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Acquariofilia Consapevole

Considerazioni Acquariofile

Nov
17

Pesci di cattura o di allevamento?

La maggior parte delle persone che si recano in un negozio di animali a comprare dei pesci, in genere lo fa senza cognizione di causa, questo è purtroppo un dato di fatto. Non ha idea che tutti quegli esserini colorati abbia delle proprie esigenze a volte in netto contrasto le une con le altre, che ci siano specie incompatibili, che abbiano bisogno di determinate cure... in quanto tutti pesci, tutti sono adatti a stare nell'acqua del proprio acquario, a rallegrare un angolo del salotto.

Ogni tanto qualcuno legge o sente qualcosa da qualche parte, per caso, e scopre con raccapriccio che quegli esserini colorati non sono apparsi dal nulla nelle vasche del negozio, ma sono stati addirittura rapiti dalla loro verdeggiante giungla asiatica o amazzonica, dove vivevano liberi e felici, per essere rinchiusi in una prigione di vetro... Orrore!! perchè nessuno me lo aveva detto???

Questo è il primo barlume che si accende davanti agli occhi dei poveri incoscienti acquariofili... la prossima volta al negozio, solo pesci d'allevamento, non sia mai!

Ma perchè non esaminiamo un po' più a fondo la questione?
Molte specie vendute nei negozi sono catturate in natura, è vero. I pesci vengono catturati con svariati metodi nei luoghi dove sono nati, imbustati, inscatolati e trasportati in condizioni che dire precarie è poco verso i negozi di tutto il mondo. Alcune stime parlano di un buon 70% di pesci che muore prima di arrivare in negozio. Parliamo di botia, pangio, rasbore, cardinali, e di moltissime altre specie, che in acquario non si riproducono, o che anche se si riproducono è molto più conveniente "economicamente" andarle a prelevare nei luoghi d'origine che fare riprodurre.
Molte altre specie invece vengono riprodotte molto facilmente, per citare quelle più conosciute e diffuse, guppy e platy... ma dove? Pochissimi negozianti hanno pesci riprodotti da loro stessi o da loro clienti che glieli portano, e questi non coprono di certo tutte le richieste...
Entrano qui in ballo le grandi "farm", principalmente asiatiche, enormi stabilimenti in cui in grandi vasconi vengono fatti riprodurre i pesci, da qui vengono pescati, imbustati, inscatolati, e trasportati in condizioni che dire precarie è poco verso i negozi di tutto il mondo. Alcune stime parlano di un buon 70% di pesci che muore prima di arrivare in negozio. Uhmmm.... mi pare di averla già sentita questa storia...

Questo per dire che tra pesci di cattura e pesci d'allevamento non c'è questa grande differenza "etica", tutt'altro. I pesci riprodotti in acquario sono "etici" solo se sono stati riprodotti davvero in un acquario adatto, non in un vascone industriale, da acquariofili appassionati, che dopo aver riprodotto una specie e fatto crescere i piccoli devono ovviamente cercar loro una nuova casa... questi sono i pesci più sani, robusti ed "etici" che potete trovare!

Mi direte, ma tutte le "farm" dove vengono riprodotti pesci a ritmo "industriale" non saranno mica tutte in Asia o Sudamerica... ce ne saranno anche in Italia, no?
In effetti, ce ne sono anche in Italia, certo non grosse come quelle, ma dove, proprio perchè più piccole, vengono usati altri criteri di riproduzione, più rivolti alla "qualità" dei pesci che escono da lì, piuttosto che alla "quantità". E questo dove si riflette, economicamente parlando? Sul prezzo, ovviamente, i pesci di qualità maggiore costano di più di quelli arrivati indeboliti e con il sistema immunitario a pezzi dall'asia e da altri continenti...
Risultato? La maggior parte dei negozianti italiani NON si serve dalle farm italiane, perchè tanto i clienti cercano sempre i pesci che costano meno.


 
Giu
15

Anche i pesci provano dolore

Leggo su Practical FishKeeping che è stato dimostrato scientificamente da studiosi norvegesi e statunitensi che i pesci provano dolore, e che la loro reazione ad esso non è un semplice automatismo ma una coscente ricerca di una via di fuga...

Non dovrebbe essere una scoperta così eclatante, visto che i pesci sono creature viventi, ma la segnalo per chi in fondo non se lo chiede nemmeno, se i pesci possano o meno soffrire...


 
Mar
11

L’Acquario come Ambiente controllato

Spesso incontro persone che considerano l’acquario una prigione per pesci, ed ovviamente i proprietari d’acquari come persone insensibili che tengono prigionieri degli animali per puro diletto personale. Come mai molti hanno questa idea dell’acquariofilia? Mi viene da pensare, come chi odia i cani al 99,9% la colpa è dei padroni dei cani, che non raccolgono le cacche, che lasciano i cani liberi senza guinzaglio, ecc., così dev’essere anche per l’acquariofilia: se la maggior parte delle persone tengono acquari solo per avere un oggetto decorativo in salotto, o per diletto personale, senza sapere neppure il nome dei pesci che hanno messo dentro, è chiaro che l’immagine dell’acquariofilo che ne viene fuori non è esattamente edificante…

Anche il fatto che quando si dice di “avere” un gatto, un cane, un canarino, un qualsiasi altro animale, si sottintende allevarlo, amarlo, insomma un rapporto affettivo prima di ogni altra considerazione, mentre “tenere un acquario” è considerato un puro “hobby”, un passatempo, svincolato da ogni riferimento all’allevamento amorevole, è indicativo di come venga considerata l’acquariofilia.

In realtà, le motivazioni che dovrebbero spingere ad allevare dei pesci dovrebbero essere quelle di avere un REALE interesse all’allevamento di QUEI pesci, cioè sceglierli accuratamente, valutando quanto si è interessati a loro, se si è in grado di dar loro un ambiente adatto a soddisfare le loro esigenze, sia a breve che a lungo termine. L’acquario non dovrebbe essere una prigione, ma un “ambiente controllato” cioè effettivamente adeguato all’allevamento di quelle particolari specie, di quei particolari pesci che si sono scelti, preferendoli a tutti gli altri. Si dovrebbe avere un reale interesse, un reale amore per i pesci scelti, da sentirsi obbligati ad allevarli al meglio, e questo presuppone una reale conoscenza di quali siano le loro caratteristiche ed esigenze, a partire dalle dimensioni raggiunte da adulti, dall’età a cui possono arrivare, per arrivare ai valori dell’acqua, all’ambiente acquario, ai compagni di vasca.


 
Ago
29

Boicotta il colore artificiale

Visto che purtroppo i pesci colorati artificialmente continuano ad essere commercializzati, e con l'evolversi delle "tecniche" di colorimento molte altre specie vengono colorate artificialmente, non più solo gli ormai tristemente celebri Chanda ranga, ho ampliato la pagina del "Boicotta il colore artificiale", aggiungendo una pagina con foto e considerazioni sulle altre specie sottoposte al trattamento, intitolata "Non solo Chanda".
Ora, il mio dubbio è: la maggior parte delle persone che comprano i pesci colorati artificialmente lo fanno inconsapevolmente, perchè, per ignoranza e disinformazione, non sospetta neppure lontanamente che i colori vengano iniettati e non sono naturali... come mai chi li produce pensa che ci sia così tanta richiesta da proporli regolarmente?


 
Ago
11

Siti no

Tra i siti da non prendere in considerazione per allevare i pesci, c'è questo Acquarimania.
Sito commerciale, non troppo accurato (su firefox il layout sballa tutto) che ha delle schede dei pesci buttate giù frettolosamente e non approfondite, spesso, troppo spesso con informazioni sbagliate, del tutto o in parte.
Pesci la cui lunghezza massima viene dichiarata circa la metà di quella che invece è, pesci dal carattere aggressivo consigliati per l'acquario di comunità , svarioni di vario genere (per gli scalari ad esempio c'è scritto: "Adatto ad acquari di comunità , con pesci non troppo piccoli tipo neon, guppy di cui da adulto si ciba volentieri" cioè in pratica si consiglia di allevarli con pesci che poi da grandi si mangeranno...
Nell'articolo sulle alghe oltre a gravi inesattezze, oltre a consigliare di mettere in vasca veleni come l'antialghe, è riportata pure la leggenda che le alghe indicano acqua buona: le alghe verdi indicherebbero acqua buona, quelle filamentose acqua molto buona... immaginatevi cosa avreste in acquario se la vostra acqua fosse ottima! : - )
E che dire della tabella dei valori ottimali in acquario... pagine spese a dire che ogni pesce ha le sue necessità ,  che sono diversi gli uni dagli altri, buttate al vento... secondo loro tutti i pesci possono stare con un pH di 8 al mattino e 8.3 la sera... mi verrebbe da ridere, se non mi venisse da piangere...
Per non parlare dei grandi ciclidi, non li conosco ma un esperto (EC di IHA) dice che consigliare i lombardoi da 180 litri in su e' da criminali (IMHO almeno 500/600 litri), i Vieja synspila assolutamente non in 200 litri. 40 cm. di pesce manco si girano in quei litri...
Insomma, un sito da evitare (per lo meno per quanto riguarda i temi acquariofili, se poi sia conveniente e/o affidabile come negozio online non lo so :-)


 
Feb
29

medicinali cancerogeni

Segnalo anche qui una cosa importante, molto spesso sottovalutata ma che costituisce un problema serio: ho letto su it.hobby.acquari che il verde malachite, un composto chimico usato per curare l'ichthyo, la cosiddetta malattia dei puntini bianchi, è stato tolto dal commercio perchè è un cancerogeno molto pericoloso per l'uomo e con tempi di abbattimento in natura troppo lunghi... il thread è questo (linko perchè in questi giorni su IHA c'è qualche flame di troppo :-).

Il problema in realtà è annoso: le ditte acquariofile, per poter vendere i medicinali nei normali negozi d'acquari, li etichettano come "biocondizionatori" invece che come medicinali, cosa che invece sono. Questo permette loro un vantaggio aggiuntivo: quello di non dichiarare nemmeno genericamente che cosa c'è dentro la boccetta del medicinale "biocondizionatore". Ma tale procedimento è molto pericoloso per l'utente finale, il consumatore, che compra il "biocondizionatore", senza sapere cosa c'è dentro, rassicurato dal nome generico, e che invece si trova in mano dei veri e propri medicinali, che come ogni medicinale andrebbero usati con molta cautela, perchè come si dice "fanno bene da una parte ma fanno male dall'altra".

Io ringrazio Walter Peris, che da quando lo leggo su IHA ha sempre posto l'accento su questo problema. Essendo chimico conosce meglio di altri le proprietà e i pericoli dei vari elementi, e ha sempre avvertito del fatto che molti dei composti usati fossero cancerogeni. Come detto da lui, per evitare rischi inutili è meglio usare questi prodotti con mascherina e occhiali che proteggano gli occhi da schizzi, e con guanti di lattice. E' bene isolare il/i pesce/i da curare in una vaschetta spoglia, perchè in vasche arredata la sua eliminazione totale è più difficile, e naturalmente non bisogna MAI mettere le mani in vasca durante il trattamento.

Naturalmente non è che chi per non essersi informato lo ha fatto rischi la morte all'istante, ci mancherebbe altro, ma in questo mondo siamo già esposti a innumerevoli fonti cancerogene per il nostro organismo, che è meglio evitare tutte quelle che si può :-)


 
Gen
10

Affollamento e maltrattamenti

Antonella mi ha lasciato questo commento in homepage:

oggi ho inserito nel mio acquario 8 neon 2 scalari epesci pulitori di fondo e di vetro ma ho notato che dopo 2 ore l'acqua si è intorbidita ho messo del carbone ma quanto devo aspettare per vedere dei risultati p.s. l'acquario è di 25 l

Spero vivamente che sia uno scherzo di pessimo gusto, perchè se no Antonella si meriterebbe una bella denuncia alla protezione animali... Nella maggior parte dei Comuni Italiani è vietato tenere qualsiasi pesce in vasche inferiori ai 30 litri, che viene considerato il limite per dare una vita dignitosa alle specie più piccole, poi ovviamente uno scalare è già stretto in una vasca da 60 litri... In una vasca da 25 litri ci possono stare qualche caridina, o qualche endler, non i neon che hanno bisogno di nuotare molto e sono territoriali, e tanto meno gli scalari, che vanno tenuti in vasche dai 150-200 litri.

Antonella è perdonata solo se si è dimenticata uno zero e intendeva 250 litri, in 25 litri gli unici risultati che si può aspettare è la morte progressiva ed inesorabile dei pesci che ci ha infilato senza criterio.


 
Gen
8

Botia maltrattati

"Domi" ha lasciato questo messaggio nel guestbook:

dovrei fare una domanda,dv la posso fare??? basterebbero 2 botia in un acquario??? cmq il sito è carino e fatto bn...complimenti!!!

Visto che il guesbook deve servire solo come guestbook, appunto, cioè come "libro delle firme", è inopportuno fare richieste di questo tipo, che vanno fatte in sedi più adatte, come nei vari forum su internet o meglio ancora su it.hobby.acquari, c'è solo l'imbarazzo della scelta.

Comunque, i botia sono tutti pesci di gruppo, che devono vivere in branco, per cui ce ne vogliono minimo 4-5 per farli star bene, ovviamente in un acquario dalle dimensioni adeguate, dai 200 litri in su per botia più piccoli come i lohachata o almorhae, ai 300 litri minimi per i Chromobotia macracanthus ancora giovani.
Acquari più piccoli non sono assolutamente adatti ai botia.


 
Dic
30

riflessione di fine anno

Ho riletto con interesse questo editoriale di Giorgio Melandri riguardo un tema che mi sta molto a cuore: il tema dell'acquariofilia come semplice passione per un "soprammobile semovente" o come interesse vero e naturale per le creature acquatiche. Ve lo propongo così com'è, meglio io non saprei dirlo:

Tratto dall'editoriale del n. 40/2006 della rivista acquariofilo/ambientalista Hydra:

Quando ho spedito via email il PDF sul reportage relativo al progetto Coralzoo, Claudia Gili, curatore generale dell'Acquario di Genova, mi ha telefonato e mi ha chiesto se potevo sostituire in tutto il testo "cattività" con "ambiente controllato". Poteva sembrare solo un particolare e invece era un contributo importante, l'occasione per una riflessione profonda.
L'Acquario di Genova è nell'immaginario collettivo una struttura contemporanea, percepita in modo positivo e correlata a temi moderni come la biodiversità, la didattica ambientale, la salvaguardia. Tutto questo non è casuale, ma è frutto di una quotidiana relazione con l'esterno che fa riferimento a precise linee guida studiate con intelligenza e capacità e impostate per comunicare in positivo il valore di quella esperienza.
L'acquariofilia è invece più indietro e non riesce ad uscire allo scoperto con i temi giusti e non riesce, ancor prima, ad attivare un confronto interno che la renda comunicabile in modo completamente positivo. Inutile negarlo, siamo filosoficamente ancora fermi alla cattività. L'ambiente controllato, ovvero l'ambiente dove ospitare nelle condizioni ideali piante, invertebrati e pesci, è possibile tecnologicamente, ma è ancora un tema marginale quando comunichiamo. 'cattività' e 'ambiente controllato' non sono sinonimi: la cattività è una costrizione dove il disagio di animali e piante è evidente e gli insuccessi e la mortalità altissimi, dove non si è in grado di riprodurre la proporzione acqua-animali, la corretta alimentazione, il giusto ambiente.
L' ambiente controllato invece presuppone che l'acquariofilo sia informato e conosca le caratteristiche dell'ambiente naturale per ricrearle fino quasi a fare scomparire la differenza con la natura o per decidere di rinunciare ad ospitare un animale. Non credo si possa parlare di ambiente controllato senza conoscenza e quindi senza specializzazione e sensibilità.
L'acquariofilia è passione, questo continuiamo a dirlo, ma non abbiamo cominciato a ragionare sull'idea che per essere moderna l'acquariofilia deve essere anche rispetto, attività naturalistica, conoscenza. E dire che intorno a noi i segnali non mancano, penso ad esempio al divieto di regalare pesci rossi alle giostre, ma noi andiamo avanti così, come se il mondo non ci guardasse. L'acquariofilia, secondo me non a caso, non è considerata un'attività moderna e desiderabile, è vecchia, legata all'idea di cattività, poco spendibile socialmente, poco attenta alla natura e agli ecosistemi naturali e perde terreno diventando un'arte superata.
A noi che ne conosciamo invece le potenzialità non resta che l'obbligo di traghettarla fuori da questa impasse, di darle un supporto filosofico e culturale che la renda appetibile e percepita come positiva, attività e conoscenza desiderabile.
Credo sia difficile, ma non impossibile e la curiosità che suscitano i concetti di "watergardening" e di "coralgardening" me lo fanno intuire.
D'altra parte, parliamoci chiaro, voi ambireste a una vita in cattività? Personalmente, e lo dico per giocare un po' con questo tema e sdrammatizzare, preferirei l'ambiente controllato.

Giorgio Melandri

 
Ott
17

Boicotta il colore artificiale

Avevo linkato in tutte le pagine del sito, con le icone dei divieti, le due pagine di Giorgio Perbellini con gli articoli sul colore artificiale iniettato ai pesci e sui Betta splendens in vendita in piccoli vasi con pianta come "tappo"... Però i due articoli di Gege sono scomparsi dal suo sito dopo un restyling, gli ho scritto per sapere che fine avevano fatto ma non ho avuto risposta, così mi è toccato fare due paginette ad hoc...

La prima, quella sul colore artificiale, si avvale del contributo di Walter Peris, riporta infatti un suo approfondito articolo sull'argomento; la seconda si avvale dell'articolo scritto da Giorgio Perbellini stesso, che mi ero salvata sul pc a suo tempo, spero che non se ne abbia a male :-)


 
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