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Acquariofilia Consapevole

Pesci

ogni articolo o post riguardante i pesci
Maggio
6

Riproduzione di Microrasbora sp. "Galaxy"

Un recente arrivo dagli altopiani del Myanmar, Microrasbora sp. Galaxy - Foto

Un recente arrivo dagli altopiani del Myanmar, Microrasbora sp. “Galaxy”
Foto di Michael Pham

Ho riportato nelle pagine dedicate alle Rasbore l'esperienza di riproduzione di Zio Maury, che ha postato su it.hobby.acquari di essere riuscito a farle deporre e a vedere nascere gli avannotti :-)


 
Gen
31

Murene d'acqua dolce

Gymnothorax tile -  Foto di T. Florkemeier (da Fishbase)

Gymnothorax tile - Foto di T. Florkemeier (da Fishbase)

Ancora non ho finito di importare il vecchio sito in Drupal, e già ho inserito nuove pagine :-P
Sollecitata da diverse e-mail che mi chiedevano se era possibile allevare murene d'acqua dolce in 80 litri o giù di lì, ho cercato informazioni su qeste murene, che d'acqua dolce in realtà non sono, ma d'acqua salmastra.

Le vere murene (ci sono anche pesci chiamati così ma che murene non sono) che è possibile allevare in acquario salmastro raggiungono dimensioni ragguardevoli, da 60 cm ai 3 metri a seconda della specie, ci vuole quindi un acquario dai 500 litri in su, non sono pesci per tutti, ma una volta soddisfatte le loro esigenze (potrete leggere come in questo articolo tratto da Aquarticles) si rivelano aniali longevi, robusti e molto piacevoli da osservare.


 
Dic
1

Gyrinocheilus aggressivo

Tratto da it.hobby.acquari:

Kohin
E' normale che il girino passi buona parte del suo tempo ad inseguire gli altri pesci, in particolare i coridoras? E' impazzito?
Giampaolo Natali
Come gli esseri umani anche il tuo gyrinocheilus aymonieri può andare giù di testa :-)
A parte tutto, se lo spazio è poco, il cibo scarso e parecchi rompip***e attorno non è propriamente il pesce più pacifico. Il mio, nonostante condivida 80 litri lordi con altri 3 pesci mangialghe, 4 botia lohacara e 3 pesci rossi, se ne sta abbastanza tranquillo e non rompe le scatole agli altri abitanti più di tanto, per non dire che non le rompe per nulla.
Poi...... può succedere che arrivo a casa e vedo la corrida in vasca :-)
G&E
Normale, almeno per la mia diretta esperienza. Dopo un anno di delirio, ho deciso di regalarlo ad un amico, che a sua volta l'ha regalato ecc. ecc.
E' un gran rompiscatole.
Andrea
Io ne ho uno da 1 anno..è diventato enorme ma è sempre abbastanza pacifico..

Qualche link per conoscere meglio il Gyrinocheilus:


 
Ott
23

Salvataggio riuscito!

Le ultime da it.hobby.acquari:

da GuGu:

Volevo solo rendervi partecipi che sono riuscito a salvare un Carassius!
Dopo che ho introdotto del muschio legato ad una noce di cocco (…ma piu’… pezzi di muschio ovunque… ) ha cominciato a viaggiare storto e non mangiare, cercare il buio e non stare con gli altri e dopo qualche giorno gli e’ comparsa una striscia lunghissimia bianca… dietro.
Terapia d’urto: isolamento in una vasca da 20lt da solo (convive con altri due fratelli identici), niente cibo per 1 settimana, cura di antibiotici, temperatura acqua 1 grado piu’ alta e solo luce ambientale.
Appena si e’ rimesso dritto, occhio sgonfiato e nessuna perdita “strana” ho provato di nuovo a nutrirlo (cura di piselli e verdure) ma non ci provava nemmeno a mangiare e sembrava “triste”. Ho deciso quindi di rischiare e l’ho reinserito e si e’ ripreso subito! Ho seguito una dieta di sole verdure per tutti per qualche giorno, lui per imitare gli altri mangiava ma poi sputava palline masticate e tritate! Adesso sono passati 15 giorni e’ sta’ meravigliosamente bene.
E’ proprio vero che vogliono stare in compagnia!


 
Set
6

Yasuhikotakia sidthimunki: Riproduzione Riuscita!

Acquario degli Yasuhikotakia sidthimunki - Foto di Mark Duffil (Loaches Online)

L'acquario degli Yasuhikotakia sidthimunki - Foto di Mark Duffil (Loaches Online)

Articolo eccezionale, che documenta la prima riproduzione al mondo di Yasuhikotakia sidthimunki in acquario coronata da successo.

Allestimento dell’acquario ad hoc, tenerli in grande gruppo, aggiungere foglie di Terminalia catappa, fare cambi con acqua più fredda: sembrano questi gli ingredienti che nell’acquario di Mark Duffil hanno portato alla loro riproduzione, e alla sopravvivenza di ben 6 piccoli, nonostante la presenza di tanti altri adulti e di altri pesci.

La sua esperienza, e le modalità di allevamento dei sidthimunki, tenuti nel pieno rispetto del loro stile di vita preferito, devono essere di esempio per tutti coloro che si apprestano ad allevare dei botia.

I sidthimunki prima che il governo tailandese prendesse provvedimenti contro la loro cattura indiscriminata correvano seri rischi di estinzione, ed il fatto che sia possibile arrivare ad una loro riproduzione in acquario naturale, senza ricorrere ad induzione ormonale, è di grande aiuto alla loro sopravvivenza e alla conoscenza della riproduzione dei botia in generale.


 

Paracheirodon axelrodi (Cardinale)

Paracheirodon axelrodi - Foto di Peter e Martin Hoffmann (FishBase)

Paracheirodon axelrodi - Foto di Peter e Martin Hoffmann (Fishbase)

Classificazione, notizie utili, allevamento e riproduzione in acquario di uno tra i più conosciuti pesci d'acquario, il Cardinale.
Come si può notare raffrontando questo articolo con quello paritetico sui Neon, la principale differenza tra questi due pesci quasi identici è la temperatura a cui vivono: mentre i Neon preferiscono temperature più basse, dai 20 ai 25°C, i Cardinali preferiscono temperature molto più alte, dai 24 ai 28°C, e bisogna tener conto di questo nel scegliere gli uni o gli altri, e i loro coinquillini.

CLASSIFICAZIONE 

La classificazione del Cardinale non è stata affatto semplice ed indiscussa, perciò l'intera vicenda merita di essere raccontata. La scoperta scientifica del pesce risale al 1952; allora il prof. Sioli, limnologo all'epoca impegnato presso l'istituto nazionale brasiliano per ricerche sul Rio delle Amazzoni e sul suo vasto bacino, ebbe la fortuna di averne qualche esemplare. Si trattava di alcuni pesciolini raccolti in un ruscello presso il villaggio Icana, nella parte superiore del bacino del Rio Negro. Gli esemplari raccolti e conservati furono sistemati in un pacchetto e inviati al prof. Ladiges, noto ittiologo tedesco, presso il museo zoologico di Amburgo. Il pacchetto però non giunse mai a destinazione; evidentemente i disservizi postali non sono una "invenzione" né degli ultimi anni né esclusivamente italiana!

Nel 1956 finalmente alcuni esemplari (provenienti da Manaus) arrivarono ad alcuni studiosi americani; ne vennero inviati pressoché contemporaneamente a G.S. Myers e S.Weitzmann di Stanford ed a L.P. Schultz di Washington. Gli studiosi, lavorando per proprio conto e senza alcun contatto, pubblicarono, nello stesso 1956, due autonome descrizioni:

Schultz come Cheirodon axelrodi, Myers & Weitzmann come Hyphessobrycon cardinalis. Ne venne fuori una "querela" che richiese l'intervento della Commissione Internazionale per la nomenclatura zoologica che, già nel 1957, riconobbe validità alla descrizione di Shultz, perché prioritaria: era stata pubblicata con un paio di settimane di anticipo sull'altra, ridotta al rango di semplice sinonimo. È questa la ragione per la quale la corretta denominazione scientifica è Cheirodon axeirodi Shultz, 1956 scritto senza alcuna parentesi per il nome del suo scopritore. Queste ultime, infatti, vanno aggiunte solo quando successive revisioni modificarono l'attribuzione "spostando" il pesce da un genere all'altro: si è già visto, ad esempio, per il Neon, come da Hyphessobrycon innesi si sia passati a Paracheirodon innesi il che obbliga appunto, secondo le convenzioni internazionali, a porre nome del primo descrittore e data della descrizione stessa tra parentesi: (Myers, 1936).

Torniamo a Cheirodon axelrodi: nonostante la "vittoria" di Schultz fu invece il sinonimo ad affermarsi per primo tra gli acquariofili, tant'è vero che il nome comune della specie è "Cardinale", da Hyphessobrycon cardinalis; con questo nome, sostanzialmente scorretto, il pesce è stato identificato per anni; ancora nel 1970 una scheda pubblicata sul n° 2 della rivista "Aquarium", allora appena fondato, dava per buona la descrizione di Myers e Weitzmann. Negli ultimi vent' anni, invece, si è tornati finalmente alla scelta formalmente giusta, oggi indiscussa.

Qualche spiegazione sul "significato" di questa denominazione; Cheirodon è tratto dal greco antico: "cheir" sta per "mano" e "odon" significa "dente". La parola è composta sulla base della particolare forma (a "mano") dei denti di questi pesci. Il nome specifico axelrodi è stato invece scelto in onore dell'ittiologo americano H. Axelrod.

DESCRIZIONE

Corpo slanciato con pinne piccole e trasparenti. Bocca terminale, di piccole dimensioni. Occhi relativamente grandi.

La colorazione: dorso marrone rossastro, fascia centrale rifrangente blu-verdastra dalla bocca sino al peduncolo caudale sotto la quale, sui fianchi, è presente un'ampia fascia rossa brillante che si estende su tutto il corpo (nel Neon invece comprende solo la parte posteriore del corpo). Zona ventrale argentea.

DIMORFISMO SESSUALE

Ancora meno pronunciato che nel Neon, durante la giovinezza. In fase di maturità sessuale, invece, le femmine sono abbastanza visibilmente più tozze.

In natura

Sull'habitat in natura del Cardinale ho una buona quantità di notizie, grazie ad un pregevole lavoro di Rolf Geisler che "Aquarium" ha pubblicato nel 1972. L'autore, partendo da Manaus, da dove erano arrivati negli USA gli esemplari per le prime descrizioni, ha visitato parte del bacino amazzonico proprio alla ricerca di informazioni sul Cardinalis riferendo particolari di buon interesse.

In primo luogo Geisler ha constatato che la zona di maggior diffusione è quella a nord e a ovest della confluenza del Rio Branco: in sostanza la "fetta" tra i fiumi Jufari, Demini e Itù, caratterizzata da enormi foreste alluvionali, quelle che in Amazzonia, con termine indigeno, si definiscono Igapò, con suolo perennemente intriso d'acqua. Nel periodo delle piogge (dicembre-maggio) il livello dell'acqua sale in maniera abnorme sino a raggiungere la chioma degli alberi! Geisler ha trovato i suoi primi esemplari nell'Igape de Parica, un fiumicello nei pressi del villaggio di Parica, nell'I gapò del bacino del Rio Jufari. Questo corso d'acqua, racconta l'autore, è profondo non più di 40-60 cm con temperatura intorno a 28°C e con acqua brunastra, anche per la presenza di un letto pressoché ininterrotto di foglie morte depositate sul fondo.

Questo il posto del primo ritrovamento. L'area di maggior diffusione, sempre secondo Geisler, è invece nella zona di foresta alluvionale (Igapò) nei pressi del Rio Itù tra i grandi fiumi Demini e Padauri: quì sono presenti numerose paludi, grandi e piccole. L'acqua è povera di minerali; sono presenti invece in quantità sostanze umiche. Ne consegue che siamo di fronte ad acque tenere ed "acide". La temperatura, sempre secondo i rilievi fatti da Geisler, è relativamente alta (quasi costantemente su 26°C) e con escursione termica giorno-notte pressoché insignificante. In più ed è la cosa che più sorprende chi l'ascolta per la prima volta, le acque di origine del Cardinale sono povere di vegetazione sommersa: l'autore ad occhio nudo non ne ha mai osservata, secondo lui per il fatto che la colorazione ambrata dell'acqua riduce la penetrazione della luce appena al 16% a 50cm di profondità e addirittura a zero a 150 cm. Per la riproduzione in natura, infatti, vengono sì utilizzate piante, ma solo quelle che rimangono sommerse durante la stagione delle piogge.

In linea generale i Cardinali sembrano dunque preferire acque basse, in grandi paludi pressoché stagnanti. Qui si muovono a piccoli branchi compattatati dalla livrea. Questo spiega peraltro anche la colorazione brillante, utilissima all'individuazione intraspecifica in ambienti scarsamente luminosi. Il danno conseguente alla vistosità (maggior rischio di esporsi a predazione) è compensato dal vantaggio del branco che può sfuggire a qualsiasi attacco sacrificando al più pochi membri, un danno sopportabile nella logica della conservazione della specie. La notte, quando i pesci non hanno la necessità di muoversi tutti insieme, la colorazione sbiadisce al punto che l'acquariofilo che accenda la luce all'improvviso può avere l'impressione che i pesci siano malati. Il fenomeno è comune a Cardinale e Neon. Un'ultima osservazione: secondo H.W. Schwartz il Cardinale compirebbe anche una certa migrazione spostandosi, nella stagione delle piogge, nei corsi inferiori dove meno si sente l'influsso della gran massa d'acqua che fa aumentare la corrente. Lo spostamento dipenderebbe anche dal fatto che l'acqua pluviale trascina via lo strato di foglie tra le quali i pesci cercano cibo.

In acquario

"Nessun pesce fece sensazione (cito l'inizio dell'articolo di Geisler pubblicato nel 1972) come il Cardinalis la prima volta che fu importato. In Germania comparve per la prima volta nel 1958 e in Italia, aggiungo io, non molto dopo.

Dai primi anni '60 ad oggi la popolarità di questa specie è stata indiscussa; si tratta in assoluto di uno dei pesci più apprezzati dagli acquariofili anche se qualche residua difficoltà di acclimatazione e la non facilissima riproduzione (quindi anche il prezzo un po' più alto rispetto al Neon) non lo pongono ai vertici nella classifica dei pesci più venduti. Un tale primato del resto, lo ricordo, spetta proprio al Paracheirodon, assai simile nell'aspetto.

La vasca per i Cardinali deve tenere conto delle acque di origine del pesce (ancor oggi in buona parte catturato in natura, per le già ricordate difficoltà di riproduzione) che sono a durezza quasi completamente assente e con pH intorno a 5,5. La sua notevole adattabilità gli consente in verità di vivere bene anche con pH sino a 7,8 e durezza sino a 20°dGH, ma occorre prestare attenzione nella fase di acclimatazione. Sul piano pratico è necessario informarsi sull' origine dei nostri pesci che possiamo sistemare in acqua non trattata in alcun modo (di rubinetto) se vengono da allevamenti in cattività e che invece dobbiamo gradualmente ambientare, partendo da condizioni analoghe a quelle naturali se sono stati catturati in natura.

L'acquario può essere anche non grande (50 litri), preferibilmente con pH intorno a 6,5, dGH sui 20°, temperatura circa 25°C. La vegetazione andrebbe sistemata prevalentemente sulle pareti laterali e sul retro del contenitore, con ampi spazi liberi per il nuoto. Materiale di fondo scuro e illuminazione non troppo intensa ne esaltano i colori. È indispensabile allevarne un piccolo gruppo a somiglianza delle condizioni naturali. Ricordiamoci, infine, che il pesce non ha bisogno di particolari nascondigli: al più si cela tra le piante, ma se qualche esemplare lo fa troppo spesso, isolandosi dal gruppo, può essere sintomo di una situazione di malessere, ed il pesce è in tal caso da tenere sotto stretto controllo.

Un "mistero"

Tutte queste osservazioni, e quelle di Geisler in particolare, per quanto interessantissime, non rappresentano ancora uno studio complessivo e completo sulla biologia di Cheirodon axelrodi in natura. Sono tante le questioni ancora da chiarire e c'è persino un piccolo "mistero": i pesci catturati durante il viaggio citato misuravano tra i 22 e i 27 mm, vale a dire meno di quelli abitualmente allevati in acquario e d'altra parte sembra che nessuno degli esemplari sin qui catturati in natura raggiunga la taglia di quelli d'allevamento.

Perché? Tante le ipotesi, a volte anche fantasiose. La più attendibile sembra essere quella che vuole dimensioni ridotte a causa di carenze alimentari e anche di una certa "stagionalità" della specie, che si riproduce durante il periodo delle piogge ma potrebbe non sopravvivere, almeno un'ampia parte della popolazione, alla successiva riduzione delle acque con conseguente carenza di cibo. Ipotesi, e niente altro, almeno per ora. E' certo comunque che i "nostri" Cardinali hanno taglia maggiore rispetto a quelli in natura e che sopravvivono più a lungo.

L'alimentazione

Abbiamo già avuto modo di osservare che in natura il Cardinale si nutre di animaletti che trova tra le foglie sul fondale delle paludi e dei corsi d'acqua nei quali vive. È quindi specie essenzialmente carnivora. In acquario accetta di tutto, ma sono particolarmente indicati per il suo benessere Artemia (anche naupli) e dafnie (anche naupli) o altri piccoli animaletti vivi.

La riproduzione

Per quel che riguarda la riproduzione seguo soprattutto le indicazioni di Richter, autore d'un lavoro prezioso per chi, neofita o esperto, voglia cimentarsi nella... moltiplicazione dei pesci d'acquario.

Una deposizione di uova, va subito detto, è ottenibile anche nella vasca d'allevamento, purché il pH sia appena al di sotto della neutralità. Difficilmente però in queste condizioni si otterrà la schiusa e comunque gli avannotti finiranno inevitabilmente predati. Di gran lunga preferibile allora predisporre una vasca speciale appositamente per la riproduzione: può bastare un acquario da una decina di litri riempita con 5 litri di acqua distillata o demineralizzata, da lasciare del tutto priva di arredamento, anche di piante. Si consiglia, per poter più facilmente individuare le uova, di dipingere il vetro di fondo (dall'esterno, naturalmente!) di nero.

Si può, come è ovvio, decidere di allevare una sola coppia per volta oppure di allestire una "batteria" di vasche, secondo le esigenze e le... ambizioni del singolo acquariofilo. Il modo di procedere in ogni caso non cambia. La vaschetta, ho detto, viene riempita con acqua demineralizzata; durezza dunque vicinissima allo 0. Il pH invece può oscillare tra 5,5 e 6, mentre la temperatura dovrebbe essere regolata sui 24°C con tolleranza sino a 27°C.

Prima di dare il via alla stagione riproduttiva, è bene tenere maschi e femmine separati per almeno un paio di settimane perché questo, come anche per molti altri pesci, sembra rafforzare la possibilità di successo. Non dovrebbero anzi essere scelti esemplari provenienti dalla vasca comune d'allevamento, perché qui potrebbero già essersi verificati accoppiamenti e potremo avere esemplari inefficienti per i nostri scopi. Un consiglio pratico: studiamo attentamente i pesci nella vasca comune per distinguere con sicurezza i sessi. Poi separiamo le femmine, una per ogni vasca destinata alla riproduzione, introducendo invece i maschi, tutti insieme, in un contenitore loro dedicato. In questa fase potremo già raggiungere le condizioni chimico-fisiche migliori per la riproduzione. Dopo un paio di settimane di "isolamento" potremo aggiungere un maschio per ciascuna femmina; se avremo scelto delle "lei" ben gonfie di uova, cominceranno subito i giochi amorosi, solitamente abbastanza vivaci soprattutto con maschi che sono stati tenuti "a riposo", come qui consigliato.

Se, come è bene fare, i maschi saranno stati introdotti nelle prime ore del mattino, già la notte seguente potrebbe esserci l'accoppiamento. In ogni caso la deposizione, quasi sempre di notte, ci sarà nel giro di 3 o 4 giorni. Se ciò non fosse, conviene senz'altro cambiare uno dei riproduttori (prima il maschio) o, nei casi limite, entrambi. Se proprio non funziona,

accertiamoci che l'acqua sia quella "giusta".

I giochi amorosi: il maschio all'inizio nuota intorno alla femmina cercando di toccarla con la bocca sul dorso a ritmi sempre più rapidi. "Lei" all'inizio nuota come se niente fosse, poi però si ferma e lui si avvicina, sul fianco, per poi allontanarsi. Questa sorta di accoppiamento "simulato" si ripete diverse volte, sino a quando i partner non continuano a nuotare fianco a fianco un po' più a lungo per poi spostarsi rapidissimi verso la superficie, con tale velocità che solo una ripresa fotografica o cinematografica consente di "decifrare" al dettaglio le varie fasi.

Nel punto più alto della corsa verso il pelo dell'acqua il maschio si pone ad anello intorno alla femmina, quasi volesse abbracciarla, ed in quel preciso momento l'uno e l'altra espellono i rispettivi prodotti sessuali per poi separarsi con altrettanta rapidità. In ognuno di questi accoppiamenti vengono espulse una trentina di uova e l'intera sequenza si ripete più volte sino ad un totale che può arrivare anche oltre le 300 uova.

Tutto questo, dicevo, avviene prevalentemente di notte. Chi non volesse privarsi dello spettacolo, per quel che si riesce a vedere ad occhio nudo, potrà tranquillamente utilizzare per illuminare la vasca una lampada a luce rossa piuttosto scura, di quelle che usano i fotografi nella camera oscura; la visibilità non sarà perfetta, ma sufficiente per consentire di seguire le "danze" dei due riproduttori. Al mattino va innanzi tutto controllato il ventre della femmina: se è sgonfio e quasi incurvato, allora la deposizione è già avvenuta; ma le uova possono esserci pure se lei ne ha ancora altre nel ventre, visto che il "parto" non avviene in un'unica soluzione. Il cono di luce di una torcia rivolta verso il fondo nero della vasca ci consentirà di accertare se sono state o no deposte: le uova sono piccole e trasparenti, con sfumature marroni. Se ci sono, conviene togliere subito i partner, da sistemare separati in vasche d'allevamento, anche con normale acqua di rubinetto. Lei, se ha ancora il ventre gonfio, può essere unita ad un altro maschio in una diversa vasca per continuare la deposizione.

Appena tolti i genitori è opportuno togliere anche parte dell'acqua (con estrema cautela per evitare di aspirare le uova) per arrivare ad un livello di circa 5 cm. L'acidità dell'ambiente di riproduzione è normalmente sufficiente a tutelare le uova che, dopo circa 22 ore, si schiudono. Da questo momento si procede con aggiunte quotidiane di acqua nuova, non trattata (di rubinetto, ma lasciata "riposare" per qualche ora), in modo da abituare gradualmente gli avannotti all'ambiente di allevamento ed anche perché in acqua troppo acida i naupli di Artemia o Cyclops, che dovranno essere somministrati come cibo vivo, morirebbero troppo presto inquinando l'acqua e comunque non vivendo abbastanza da poter essere mangiati dalle larve.

Gli avannotti nuotano liberamente dopo 5 giorni circa dal momento della schiusa e solo da questo momento deve iniziare la somministrazione di alimenti. Va servito cibo vivo (preferibilmente naupli piccolissimi o Rotiferi) e in quantità non eccessiva, una sola volta, al mattino. Di sera è bene controllare che non sia "avanzato" nulla, perché gli animaletti vivi somministrati potrebbero crescere in fretta ed essere persino pericolosi per gli avannotti oppure, morendo (nel caso, ad esempio, dei naupli di Artemia), potrebbero danneggiare la "qualità" dell'acqua di allevamento.

A proposito della qualità dell'acqua facciamo un passo indietro: se la coppia introdotta nella vaschetta per la riproduzione non deporrà le uova già nel corso della...... prima notte, sarà pur necessario nutrirla. In questo caso lo si deve fare con parsimonia estrema, meglio se con cibo vivo: un solo vermetto al giorno per ciascun esemplare e non di più. L'acqua deve restare la migliore possibile, ad ogni costo.

Può sembrare difficile, ma in realtà è più complicato da raccontare che da mettere in pratica.......


Scrivimi

Pagina creata il 11 giugno 2009

Ultimo aggiornamento il 13 giugno 2009

 

Paracheirodon innesi (Neon)

Paracheirodon innesi - Foto di JJPhoto (FishBase)

Paracheirodon innesi - Foto di JJPhoto (Fishbase)

Classificazione, notizie utili, allevamento e riproduzione in acquario di uno tra i più conosciuti pesci d'acquario, il Neon.
Come si può notare raffrontando questo articolo con quelo paritetico sui Cardinale, la principale differenza tra questi due pesci quasi identici è la temperatura a cui vivono: mentre i Neon preferiscono temperature più basse, dai 20 ai 25°C, i Cardinali preferiscono temperature molto più alte, dai 24 ai 28°C, e bisogna tener conto di questo nel scegliere gli uni o gli altri, e i loro coinquillini.

CLASSIFICAZIONE 

La specie è stata descritta nel 1936 da Myers il quale la ascrisse al genere Hyphessobrycon dedicandola all'ittiologo statunitense William T. Innes. Una successiva revisione, operata nel 1960 da Géry, ha portato ad escludere, per la particolare conformazione dei denti, che la specie possa appartenere al genere Hyphessobrycon, ragion per cui è stato creato il nuovo genere Paracheirodon (= simile a Cheirodon) lasciando immutata la denominazione specifica. Molti tra gli acquariofili meno giovani continuano comunque ad utilizzare il vecchio nome, anche perché la revisione ha tardato ad affermarsi, almeno sino alla metà degli anni '60, mentre oggi non c'é più in proposito alcuna discussione. La famiglia di appartenenza è quella dei Caracidi (Characidae). Per completezza di informazione aggiungo anche, risalendo nella "scheda" di classificazione: sottordine Characoidei; ordine Cypriniformes. Può bastare, salvo ricordare che secondo alcuni autori tra la famiglia Characidae ed il genere Paracheirodon va considerata pure la sottofamiglia Cheirodontinae.

DESCRIZIONE 

Per quanto perfettamente convinto della inutilità della descrizione di un pesce universalmente conosciuto, dedico egualmente qualche rigo all'argomento, anche per consentire eventuali confronti con l'aspetto esteriore di Cheirodon axelrodi del quale parlerò più avanti. Il Neon ha corpo abbastanza fusiforme, leggermente schiacciato nella parte posteriore ed è lungo pochi centimetri: non più di 3 o 4. La bocca è piccola ed in posizione dorsale. Gli occhi invece sono relativamente grandi. La colorazione: dorso verde oliva con una fascia verde-blu luminescente al centro del corpo per quasi tutta la sua lunghezza. Al di sotto di questa fascia, dal centro sino al peduncolo caudale, è presente una larga fascia di colore rosso brillante, mentre il ventre è biancastro o argenteo. Le pinne sono trasparenti ed è presente anche una piccola pinna adiposa.

DIMORFISMO SESSUALE

Il dimorfismo sessuale non è evidente; la femmina tuttavia ha corporatura più robusta e ventre tondeggiante.

In natura

Il Neon vive, in natura, nella parte superiore del vasto bacino del Rio delle Amazzoni, in branchi anche piuttosto ampi. La gran parte se non la totalità dei pesci oggi allevati in acquario sono però riprodotti da generazioni in cattività, in particolare negli allevamenti asiatici. Forse proprio per questo non sono disponibili, o almeno non ne sono a conoscenza, studi specifici sul suo comportamento nell'habitat naturale.

In acquario

Ci può dar soccorso quel che si è appreso in anni e anni di allevamento in cattività: si tratta di una specie vivace ma del tutto pacifica, che va allevata in gruppi abbastanza numerosi, eventualmente in compagnia di altri pesci pacifici e di taglia minuta. Sconsigliabile l'allevamento con pesci di grossa taglia.

[N.d.R. - In realtà ci sono molti resoconti di scalari che, nonostante fossero cresciuti con i neon, all'improvviso hanno scoperto che erano cibo e se li sono mangiati, per cui se evitate questo abbinamento è meglio :-).
Per quanto riguarda i Discus, a parte che con loro sterebbero meglio i Cardinali, che sopportano temperature più alte, potrebbero soffrire la competizione alimentare contro i neon, molto più veloci di loro nell'accapparrarsi il cibo.]

Con Scalari e Discus può convivere, purché siano tenuti insieme sin da piccoli: crescendo uniti ai Neon, gli Scalari non li attaccheranno mai. In caso contrario potrebbero tranquillamente cibarsene.

Ad un piccolo gruppo si può riservare una vasca anche di ridotte dimensioni (intorno ai 40 litri di capienza), con pH intorno a 6,5 anche 7, durezza tra 5 e 15° dGH e temperatura non troppo alta. L'ideale per i Neon (e proprio per questo c'è chi dice che non si tratta di una specie propriamente "tropicale" ) è un'acqua tra 20 e 24°C, e per la riproduzione, anzi, come vedremo più avanti, è preferibile il livello ancor più basso.

L'arredamento dovrebbe prevedere fondo con colorazione piuttosto scura ed una fitta vegetazione lungo la parete posteriore e su quelle laterali della vasca con ampi spazi liberi al centro per il nuoto. Qualche legno di torbiera completerà efficacemente il tutto, con utilità anche sul piano delle condizioni dell'acqua per via delle sostanze che lentamente il legno di torbiera "cede" all'acqua. Per la stessa ragione può essere utile l'uso di torba nel filtro.

L'illuminazione non dovrebbe mai essere eccessivamente intensa e si può eventualmente "schermare" con piante galleggianti.

Indispensabile un buon sistema di filtraggio e frequenti cambi dell'acqua: questa pratica (sostituire ogni 7-15 giorni un 10% del contenuto della vasca con acqua "nuova" e in analoghe condizioni fisico-chimiche) è tra le più trascurate dagli acquariofili. Eppure è solo questo il "segreto" per allevare pesci sani, robusti e capaci di riprodursi!

Ancora una considerazione: i migliori risultati sul piano estetico col Neon si ottengono o in una piccola vasca tenendo solo questa specie oppure in un acquario relativamente grande allevando un congruo numero di questi pesci insieme ad altri branchi di Caracidi, fatto salvo naturalmente il gusto di ciascun acquariofilo. Ognuno può legittimamente preferire altre soluzioni purché in accordo con il rispetto per le condizioni d'allevamento necessarie alla specie.

L'alimentazione

Paracheirodon innesi è onnivoro: in acquario può essere nutrito con qualsiasi alimento minuto, tra quelli di produzione industriale o cibi vivi. Importante, come sempre, offrire una dieta variata, mentre alcuni autori consigliano anche l'uso di cibi che stimolino lo sviluppo della colorazione.

La riproduzione

Vedremo più avanti che Cheirodon axelrodi deve essere riprodotto in acqua completamente demineralizzata, a durezza zero o quasi. Il Neon per fortuna non ha esigenze altrettanto drastiche, ma anche per lui occorre acqua comunque tenera (dGH tra 2 e 5°) con pH tra 5 e 6 e temperatura (l'ho già accennato) intorno a 18-20°C. Basterà in altre parole decalcificare la normale acqua d'allevamento e aggiungere un po' di acqua demineralizzata.

La vaschetta per la deposizione va preparata così: una griglia sul fondo (una rete in plastica atossica ben fissata alle pareti) che consenta il passaggio delle uova e non quello dei riproduttori, distanziata di un centimetro o due dal vetro di base. Su questa griglia sistemiamo un ciuffetto di Vesicularia dubyana, conosciuta tra gli acquariofili come "muschio di Giava". Non appena avremo iniziato a preparare l'ambiente per la riproduzione conviene catturare i pesci destinati all'accoppiamento e tener separati qualche giorno i maschi e le femmine.

Dopo di ché i partner prescelti vanno messi insieme nella vasca da riproduzione nella quale non dovranno essere mai nutriti, per evitare qualsiasi rischio di inquinamento. Se si immettono alla sera, quasi certamente l'accoppiamento ci sarà il mattino seguente. Il maschio "avvinghia" la femmina mentre la coppia si muove dal fondo verso la superficie, ed è in questo momento che vengono espulsi i prodotti sessuali. Ognuno di questi rituali si conclude con la deposizione di una ventina di uova, che saranno salvate dall'aggressione dei riproduttori cadendo sotto la griglia. Il tutto si ripete più volte sino a quando le uova deposte non sono un centinaio e comunque non più di 200.

A questo punto vanno tolti i riproduttori (quando la femmina ha ventre "sgonfio"). Un tempo si consigliava di oscurare la vasca, perché si riteneva che le uova fossero fotosensibili a tal punto da essere irrimediabilmente danneggiate anche dalla minima quantità di luce. Esperienze più recenti fanno ritenere eccessiva una tale precauzione. E' bene tuttavia non corredare la vasca d'allevamento con alcuna illuminazione artificiale (basterà la luce diffusa del giorno) almeno sino a quando gli avannotti non saranno già dei piccoli Neon, tali e quali ai loro genitori, salvo che per la taglia.

Torniamo alle uova: la schiusa avviene dopo 24 ore o non molto di più. Appena dopo la deposizione conviene (come dirò meglio più avanti parlando del Cardinalis) ridurre il livello del liquido e poi procedere a quotidiane piccole aggiunte di acqua con parametri chimico-fisici simili a quelli presenti nelle vasche d'allevamento. Dopo circa 5 giorni gli avannotti avranno consumato il loro sacco vitellino e cominceranno a nuotare liberamente. E' questo il momento nel quale si deve cominciare a fornire cibo. Inizialmente deve essere necessariamente vivo: l'ideale sono Parameci e Rotiferi, ma anche naupli di Artemia appena schiusi ci consentiranno di ottenere buoni risultati

Particolarità

Vale la pena di sottolineare che, a dispetto dell'aspetto minuto, Paracheirodon axelrodi è un pesce abbastanza robusto e molto longevo, può vivere in acquario anche 8 o 10 anni. Proprio per questo conviene scegliere per l'acquisto unicamente esemplari esenti da ogni malattia e fisicamente in buone condizioni (forma, colore, vivacità, ecc.). Lo dico perché, purtroppo, non sempre i pesci provenienti da allevamenti orientali sono di "qualità" adeguata.

Analogo discorso per chi vorrà tentarne la riproduzione; solo gli esemplari "migliori" sono adatti allo scopo, per non contribuire noi stessi ad un innegabile deterioramento della razza, almeno per taluni ceppi non sufficientemente tutelati in impianti di riproduzione a scopo industriale. Se siamo appassionati sino in fondo dobbiamo cominciare, noi acquariofili, a farci carico anche di questo: indipendenza dalla natura sta bene, per evitare di creare danni a un mondo già tanto tartassato, facciamolo però cercando di migliorare e non il contrario.

Ancora: i Neon possono essere talvolta colpiti da una malattia, la Plistofora, che non a caso è detta "malattia del Neon". Produce macchie biancastre che prendono via via il posto della colorazione abituale, che svanisce. Non c'è cura veramente efficace, quindi i soggetti colpiti vanno subito isolati. Il primo che scoprirà un rimedio sicuro farà del bene all' acquarofilia, ma per il momento non c'è altro da fare che contenere i danni. Se avremo scelto con cura soggetti sani, non corriamo comunque alcun rischio.


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Pagina creata il 11 giugno 2009

Ultimo aggiornamento il 13 giugno 2009

 

Galaxy Rasbora: Tutto Quello Che...

Tutto Quello Che Avreste Sempre Voluto Sapere Ma Non Avete Mai Osato Chiedere... i messaggi più interessanti di it.hobby.acquari

Ho raccolto qui come al solito le domande e le risposte più interessanti e più frequenti in cui mi sono imbattuta frequentando il Newsgroup it.hobby.acquari e che riguardano le rasbore (ancora nessuno le conosce come Trigonostigma) :-). Come sempre, per quanto mi riguarda le esperienze vissute in prima persona sono quelle che insegnano più di mille pagine di teoria e di schede precompilate; per cui qui troverete i messaggi "di vita vissuta", da cui ho tolto saluti e convenevoli vari per lasciare solo le cose essenziali, evidenziando le frasi a mio parere più importanti.

Ringrazio pertanto tutti i partecipanti ai gruppi di discussione, vecchi e nuovi, sia chi dà le risposte, sia chi fa le domande, ringrazio coloro che citerò riportando i loro messaggi... non vorrei comunque che qualcuno pensasse ad uno "sfruttamento" dei newsgroup a fini personali, il mio intento è solo quello di dare una mano a chi cerca informazioni su internet; se qualcuno si sentisse disturbato da quanto scritto, o per essere stato citato, non esiti a scrivermi.

Per farmi perdonare, almeno un pochino, ho pensato di linkare sul nome di chi propone le domande e le risposte di cui mi sono "appropriata", il proprio sito personale (per chi ce l'ha) così, per fare un po' di "pubblicità" a chi viene citato... meglio che niente, no?

Riproduzione delle Galaxy Rasbora

Zio Maury
Ripro news: Microrasbora Galaxy
Ieri hanno deposto le Galaxy, che adesso cianno anche un altro nome che non lo so)). Comunque sono abbastanza semplici da ripro durre, tipo Tanictis.
Morale ho in vaschetta una quarantina di uova: non sono molto prolifiche evidentemente, anche perchè a dispetto delle dimensioni di papà e mamma le ovette sono piuttosto grandi (superano abbondantemente il millimetro di diametro, quindi considerevolmente più grandi ad esempio di quelle dei Neon e dei Tanictis stessi). Purtroppo circa il 30% sono morte (non ammuffite.... morte, che è diverso).
Sono passate circa 30 ore... speriamo in bene perchè sarei contento di autoprodurmi anche questi piccoli gioiellini comparabili per colorazione ai pesci marini.... se tenute bene))
EC
> Ieri hanno deposto le Galaxy, che adesso cianno anche un altro nome che non lo so)).
Celestichthys margaritatus
> non sono molto prolifiche
In genere non sganciano piu' di 20/30 uova e non sembrano avere la prolificita' di altri ciprinidi.
> Purtroppo circa il 30% sono morte (non ammuffite.... morte, che è diverso).
I valori dell'acqua potrebbero essere comunque una causa visto che e' un pesce di recentissima scoperta.
> Sono passate circa 30 ore... speriamo in bene perchè sarei contento di autoprodurmi anche questi piccoli gioiellini comparabili per colorazione ai pesci marini.... se tenute bene))
Conosco persone che le riproducono regolarmente ma purtroppo il mercato (specialmente stati uniti) nonostante il divieto dal 2007 e la situazione politica in myanmar importa ancora esemplari selvatici e fra poco probabilmente si assistera' all'estinzione di questo magnifico danio.
A questo proposito volevo fare il solito appello. Se non si e' sicuri che arrivino da allevamento non comprarle.
Zio Maury
........azzzz, ma allora mi ci devo mettere di buzzo buono
Scherzi a parte mi dispiacerebbe proprio che sti pescetti sopravvivano solo nelle nostre vasche; inoltre da quello quello che ho potuto osservare patiscono molto l'alimentazione: la maggior parte di quelle che vedo in giro sono fatte a boomerang:-(....
non credo siano pesci da principiante, non posso dirlo con certezza perchè anche io le conosco poco, però sono particolarmente territoriali e secondo me se numericamente squilibrate e con pochi nascondigli i più deboli soccombono....... molto diversi dalla maggior parte di altri piccoli ciprinidi.
Giù
Figo!!!
Ma le hai messe in una vaschetta per farle deporre?
Zio Maury
Si, in una da 5 L. Seguono la prassi degli altri piccoli pesci che depongono tra i ciuffi di piantine fini. Anche se tempo ho avvistato degli avannotti in vasca di comunità che sono durati qualche giorno. Non credo che si nutrino avidamente delle proprie uova, anche perchè sono molto grandi e credo che ad occhio e croce non passino facilmente dalla loro piccola bocca.
Zio Maury
Nate le Galaxy ;-)
Dopo 4 giorni di incubazione a 22C° sono sgusciati oggi gli avannotti: sono enormi (4mm) con un piccolo sacco vitellino e pare abbiano gli occhietti già sviluppati: mi vengono in mente i piccoli di pesce rosso, anche per dimensioni; d'altra parte con delle uova di un paio di mm di diametro non poteva essere altrimenti.
Solo che in vaschetta cercavo piccole schegge trasparenti (come la totalità dei neonati di piccoli ciprinidi) invece sono esserini scuri e pensvo ad un fallimento totale; invece smuovendo la vegetazione sono sbucati fuori: a occhio e croce dovrebbero essere una quindicina...... vedremo se e come cresceranno.
Personalemente sono molto contento perchè sono pescetti che ritengo veramente stupendi. Le piccole dimensioni però non fanno risaltare lo loro stupefacente livrea.
Aietes
MA VERAMENTE COMPLIMENTI (o congratulazioni? :) magari ti senti un po' papa' dei piccolini :) ) Ammirazione mista a un pizzico di invidia, la mia :)
> Personalemente sono molto contento perchè sono pescetti che ritengo veramente stupendi. Le piccole dimensioni però non fanno risaltare lo loro stupefacente livrea.
Concordo!
Spero infatti che sia la piccola taglia a renderle poco interessanti per una acquariofilia di massa e una conseguente pesca indiscriminata in natura!
Il mio sogno sarebbe averle in un aquario con altre specie "mini" tipo http://www.naturalaquarium.ws/NanoFish.html
I vari altri post sull'argomento pero' mi hanno convinto che per ora sia meglio desistere ed attendere che "maturi" il mercato, anziche' alimentarlo sulla scia delle mode.
Zio Maury
.........ma ti dirò, personalmente i nano fish sono più robusti di altre specie (vedi Guppy), se crei un ambiente adatto a loro.
Ho visto il sito: pensa che le specie che loro elencano non sono nemmeno fra le più piccole che puoi trovare. Fondamentalmente i nano fish prediligono vasche fittamente piantumate e con pesci molto pacifici e dalle dimensioni adeguate a loro o i gamberetti.
E' chiaro che non sono indicate per il classico acquario casalingo. Le dimensioni comunque le preservano da acquisti alla buona e generalmente finiscono in vasche di appassionati, magari anche alle prime armi, ma che comunque apprezzano il "verde", che è fondamentale per il loro benessere.
Aietes
Non ti dispiacerebbe indicarmi qualche altro sito o libro che parli di loro (i "nanofish")?
A parte la Boraras brigittae, che gia' conoscevo, è stata una scoperta per me il sito che ho avevo postato.
A memoria, mi par di ricordare un numero di Aquarium di anni fa, in cui descrivevano le compagnie ideali per B. brigittae (al tempo Rasbora brigittae)... la vedo dura però ritrovarlo :p
Be', in ogni caso spero che i piccolini ti stiano crescendo bene!
Zio Maury
Sei molto gentile e sinceramente non credo di meritarmi tutti i compli che mi avete elargito: far nascere pescetti per me è un divertimento e comunque ci sono riproduzioni ben più difficili. Sono identici ai tanictis ma con meno uova, per cui niente di speiciale.
Purtroppo non posso esserti utile per il web, ma so che ci sono vari siti, principalemnte in tedesco e in olandese, nonchè slovacco, che parlano di questi esserini. Non di meno su Play Fish relativo allo scorso seminario GAEM.
Giù
> Dopo 4 giorni di incubazione a 22C° sono sgusciati oggi gli avannotti: sono enormi (4mm) con un piccolo sacco vitellino e pare abbiano gli occhietti già sviluppati
Gulp! con quello che costano hai fatto una fortuna:-)))) I genitori li hai tolti dalla vaschetta?
ma da adulte le tieni con le precox?
Complimenti per il successo
Zio Maury
> Gulp! con quello che costano hai fatto una fortuna:-))))
:-)))))))))))))
> I genitori li hai tolti dalla vaschetta?
Si li ho riportati nel tenerif 55 modificato..... aperto
> ma da adulte le tieni con le precox?
No, nel tenerif ci sono 5 Siamensis (veramente sono sardine), una coppia di Cory shultzey e piccoli (ormai subadulti dato che sono nati a dicembre), una ventina di Chela dadiburjori e una quindicina di Boraras brigittae (entrambe le specie sono "nano-fish). Le Galaxy sono 2 maschi e 3 femmine che no da settembre.
Le praecox sono nell'Aquarello:-)))
Giù
Belle le Boraras, ero tentato anche io di farci una vaschetta, forse si riproducono ancora più facilmente delle Galaxy
>> Le praecox sono nell'Aquarello:-)))
Ha ok pensavo che le Galaxy le tenevi nell'Acquarello... Le Melanotenie mangiano veramente di tutto :-)

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Pagina creata il 6 maggio 2009

Ultimo aggiornamento il 6 maggio 2009

 

Lo smembramento del genere Botia

Ecco una traduzione dei post che ho trovato su Loaches Online riguardanti la revisione sistematica avvenuta nella sottofamiglia Botinae, che potete leggere nella versione originale in inglese cliccando qui.

Tom Waltzek (Domenica, 25 gennaio 2004)
Il genere Botia sta cambiando!
Hey Loach Fans,
Come tutti voi probabilmente sapete, sono state aggiunte nuove specie di Botia (B. kubotai = angelicus) dal commercio acquariofilo. Recentemente mi sono messo in contatto con Zootaxa ed ho ricevuto questo documento dal famoso Ittiologo Dott. Maurice Kottelat. Questo documento mette sottosopra la nomenclatura dei Cobitidi appartenenti alla sottofamiglia Botiinae. Senza entrare nelle ragioni del perché questi cambiamenti siano stati fatti, poichè il documento è lungo 18 pagine, ho pensato di postare la lista dei cambiamenti che il Dott. Kottelat ha fatto ai Botiinae.
Sottofamiglia Botiinae:
Generi Botia, Leptobotia, Chromobotia, Syncrossus, Yasuhikotakia, Sinibotia e Parabotia.
Le specie nei generi sono come segue:
Genere Botia
B. almorhae
B. birdi
B. macrolineata
B. histrionica
B. striata
B. dario
B. kubotai
Genere Chromobotia
C. macracanthus (nuovo genere per il Botia pagliaccio!)
Genere Syncrossus
S. beauforti
S. berdmorei
S. helodes
S. hymenophysa
S. reversa
Genere Yasuhikotakia
Y. caudopunctata
Y. eos
Y. lecontei
Y. longidorsalis
Y. splendida
Y. modesta
Y. morleti
Y. nigrolineata
Y. sidthimunki
Genere Sinibotia
S. longiventralis
S. pulchra
S. reevesae
S. robusta
S. superciliaris
Parabotia
P. banarescui
P. bimaculata
P. dubia
P. fasciata
P. lijangensis
P. maculosa
P. parva
Genere Leptobotia
L. Curta
L. elongata
L. flavolineata
L. guiliensis
L. orientalis
L. hengyangensis
L. pellegrini
L. posterodorsalis
L. rubrilabris
L. taeniops
L. tchangi
L. tientainensis
L. zebra.
Da un mio rapido conteggio risultano 47 specie nella sottofamiglia Botiinae. Per quanto riguarda quel nuovo genere per il Botia pagliaccio, Chromobotia sembra adattarsi bene. Molti autori hanno lasciato intendere per parecchio tempo che il Botia pagliaccio è unico rispetto agli altri Botia.
Tuttavia, mi domando se questo nuovo genere riuscirà ad affermarsi oppure no. Inoltre, penso che avrò delle difficoltà parlare dei miei sidthimunki, modesta, ecc… sotto il nuovo genere Yasuhikotakia. In ogni modo, un cambiamento in questo gruppo si stava preannunciando da tempo, ma non ho mai pensato che fosse un cambiamento di queste dimensioni
Bogdan Janiczak (Domenica, 25 gennaio 2004)
Dovrebbe essere notato, tuttavia, che Kottelat non considera nei dettagli i Cobitidi cinesi, a causa della mancanza di attestazioni sufficientemente buone.
Inoltre personalmente ho delle impressioni contrastanti sullo stato di precisione del complesso delle specie indiane. Qui, il Dott Kottelat segue a titolo provvisorio la chiave di Menon per la specie (1992), comunque in passato la sua opinione era un po' differente. La specie Botia rostrata si è persa da qualche parte, mentre quella di Botia macrolineata, documentata molto insufficientemente, è nella lista. Jarayam (1999) fornisce una differente classificazione dei Cobitidi indiani, ma per motivi sconosciuti non ci sono riferimenti al suo parere nella revisione di Kottelat.
In ogni modo, fortunatamente, abbiamo molti dubbi a cui pensare : -).

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Pagina creata il 10 febbraio 2009

Ultimo aggiornamento il 10 febbraio 2009

 

Botia sp. aff. rostrata?

di Kamphol Udomritthiruj

Traduzione di un articolo pubblicato tempo fa su Loaches Online

Di Kamphol Udomritthiruj attraverso Mike Ophir
Data: 11 febbraio 2003

 I “Polka-dot botias” si stanno facendo strada nell’hobby dell’acquariofilia dalle tre o quattro settimane scorse. Sembrano esserci due forme, forse due specie che vivono insieme.

Botia kubotai - Foto di Kamphol Udomritthiruj
Botia kubotai - Foto di Kamphol Udomritthiruj

Aggiornamento: 15 febbraio 2003

Nel 2 ottobre 2002 scorso, ho inviato quanto segue nel forum di LOL (vedere i post), introducendo una nuova specie di Botia proveniente dal Myanmar, non ancora descritta. Non pensavo che ci fosse molto interesse per questa specie, fino a che Mike Ophir e Bogdan Janiczak si sono messi in contatto con me il mese scorso.

Botia kubotai - Foto di Kamphol Udomritthiruj

Fin da due anni fa ho visto questi esemplari contaminati con Botia histrionica nelle spedizioni burmesi provenienti da Yangon. Apparivano in modo evidente con il disegno a barre gemellari, diversamente dagli histrionica.

In seguito, all'inizio del 2002, un fornitore locale di pesci, Pornlert Chansirikeard, che raccoglieva normalmente i pesci dalla Tailandia occidentale, aveva attraversato il confine del Myanmar e ne aveva riportato due specie interessanti di Botia. Una di queste specie era una popolazione precedentemente considerata estinta di Botia cf. sidthimunki selvatici, le cui dimensioni erano di 7,5 cm e più (devo correggere le info di Ken Childs, ci sono popolazioni cambogiane, lui si riferisce a questa popolazione ed al nuovo polkadot botia in questione che arriva ai 10-12,5 cm). Gli adulti erano chiaramente abbastanza differenti dai Botia conosciuti, ma c’era soltanto un esemplare giovanile di 5 cm perché io potessi confrontarli con i Botia presenti nella mia collezione.

Lo scorso dicembre, l’industria ittica si è occupata di nuovo di questo pesce. L'inverno è solitamente il momento in cui si inizia a catturare in natura i Botia nigrolineata, B. sp."polkadot" e B. cf. sidthimunki "jumbo", in quanto è la stagione dell’acqua bassa, o stagione secca, in Tailandia. Questa volta, la maggior parte dei pesci pescati erano i piccoli di 5 cm che stiamo vedendo in commercio.

I giovani mostrano il disegno di barre gemellari comune ai Botia rostrata ed ai Botia Tenasserim sp."Emperor". Una differenza notevole nella forma giovanile è data dai picchi orizzontali a metà del corpo nel disegno a barre. Questo naturalmente porta ad occuparsi del misterioso Botia di Bogdan che LOL ha catalogato come Botia sp. aff. rostrata. Sospetto fortemente che gli esemplari di Bogdan possano essere esemplari giovanili di questa specie.
Da adulti, questi Botia sono nel loro massimo splendore. Quando sono apparsi per la prima volta un anno fa sono stati chiamati "cloud-pattern" loaches (cobitidi dalla livrea a nubi) in tailandese (latino=nebulosus). Quest’anno li abbiamo chiamati "polkadot botias".

Ci sono due forme nella livrea. Una è quella in cui le fasce rimangono in gran parte verticali e cambia leggermente dal modello giovanile; questa forma costituisce soltanto circa il 3-5% dei pesci che ho visto. La seconda variante della livrea è la forma melanotica scura in cui le fasce si fondono e formano punti bianchi di varie dimensioni, a volte non molto diversamente dai Botia sidthimunki. È una mia osservazione che questa forma è una sorta di fase evolutiva intermedia fra il Botia rostrata ed il Botia sidthimunki. Se queste due forme siano una e la stessa specie è ancora in discussione. Il mio parere personale è che sono le stesse, in quanto convivono insieme e le differenze nel disegno della livrea potrebbero essere in funzione dei fattori ambientali quale il grado di abrasione della pelle nel loro habitat torrentizio. Tuttavia, studi sistematici possono dimostrare che questa osservazione è sbagliata. Con l'aiuto degli entusiasti dei cobitidi che hanno comprato la forma giovanile (5 cm) e le loro osservazioni, se questi con il passare degli anni si svilupperanno nel disegno della livrea melanotico, si contribuirà a convalidare questo punto.

© Kamphol Udomritthiruj (Loaches Online)


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Pagina creata il 8 febbraio 2009

Ultimo aggiornamento il 8 febbraio 2009

 
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