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Acquariofilia Consapevole

esperienze

Palaemonetes antennarius

Un cenno ai Palaemonetes antennarius, detti anche gamberetti nostrani o caridine nostrane, vista la loro somiglianza con le caridine.

Appartengono anche loro alla famiglia degli Atyidae (sempre prendendo come valida la classificazione dell'ITIS), ma vivendo nei nostri fiumi e laghi è chiaro che preferiscono temperature molto più fresche di quelle adatte alla Caridina japonica.

ATTENZIONE!

L'aumento della richiesta di Caridine ha determinato anche una aumento delle sue vendite, ma questi gamberetti non andrebbero venduti e tantomento comprati per i comuni acquari: vi allego un messaggio di G. Camera Roda, un esperto della fauna ittica italiana, che ho letto su it.hobby.acquari

 

I Palaemonetes antennarius arriveranno si o no a 5 cm da adulti, inoltre si tratta di gamberetti non tropicali bensi' nostrani, che tra l'altro in alcune acque sono pure protetti.
In alcune zone sono tuttavia presenti in abbondanza (anche vicino alla mia citta') e con un retino chi li pesca (probabilmente illegalmente) puo' catturarne decine in pochi passaggi. So che vengono talvolta utilizzati come esca, ad esempio per i persici reali.
Nella mia pozza in giardino stanno benone e nella buona stagione si riproducono senza problemi.


In acquario invece vivono, per quanto ne so io, solo alcuni mesi anche se l'acquario e' refrigerato.
In effetti apparentemente sembrano stare molto bene e mangiano tranquillamente ed abbondantemente, ma prima o poi muoiono.


Anche la riproduzione in acquario (ad eccezione forse di acquari molto molto grandi) sembra essere problematica.
Le cause non sono ancora del tutto chiare, come anche discusso in un vecchio articolo di Aquarium.

A questi links potete trovare immagini e informazioni sui Palaemonetes nostrani:


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Pagina creata il 10 febbraio 2009

Ultimo aggiornamento il 10 febbraio 2009

 

Stigmatogobius sadanundio, Knight goby

gli Stigmatogobius visti "dal vivo"

Stigmatogobius sadanundio - Foto di Emiliano Spada

Stigmatogobius sadanundio - Foto di Emiliano Spada

I Gobidi sono tra i pesci più sottovalutati come pesci d'acquario, anche se praticamente tutte le specie sono adatte all'allevamento in acquario, e anche se non si distinguono per la brillante colorazione, hanno però comportamenti molto interessanti, che ne farebbero motivo di curiosità ed interesse.

Tra i gobidi molti sono adatti all'allevamento in acque salmastre, come ad esempio i pesci ape del genere Brachygobius, già trattati nel sito, o i bellissimi Stigmatogobius sadanundio, chiamato anche "Knight goby", gobide cavaliere. Questo splendido gobide viene importato regolarmente dall'India, ed i maschi possono essere riconosciuti dalla grande pinna dorsale.

Il modo migliore per allevarli è in gruppo, all'interno del quale, come succede in molti altri gobidi, si stabilisce un ordine gerarchico, che renderà difficoloto l'inserimento di altri esemplari della stessa specie in futuro.

Possono essere alimentati con cibo vivo o congelato, solo poche volte si riesce ad abituarli al mangime secco.
Hanno una dimensione massima di 10 cm; non ci sono resoconti di riproduzioni avvenute in cattività.


Riferimenti & Link

Aqualog Special - Brackish-Water Fishes
Copertina dell'Aqualog
di Frank Schäfer, un Aqualog tutto dedicato alle specie d'acqua salmastra, con foto, allevamento e riproduzione.

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Pagina creata il 7 febbraio 2009

Ultimo aggiornamento il 6 giugno 2009

 

Peckoltia vittata o Panaque maccus?

Peckoltia vittata nella sua tana - Foto di Massimo Macciò

Peckoltia vittata - Foto di Massimo Maccio' (www.massimom.net)

Qui c'è qualche foto delle due Peckoltia vittata (Steindachner, 1882), di mio fratello Massimo, o meglio di quelle che lui ha comprato come Peckoltia vittata. In realtà sembra che la maggior parte dei pesci venduti come Peckoltia vittata siano invece Panaque maccus (ex Panaqolus maccus).

Vi segnalo l'articolo "Spawning Panaque maccus" segnalato da Hosso su IHA; non siamo sicuri dell'identificazione dei "nostri" peckoltia perchè secondo quanto dice EC i maccus si nutrono prevalentemente di legno, mentre i nostri i legni in vasca non li hanno mai toccati, preferendo alghe e pastiglie di mangime.


Le Peckoltie appartengono alla famiglia dei Loricaridi, sottofamiglia Ancistrinae, e provengono dalle regioni dell'Amazzonia, Tajapouru, Rio Xingu vicino a Porto do Moz, Rio Madeira.

Sono pesci pacifici, relativamente poco esigenti, grandi mangiatrici di alghe, di cui bisogna sempre curare l'abbondanza in acquario ( ) per mantenerli in buona salute. Se le alghe scarseggiano bisogna integrare la sua alimentazione con compresse a base vegetale, ad esempio spirulina, ma in questo modo poi si "disabitua" a raschiare le alghe.
Durante il giorno preferisce stazionare su rocce piatte o su legni, per mettersi in attività alla sera e alla notte, essendo prevalentemente notturno. Non scava buche, e non infastidisce i coinquilini.
Il dimorfismo sessuale è sconosciuto, così come le modalità di riproduzione in acquario.

Galleria immagini:


Per i Link vi rimando alla pagina sui Loricaridi


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Pagina creata il 7 febbraio 2009

Ultimo aggiornamento il 30 luglio 2009

 

Apistogramma panduro

Ecco alcune foto degli Apistogramma panduro, gentilmente inviatemi da Ciko, un lettore del sito (grazie! ):

Clicca sulle miniature per vedere gli ingrandimenti
Al passaggio del mouse sulla foto, apparirà una breve descrizione.

  • La coppia di Apistogramma panduro - Foto di Ciko
  • La coppia di Apistogramma panduro - Foto di Ciko
  • La coppia di Apistogramma panduro - Foto di Ciko
  • La coppia di Apistogramma panduro - Foto di Ciko
  • La coppia di Apistogramma panduro - Foto di Ciko
  • La coppia di Apistogramma panduro - Foto di Ciko
  • Il maschio di Apistogramma panduro - Foto di Ciko
  • La femmina di Apistogramma panduro - Foto di Ciko

Per gli articoli correlati vi rimando alla sezione sui Ciclidi nani

Qualche link oltre a quelli già elencati nella pagina dei Ciclidi nani:


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Pagina creata il 7 febbraio 2009

Ultimo aggiornamento il 7 febbraio 2009

 

Murene d'acqua dolce vere e false

Pesci d'Acqua Salmastra

Gymnothorax tile -  Foto di T. Florkemeier (da Fishbase)

Gymnothorax tile - Foto di T. Florkemeier (da Fishbase)

Perchè parlare di Murene d'acqua dolce nella sezione dell'acquario salmastro?

Perchè intorno a queste specie c'è la confusione più assoluta. Si etichettano con la dicitura "murene d'acqua dolce" le specie più disparate, che siano d'acqua dolce, d'acqua salmastra o addirittura d'acqua marina, basta che abbiano un aspetto anguilliforme.

Cerchiamo di fare un po' di chiarezza:

Talvolta sono etichettati come "murene d'acqua dolce" pesci effettivamente d'acqua dolce, ma che con le murene hanno davvero poco a che fare: si tratta a volte dei Pangio kuhlii, di cui trovate qui tutte le informazioni per l'allevamento. Sono pesci gregari, che amano vivere in gruppo (da soli o in pochi sono timidi e stanno spesso nascosti), l'unica accortezza è che possono essere predatori nei confronti di caridine e lumache

Più spesso si tratta dei Macrognathus o dei Mastacembelus. I Macrognathus aculeatus, i più diffusi del genere Macrognathus, arrivano ai 40 cm di lunghezza, mentre i Mastacembelus armatus, la specie più comunemente in commercio tra il genere Mastacembelus, superano i 90 cm di lunghezza. Entrambi vivono in natura sia in acque dolci che in acque salmastre, mal si adattano a mangiare mangimi secchi, ma si insabbiano nel materiale di fondo in attesa delle prede, che possono essere larve, vermi, piccoli pesci.

Appare chiaro che, nonostante la loro diffusione in commercio, non sono pesci da normali vasche di comunità , ma ci vogliono acquari molto, molto grandi (dai 500 litri in su per i Mastacembelus, poco meno per i Macrognathus) con specie dalle dimensioni tali da non essere inghiottite.

Arriviamo ora alle "vere" murene, le specie che appartengono alla famiglia Murenidae: nonostante in natura alcune specie vengano trovate talvolta in acqua dolce, in realtà vivono prevalentemente in acque almeno salmastre, la maggior paarte in acque marine.
Anche se vengono dette d'acqua dolce, probabilmente per distinguerle da quelle prettamente marine, allevare le murene in acque dolci aumenta considerevolmente la loro mortalità , e questo ha dato loro la fama di pesci delicati e difficili da allevare in acquario.

In realtà , se allevate in acqua salmastra e usando alcuni accorgimenti, come allevarle in acquari dalle dimensioni adatte (oltre i 500 litri) e con allestimento adatto, si rivelano molto longeve e appaganti.

Per informazioni sull'allevamento di queste murene, dette erroneamente d'acqua dolce ma che sono d'acqua salmastra, vi rimando all'articolo di William Berg, su cui troverete tutti i consigli che servono, compreso il grande "segreto" per farle vivere a lungo: allevarle rispettando le loro esigenze.

Pagina in costruzione

Riferimenti & Links


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Pagina creata il 27 gennaio 2009

Ultimo aggiornamento il 18 gennaio 2010

 

Gli Scatophagus

Pesci d'Acqua Salmastra

Scatophagus argus - Foto di Emiliano Spada

Scatophagus argus
Foto di Emiliano Spada

La Famiglia degli Scatophagidae comprende solo due generi, Scatophagus e Selenotoca, per un totale di appena quattro specie. Come per molte altre famiglie però, la situazione tassonomica è tutt'altro che chiara e definita, in quanto vi sono molte forme che di volta in volta sono considerate specie a sè stanti, o varianti di colorazione della stessa specie.

Spesso cerca di allestire una vasca salmastra proprio chi rimane colpito dalla visione di questi pesci, molto belli e dalla colorazione insolita e molto vivace; in particolar modo Scatophagus argus, il più diffuso nel commercio acquariofilo, ma anche Scatophagus tetracanthus, o Selenotoca multifasciata, importati più raramente.

attenzione!

Le notevoli dimensioni che raggiungono da adulte tutte le specie di Scatophagidae (30 - 40 cm) li rendono adatti solo a vasche molto grandi, anche perchè vanno allevati in gruppi di non meno 5 esemplari (in tal modo sono anche più spettacolari) :-). Se il loro bisogno di essere allevati insieme ai loro conspecifici viene ignorato, gli Scatophagus diventano aggressivi e litigiosi, attaccando briga con i coinquilini, anche se difficilmente arrivano a ferirli seriamente.
Può succedere anche che esemplari inseriti in una vasca già occupata da un gruppo preesistente di Scatophagus non vengano accettati, e vengano stressati con continui attacchi, fino alla morte.
Tipicamente gli Scatophagus in lotta si pongono l'uno di fronte all'altro, con il capo rivolto verso il basso e le spine dorsali distese, rivolte in fuori. Tali spine dorsali secernono una sostanza velenosa, ma non è segnalato nessun caso in cui tale veleno abbia portato qualche conseguenza agli allevatori umani che ne sono stati "punti" accidentalmente; comunque è meglio che i soggetti allergici facciano particolare attenzione a non entrare in contatto con tale sostanza.

Selenotoca multifasciata - Foto di Emiliano Spada

Selenotoca multifasciata
Foto di Emiliano Spada

Per quanto riguarda l'alimentazione, gli Scatophagus sono onnivori, e mangiano praticamente qualsiasi cosa; il loro stesso nome deriva dal latino e significa "mangiatore di escrementi". Il che non vuol dire che dovete aspettarvi che si mangino gli escrementi: dovete nutrirli bene, come qualsiasi altro pesce :-)
Mangiano anche le piante, dalle foglie alle radici, per cui un acquario dedicato a loro sarà per forza spoglio e senza piante; anzi talvolta sono usati dagli acquariofili marini per debellare le infestazioni algali

Sulla riproduzione di questi pesci non si hanno informazioni, e non si hanno notizie di riproduzioni avvenute in acquario. Si sa solo che le uova vengono deposte in mare, dove le larve risiedono fino allo stadio giovanile, quando iniziano la migrazione verso le foci ed il corso inferiore dei fiumi.

Un'unica annotazione negativa, tutti gli scatophagus hanno una predisposizione alla Linfocisti, una malattia virale che si manifesta con grappoli di noduli biancastri sparsi su tutto il corpo, comprese le pinne. Come per tutte le malattie virali, non esiste una cura; tuttavia non è solitamente pericolosa, ma è molto sgradevole. Se si manifesta soltanto nelle pinne, come in effetti accade nella maggioranza dei casi, si può tagliare la parte di pinna infetta con un bisturi o un cutter molto affilato; la pinna dovrebbe poi ricrescere sana dopo poco tempo.


Tutto Quello Che Avreste Sempre Voluto Sapere Ma Non Avete Mai Osato Chiedere...

Riferimenti & Link

Aqualog Special - Brackish-Water Fishes
Copertina dell'Aqualog
di Frank Schäfer, un Aqualog tutto dedicato alle specie d'acqua salmastra, con foto, allevamento e riproduzione.

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Pagina creata il 9 gennaio 2009

Ultimo aggiornamento il 28 gennaio 2009

 

Dollari d'argento: I Monodactylus argenteus

La piccola Famiglia dei Monodactylidae, splendidi pesci salmastri regolarmente in commercio, comprende sei specie, suddivise in due generi, Monodactylus e Schuettea.

Quest'ultimo genere, con le specie Schuettea woodwardi e Schuettea scalaripinnis, si trova soltanto in Australia, dove sono popolarmente conosciute con il nome di Pomfreds, ma non vengono esportati. Al contrario, tre delle quattro specie di Monodactylus sono regolarmente in commercio.


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Pagina creata il 7 gennaio 2009

Ultimo aggiornamento il 19 novembre 2009

 

Gamberetti d'acqua dolce: La Tassonomia

La Tassonomia e le specie più diffuse

lavori in corso

 

  • Regno: Animalia
  • Phylum: Arthropoda (Artropodi)
  • Sottophylum: Crustacea
  • Classe: Malacostraca
  • Sottoclasse: Eumalacostraca
  • Superordine: Eucarida
  • Ordine: Decapoda
  • Sottordine: Pleocyemata
  • Infraordine: Caridea
  • Superfamiglia: Atyoidea
  • Famiglia: Atyidae
  • Genere: Caridina
  • Specie: japonica
Caridina babaulti - Foto di Chris Lukhaup

Caridina babaulti
Foto di Chris Lukhaup

Queste informazioni tassonomiche le ho tratte dal sito dell'ITIS (Integrated Taxonomic Information System), in base al quale alla Famiglia degli Atyidae appartengono i seguenti generi:

  1. Antecaridina Edmondson, 1954
  2. Atya
  3. Atyoida Randall, 1840
  4. Caridina H. Milne-Edwards, 1837
  5. Halocaridina Holthuis, 1963
  6. Jonga
  7. Neocaridina Kubo, 1938
  8. Palaemonias Hay, 1901
  9. Paratya Miers, 1882
  10. Potimirim Holthuis, 1954
  11. Syncaris Holmes, 1900
  12. Xiphocaris

Sembre in base a questo sito, al Genere Caridina appartengono 11 specie. Naturalmente, non sarebbe questa una pagina sulla tassonomia se tutto filasse liscio: nella tabella che avete appena visto la Caridina japonica non c'è  ...

La situazione sistematica dei gamberetti preferiti da Amano è tale quale a quella dei pesci: molto confusa!
Non solo per la diversa denominazione delle specie nei vari siti consultati, ma soprattutto per le numerosissime viarietà di forma e colorazione, che ne rendono talvolta molto difficile l'identificazione.


Per permettere in qualche modo di distinguere le varie specie e varietà di caridine qui sotto c'è un elenco con foto e links delle numerose varietà che ho trovato sul web, anche se nomi scientifici e comuni talvolta non hanno corrispondenza tra un sito e l'altro, e se spesso vengono confuse semplici varianti di colorazione con specie diverse, per cui non fidatevi troppo di quanto leggerete, non sono un'esperta :-)

N. Genere N. Specie
comprese
Famiglia Ordine
Astacus    Astacidae Decapoda
Atya    Atyidae Decapoda
Atyaephyra    Atyidae Decapoda
Atyoida    Atyidae Decapoda
Atyopsis    Atyidae Decapoda
Caridina    Atyidae Decapoda
Macrobrachium    Atyidae Decapoda
13  Natantia    Decapoda
Neocaridina    Atyidae Decapoda
Orconectes    Atyidae Decapoda
Palaemon pantanal    Atyidae Decapoda
10  Palaemonetes    Atyidae Decapoda
11  Paratya    Atyidae Decapoda
12  Procambarus    Atyidae Decapoda
14 Record da Totale

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Pagina creata il 6 gennaio 2009

Ultimo aggiornamento il 6 gennaio 2009

 

Caridina japonica

Caridina japonica - Foto di Marcus Wallinder (green.colorize.net)

Caridina japonica - Foto di Marcus Wallinder (green.colorize.net)

11 MAG 2007
Ebbene, è dal settembre del 2002 che le mie Caridina japonica sono in vasca, ormai sono dei panzer, ho provato innumerevoli volte a toglierle, ma mi sa che non ci riuscirò nemmeno a cannonate...

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Pagina creata il 6 gennaio 2009

Ultimo aggiornamento il 13 novembre 2009

 

Gamberetti d'acqua dolce

Caridine e Neocaridine

Caridina Redcrystal - Foto di Chris Lukhaup

Quasi sconosciuti fino a pochi anni fa, e riservati a pochissimi appassionati, i piccoli gamberetti del genere Caridina e Neocaridina stanno diventando sempre più di moda, e si stanno diffondendo a macchia d'olio.


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Pagina creata il 6 gennaio 2009

Ultimo aggiornamento il 13 novembre 2009

 
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