così tante dicerie ed ipotesi come la riproduzione dei Chromobotia macracanthus. Ogni tanto appaiono articoli o storie di qualcuno che ha "trovato" degli avannotti nel suo acquario, ma non sono state mai presentate foto o altre prove. Questo non vuol dire che tutti i resoconti siano delle invenzioni, ma che a volte dovremmo essere più dubbiosi.
Tuttavia, ci sono alcune caratteristiche comuni che non possiamo ignorare. Si racconta spesso di acquari "dimenticati" in
cui improvvisamente compaiono degli avannotti. Se questo è vero, può significare che i pesci non
hanno bisogno di una forte corrente per deporre le uova.
Altre esperienze vanno però contro questa teoria, leggete più sotto. Purtroppo, mi direte, sarebbe
più semplice se potessimo trovare una ricetta ben precisa di che quello che dovremmo fare.
Ho allevato i Chromobotia macracanthus per circa dieci anni e particolarmente intensivamente negli scorsi
quattro-cinque anni. Ho provato molti modi differenti per incoraggiare i miei botia pagliaccio a deporre le uova,
ma finora senza successo.
Ho tratto alcune conclusioni che forse possono ispirare qualcun altro a risolvere il mistero di questi pesci incantevoli,
così ho pensato di fare qui un resoconto delle mie riflessioni e suggerimenti.
Primo e più importante, se leggete gli articoli su libri o pubblicazioni e in diversi forum in Internet,
troverete spesso la dichiarazione che i Chromobotia macracanthus devono essere molto vecchi e molto grandi
per essere pronti alla deposizione.
Nel complesso è difficile capire come possano essersi diffuse così tanto tali informazioni, riguardanti
una specie che conosciamo così poco. In ogni caso, ho stabilito che questo non è vero!
Secondo uno studio della Danau Sentarum Wildlife Reserve, i pesci sotto gli 8-10 cm. rimangono nelle usuali zone
di pesca durante la stagione delle piogge, mentre gli altri migrano. Considerando la velocità con cui si
sviluppano, possiamo giungere alla conclusione che i Chromobotia migrano per la deposizione dal
loro secondo o forse terzo anno di vita.
Per un incidente (a causa di mio figlio di un anno e mezzo e di alcuni contatti esterni ai filtri nel mio acquario
dei botia) una coppia dei miei esemplari più grandi è morta. Siccome sono un tipo curioso ed uno
dei pesci sembrava piuttosto arrotondato, l’ho aperto. Con mia grande sorpresa era pieno di uova!
I
pesci ora si trovano in alcool al NRM, il Museo Svedese di Storia Naturale a Stoccolma, se qualcuno vuole controllare
la loro taglia; altrimenti potete guardare la foto qui sotto. La femmina gonfia di uova, in alto nella foto, è intorno
ai 10-11 cm. di lunghezza standard (Pinne escluse) e intorno a 15cm. di lunghezza totale, ben lontana dai 30 cm.
di alcuni autori. Quindi non sono necessari pesci enormi perché i macracanthus siano maturi per la deposizione,
perciò non lasciate che questo vi scoraggi dal provare.
I tentativi più controllati che avevo effettuato avevano avuto successo, al punto che avevano avuto come risultato che la femmina era pronta a deporre, questo è ancora lontano dalla riproduzione, ma è già un piccolo passo avanti. Ho cominciato a provare ad imitare un piccolo e largo fiume alla fine della stagione secca, e quindi ho cercato di simulare una "migrazione" verso acque più limpide e fluenti.
L'acquario era di quasi 200 litri, nel quale allevavo dieci Chromobotia fra gli 8 e i 12 cm. Il fondo era costituito da ghiaia e da piccole e grandi pietre. Su uno dei lati corti dell'acquario c’era una "camera di filtrazione" costituita da una striscia di materiale filtrante di 50x40 cm che suddivideva e occupava 20 cm. della lunghezza dell’acquario. Avevo un leggero flusso d'acqua (proporzionalmente, un Fluval 4:, intorno ai 1000l/h, in proporzione leggermente diverso dalla corrente d’acqua di quando si stanno allevando questi pesci.) L'acqua era acqua di rubinetto normale ma con l’aggiunta di un po’ di argilla schiacciata in quanto spesso i fiumi tropicali sono piuttosto fangosi. La temperatura dell'acqua era abbastanza alta, intorno ai 30°C.
Dopo un paio di settimane ho cominciato a cambiare l'acqua torbida, ad abbassare la temperatura intorno ai 27°C. e ad aumentare la corrente dell’acqua. Dopo un altro paio di settimane, quando l'acqua è diventata tutta limpida, ho aumentato ulteriormente la corrente dell’acqua (ora con quattro pompe della stessa potenza) ed aggiunto pignette d'ontano e torba nella camera di filtrazione per ottenere un'acqua più "confortevole". Inoltre ho piantato alcuni Spatyphyllum nel caso i pesci desiderassero un po’ di vegetazione per deporre le uova. In tutto questo procedimento ho alimentato i pesci come un idiota, il che significa che dovevo cambiare la metà dell'acqua almeno due volte alla settimana, forse più, tranne all'inizio quando la qualità dell'acqua supponevo fosse meno scarsa.
Come ho già detto, i pesci non hanno mai deposto le uova e dopo circa un mese è successo l'incidente, come ho segnalato sopra.
Mentre lavoravo a questo articolo ho avuto dei contatti con Per-Erik Lingdell, che lavora sugli insetti che vivono
in acqua corrente, lui è ovviamente molto serio ed ha una grande conoscenza dei meccanismi di questo genere
di habitat e di come appare. Mi ha detto che aveva effettivamente avuto degli avannotti di Chromobotia macracanthus,
ma sfortunatamente non era riuscito a farli sopravvivere. Aveva seguito una procedura simile alla mia, ma aveva
usato un’acqua dalla corrente più forte. Soprattutto aveva un posto in cui l'acqua scorreva veloce
sopra delle pietre più grandi piccole e crede che i pesci avessero deposto lì le uova. Aveva anche
cambiato le condizioni dell'acqua più rapidamente di quanto ho fatto io. Ho cercato di stimolare i miei
pesci per circa un mese prima che fossero vicini alla “zona di deposizione".
Per-Erik era molto informato ed amichevole, come di solito lo sono i “loach people”, gli appassionati
dei cobitidi, ed ho avuto molti suggerimenti e idee dalla mia conversazione con lui.
Dal quanto detto sopra, potete capire che non ci sono andato molto lontano! Ho appena allestito un nuovo e un po’ più grande acquario, intorno ai 300 litri. (a settembre del 2004) dove avverrà il prossimo tentativo di deposizione. Le misure sono 120x60x40, un fondo abbastanza grande ma non molto alto. Nell’angolo del filtro ho fatto un cosiddetto "filtro di Amburgo", dove ci sarà posto per alcune potenti pompe, Fluval 4 o simili. In questo momento soltanto una è in funzione, le sto mettendo in uso una alla volta, per stimolare una corrente più forte dell'acqua. Inoltre ho un piccolo filtro esterno Ecco della Eheim, principalmente per potere usare torba e similari su una base controllata. Tutta l'altra aspirazione del filtro è nella parte interna del filtro ad angolo, immaginate la frustrazione se i pesci deponessero e le uova fossero risucchiate dal filtro!
Ho un alimentatore automatico che distribuisce tre volte al giorno pellets e granuli per discus. Li alimento con
squisitezze come lombrichi e chironomus quando torno a casa di sera, spesso due volte, con un paio di ore in mezzo.
Cerco di fornire una dieta ricca di proteine e grassi, credo che sia necessario per l’eventuale produzione
delle uova.
L'illuminazione è naturalmente temporizzata in modo da coincidere con i miei ritmi, si accende intorno all’ora
di pranzo e si spegne poco dopo la mezzanotte. Al mattino sono troppo stanco ed occupato con la scuola materna
ed altre cose per avere tempo di occuparmi dei pesci.
L'acquario è allestito con ghiaia grossolana, una piccola radice ed alcune pietre più piccole, lo riempirò con molte altre pietre durante "la migrazione a monte del fiume" e forse alla fine abbasserò anche il livello d'acqua per aumentare realmente la corrente dell’acqua.
Ho programmato che questo tentativo di deposizione sarà sullo stesso modello del primo, ma con alcune modifiche.
Per esempio se i pesci non depongono nella corrente forte allora forse deporranno nell'acqua più calma dopo
le piccole rapide. Ho un bel gruppo di otto macracanthus, il più grande è intorno ai 13-14
cm. Il periodo riproduttivo è all'inizio della stagione delle piogge, che comincia a Novembre-Dicembre,
cosicché ho alcuni mesi per preparare l'acquario e i pesci per quello che succederà, e questo credo
mi renderà più facile raggiungere l'obiettivo, seguendo il ritmo naturale dei pesci per il periodo
dell'anno.
Dovremo vedere come va, se funziona state tranquilli che ne sentirete parlare! Altrimenti farò qualche altro
cambiamento, e proverò ancora, ancora e ancora!
Una parte del mio nuovo acquario per i botia pagliaccio, finora ancora arredato piuttosto scarsamente ma verranno aggiunti altri elementi per raggiungere un ambiente adatto alla riproduzione. L'acqua è un po' marroncina a causa dei tannini umici rilasciati dalla torba nel filtro.
Vi ho detto quindi come ho fatto in precedenza e che cosa ho progetto di fare. Noi acquariofili siamo a volte un poco reticenti su quello che stiamo facendo, in particolare se si stanno facendo piccoli esperimenti. No davvero, le vostre esperienze possono essere molto utili per gli altri, si sa che “sbagliando si impara". Potreste pensare che io sia completamente sulla pista sbagliata, ed avere altri pensieri ed idee di come dobbiamo riuscire a convincere questi magnifici pesci a deporre le uova. Bene, potreste anche aver ragione voi!
Non ci sono molte specie di pesci belli, simpatici e divertenti quanto i Chromobotia macracanthus.
Meritano davvero maggiori tentativi di mettere seriamente fine al loro grande mistero!
Un grazie di cuore a: (in ordine alfabetico):

Riferimenti su internet:
Oltre a questo, ho letto ogni cosa che ho potuto trovare sui Cobitidae e i Balitoridae su libri, riviste e su internet negli ultimi 5 anni.
© Ola Åhlander - Bollmora
akvarieklubb
Haninge, Sweden 02 set 2004 (english version 13 ott 2004)
Articoli ed esperienze personali collegati:
Link a sito esterno
Link a documento pdf
Link a foto esterna al sito

Complimenti, amo i botia! Ti auguro di avere l'emozione di vedere l'acquario pieno di piccoli!
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