Trovare in commercio piante alofile (termine che significa "piante che crescono spontaneamente in prossimità di terreni ricchi di sale", dal greco háls, halós = sale, mare + filéo = amare) in commercio, oltre alle rappresentative mangrovie, che del resto sono quasi introvabili, e impegnative nella coltivazione, è praticamente impossibile.
Ci sono comunque molte piante d'acqua dolce, coltivate comunemente in acquario e che in genere si trovano facilmente, che si adattano molto bene alla coltivazione in acqua salmastra, grazie alla loro robustezza ed adattabilità. Anche in natura è abbastanza frequente trovarle in ambienti d'acqua salmastra, colonizzando zone costiere soggette al flusso delle maree, o spingendosi lungo i fiumi fino alla loro foce.
La coltivazione delle piante in acqua salmastra non si discosta molto da quella in acqua dolce: per ottenere buoni risultati, ed avere un acquario simil "olandese", occorre avere un impianto luci ben fornito, e seguire un programma di fertilizzazione completo; si può usare anche l'impianto per la CO2, erogandola naturalmente in modo da non provocare un calo eccessivo del pH.
Se invece ci si accontenta di piante poco esigenti e robuste, si può avere lo stesso un bell'acquario piantumato anche con luce non eccessiva e poca fertilizzazione: come sempre, ogni cosa deve essere proporzionata a tutte le altre, per avere quell'equilibrio che consente all'acquario di "funzionare".
Comunque sia, è sempre meglio allestire l'acquario con le piante usando all'inizio acqua completamente dolce,
dare loro il tempo di ambientarsi dopo il trapianto e di crescere un po', e solo quando il nostro piccolo "biotopo" si
sarà stabilizzato e colonizzato allora si potrà procedere ad aumentare, molto molto gradatamente, la
salinità dell'acqua.
Anche per quello che riguarda i pesci bisogna considerare il caso se sia meglio procedere allo stesso modo, informandosi
su come vengono mantenuti i pesci nel negozio dove andrete a comprarli: ad esempio, i pesci che inserirò nel
mio acquario saranno probabilmente molly e Brachygobius, e parlando
con il mio negoziante di fiducia sono venuta a sapere che non li tiene in acqua salmastra, ma in acqua dolce, in
quanto dice di avere meno problemi con l'ambientamento quando gli arrivano; per cui prima di incominciare a "salare" l'acqua
dovrò non solo inserire le piante, ma anche i pesci, per rendere loro il passaggio all'acqua salmastra il
meno traumatico possibile.
Per procedere in modo graduale, è consigliabile procedere sostituendo settimanalmente una piccola quantità dell'acqua dell'acquario, ad esempio il 5% del volume totale, con acqua mediamente salmastra, dalla densità di 1004-1005, ottenuta sciogliendo in acqua ad osmosi inversa una quantità adeguata di sale marino sintetico di buona marca, e lasciata riposare almeno 48 ore (il sale sintetico ci mette tantissimo a sciogliersi bene!).
In tal modo le piante (e i pesci) avranno modo di adattarsi gradatamente all'aumento di salinità, senza gravi
conseguenze per il loro sviluppo; tutt'al più potrà verificarsi un ingiallimento delle foglie più vecchie.
La densità da raggiungere non dovrebbe discostarsi molto da 1,007 a 25°C, anche se vi sono piante che
sopportano densità anche maggiori; se al contrario si notano segni di sofferenza è sempre meglio abbassarla
lievemente, per non provocare danni difficili da recuperare.
Anche nell'acquario salmastro è necessario tenere sotto controllo i valori di nitrati e fosfati, provvedendo a frequenti e regolari cambi d'acqua ed alimentando con parsimonia i pesci, per non incorrere nel pericolo alghe, che possono proliferare senza problema anche in acqua salmastra.
Nel caso, anche nell'acquario salmastro si possono inserire pesci che aiutano a tenere sotto controllo le alghe, sempre che non si abituino al più sostanzioso e "facile" mangime secco: ad esempio Black molly e Velifere, che sono compagnia ideale per pesci come gli insoliti e bellissimi Pseudomugil signifer, Pseudomugil mellis, Pseudomugil gertrudae e Marosatherina ladigesi (nota anche col sinonimo di Telmatherina ladigesi), nonché per i piccoli pesci ape del genere Brachygobius. Come "mangia-alghe" si possono inserire anche, compatibilmente con gli altri ospiti dell'acquario, molte specie di Caridina, tra cui le japonica, che, anche se in genere preferiscono acque dolci, si adattano sorprendentemente bene anche all'acqua salmastra, anche perchè per loro è il naturale ambiente di riproduzione.
Per il primo piano, possiamo scegliere piante basse come Lilaeopsis carolinensis, Samolus valerandi, Sagittaria subulata, Nymphoides aquatica, Cryptocoryne lingua e le Anubias che rimangono più piccole.
Per la zona centrale e posteriore tutte le piante a stelo e a foglia lunga, ideali le Cryptocoryne più grandi, come Cryptocoryne pontederiifolia, Cryptocoryne moehlmannii, Cryptocoryne ciliata, ma anche Hygrophila polysperma, Bacopa monnieri, Egeria densa, Elodea canadensis, Najas marina, Najas indica. Per le zone laterali e posteriori meno illuminate sono adatte Crinum thaianum, Vallisneria spiralis e Vallisneria americana, inoltre si possono collocare legni e radici su cui abbiano radicato piante epifite come Microsorum pteropus, Anubias, Vesicularia dubyana.
Come piante galleggianti, le cosiddette pleustofite, si possono utilizzare Salvinia e Ceratophyllum demersum.
Qui sotto una carrellata di foto di piante, così come si sono sviluppate in un acquario salmastro; tutte le foto sono di Emiliano Spada.
Clicca sulle miniature per vedere gli ingrandimenti
Al passaggio del mouse sulla foto, apparirà una breve descrizione.
Piante coltivabili in acquari salmastri con una densità fino al 10‰:
Piante coltivabili in acquari salmastri con una densità fino al 15‰:
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