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Acquariofilia Consapevole

L'Acquario come Ambiente Controllato

Mar
11

L’Acquario come Ambiente controllato

Spesso incontro persone che considerano l’acquario una prigione per pesci, ed ovviamente i proprietari d’acquari come persone insensibili che tengono prigionieri degli animali per puro diletto personale. Come mai molti hanno questa idea dell’acquariofilia? Mi viene da pensare, come chi odia i cani al 99,9% la colpa è dei padroni dei cani, che non raccolgono le cacche, che lasciano i cani liberi senza guinzaglio, ecc., così dev’essere anche per l’acquariofilia: se la maggior parte delle persone tengono acquari solo per avere un oggetto decorativo in salotto, o per diletto personale, senza sapere neppure il nome dei pesci che hanno messo dentro, è chiaro che l’immagine dell’acquariofilo che ne viene fuori non è esattamente edificante…

Anche il fatto che quando si dice di “avere” un gatto, un cane, un canarino, un qualsiasi altro animale, si sottintende allevarlo, amarlo, insomma un rapporto affettivo prima di ogni altra considerazione, mentre “tenere un acquario” è considerato un puro “hobby”, un passatempo, svincolato da ogni riferimento all’allevamento amorevole, è indicativo di come venga considerata l’acquariofilia.

In realtà, le motivazioni che dovrebbero spingere ad allevare dei pesci dovrebbero essere quelle di avere un REALE interesse all’allevamento di QUEI pesci, cioè sceglierli accuratamente, valutando quanto si è interessati a loro, se si è in grado di dar loro un ambiente adatto a soddisfare le loro esigenze, sia a breve che a lungo termine. L’acquario non dovrebbe essere una prigione, ma un “ambiente controllato” cioè effettivamente adeguato all’allevamento di quelle particolari specie, di quei particolari pesci che si sono scelti, preferendoli a tutti gli altri. Si dovrebbe avere un reale interesse, un reale amore per i pesci scelti, da sentirsi obbligati ad allevarli al meglio, e questo presuppone una reale conoscenza di quali siano le loro caratteristiche ed esigenze, a partire dalle dimensioni raggiunte da adulti, dall’età a cui possono arrivare, per arrivare ai valori dell’acqua, all’ambiente acquario, ai compagni di vasca.


 
Dic
30

riflessione di fine anno

Ho riletto con interesse questo editoriale di Giorgio Melandri riguardo un tema che mi sta molto a cuore: il tema dell'acquariofilia come semplice passione per un "soprammobile semovente" o come interesse vero e naturale per le creature acquatiche. Ve lo propongo così com'è, meglio io non saprei dirlo:

Tratto dall'editoriale del n. 40/2006 della rivista acquariofilo/ambientalista Hydra:

Quando ho spedito via email il PDF sul reportage relativo al progetto Coralzoo, Claudia Gili, curatore generale dell'Acquario di Genova, mi ha telefonato e mi ha chiesto se potevo sostituire in tutto il testo "cattività" con "ambiente controllato". Poteva sembrare solo un particolare e invece era un contributo importante, l'occasione per una riflessione profonda.
L'Acquario di Genova è nell'immaginario collettivo una struttura contemporanea, percepita in modo positivo e correlata a temi moderni come la biodiversità, la didattica ambientale, la salvaguardia. Tutto questo non è casuale, ma è frutto di una quotidiana relazione con l'esterno che fa riferimento a precise linee guida studiate con intelligenza e capacità e impostate per comunicare in positivo il valore di quella esperienza.
L'acquariofilia è invece più indietro e non riesce ad uscire allo scoperto con i temi giusti e non riesce, ancor prima, ad attivare un confronto interno che la renda comunicabile in modo completamente positivo. Inutile negarlo, siamo filosoficamente ancora fermi alla cattività. L'ambiente controllato, ovvero l'ambiente dove ospitare nelle condizioni ideali piante, invertebrati e pesci, è possibile tecnologicamente, ma è ancora un tema marginale quando comunichiamo. 'cattività' e 'ambiente controllato' non sono sinonimi: la cattività è una costrizione dove il disagio di animali e piante è evidente e gli insuccessi e la mortalità altissimi, dove non si è in grado di riprodurre la proporzione acqua-animali, la corretta alimentazione, il giusto ambiente.
L' ambiente controllato invece presuppone che l'acquariofilo sia informato e conosca le caratteristiche dell'ambiente naturale per ricrearle fino quasi a fare scomparire la differenza con la natura o per decidere di rinunciare ad ospitare un animale. Non credo si possa parlare di ambiente controllato senza conoscenza e quindi senza specializzazione e sensibilità.
L'acquariofilia è passione, questo continuiamo a dirlo, ma non abbiamo cominciato a ragionare sull'idea che per essere moderna l'acquariofilia deve essere anche rispetto, attività naturalistica, conoscenza. E dire che intorno a noi i segnali non mancano, penso ad esempio al divieto di regalare pesci rossi alle giostre, ma noi andiamo avanti così, come se il mondo non ci guardasse. L'acquariofilia, secondo me non a caso, non è considerata un'attività moderna e desiderabile, è vecchia, legata all'idea di cattività, poco spendibile socialmente, poco attenta alla natura e agli ecosistemi naturali e perde terreno diventando un'arte superata.
A noi che ne conosciamo invece le potenzialità non resta che l'obbligo di traghettarla fuori da questa impasse, di darle un supporto filosofico e culturale che la renda appetibile e percepita come positiva, attività e conoscenza desiderabile.
Credo sia difficile, ma non impossibile e la curiosità che suscitano i concetti di "watergardening" e di "coralgardening" me lo fanno intuire.
D'altra parte, parliamoci chiaro, voi ambireste a una vita in cattività? Personalmente, e lo dico per giocare un po' con questo tema e sdrammatizzare, preferirei l'ambiente controllato.

Giorgio Melandri

 
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