Skip to Navigation

Acquariofilia Consapevole

articolo

Una Riproduzione dei Cynops orientalis

di Massimo Maccio' - 28 giugno 2006

Racconto di una riproduzione dei tritoni Cynops orientalis, avvenuta casualmente e senza essere cercata in un piccolo acquarietto.

Le foto a corredo dell'articolo sono di Massimo Maccio' (www.massimom.net)

Primo piano di larva di Cynops orientalis - Foto di Massimo Maccio (www.massimom

Primo piano di larva di Cynops orientalis ancora da metemorfosare (deve ancora perdere le branchie) - Foto di Massimo Macciò (massimom.net) 11 luglio 2006

Mi sono accorto dei piccoli ai primi di giugno, un mesetto dopo aver tolto i genitori, e non ho quindi visto la formazione dei tritoncini, che a quanto ho capito nascono senza gambe e le buttano fuori dopo. Da notare che si era bloccata la pompa e non girava piu' l'acqua cosa che ha favorito la nascita di un po' di planarie che forse hanno costituito il cibo (sempre che non si siano cannibalizzati un po' di fratellini) delle prime settimane. Ed ha evitato che fossero aspirati dentro anche loro!! Temperatura in media sotto i 23 gradi.

Da subito (forse per la fame tremenda) mangiano larve di chironomus (a sinistra c'e' anche la foto). Prima settimana congelate dopo di che sono passato a quelle conservate in gelatina che sono un po' piu' sminuzzate e pare che le mangino meglio. Cosa particolare e' la poca interazione tra i due superstiti. Uno sta da una parte e l'altro dall'altra. Mai visti vicini, sempre ad un minimo di 10 cm! Che fratelli antipatici! :-)

La temperatura sta salendo, in queste due ultime settimane siamo passati gradualmente dai 23 ai 26 gradi con pochissimo sbalzo notturno (alle sei di mattina la temperatura e' sempre quella e non scende sotto i 25!)

Ora speriamo bene, mi piacerebbe vederli almeno senza branchie, e se arrivassero all'inverno sarebbe una figata.


Ecco le foto delle larve nate nell'acquarietto:


Scrivimi

Pagina creata il 28 giugno 2009

Ultimo aggiornamento il 24 agosto 2009

 

Paracheirodon axelrodi (Cardinale)

Paracheirodon axelrodi - Foto di Peter e Martin Hoffmann (FishBase)

Paracheirodon axelrodi - Foto di Peter e Martin Hoffmann (Fishbase)

Classificazione, notizie utili, allevamento e riproduzione in acquario di uno tra i più conosciuti pesci d'acquario, il Cardinale.
Come si può notare raffrontando questo articolo con quello paritetico sui Neon, la principale differenza tra questi due pesci quasi identici è la temperatura a cui vivono: mentre i Neon preferiscono temperature più basse, dai 20 ai 25°C, i Cardinali preferiscono temperature molto più alte, dai 24 ai 28°C, e bisogna tener conto di questo nel scegliere gli uni o gli altri, e i loro coinquillini.

CLASSIFICAZIONE 

La classificazione del Cardinale non è stata affatto semplice ed indiscussa, perciò l'intera vicenda merita di essere raccontata. La scoperta scientifica del pesce risale al 1952; allora il prof. Sioli, limnologo all'epoca impegnato presso l'istituto nazionale brasiliano per ricerche sul Rio delle Amazzoni e sul suo vasto bacino, ebbe la fortuna di averne qualche esemplare. Si trattava di alcuni pesciolini raccolti in un ruscello presso il villaggio Icana, nella parte superiore del bacino del Rio Negro. Gli esemplari raccolti e conservati furono sistemati in un pacchetto e inviati al prof. Ladiges, noto ittiologo tedesco, presso il museo zoologico di Amburgo. Il pacchetto però non giunse mai a destinazione; evidentemente i disservizi postali non sono una "invenzione" né degli ultimi anni né esclusivamente italiana!

Nel 1956 finalmente alcuni esemplari (provenienti da Manaus) arrivarono ad alcuni studiosi americani; ne vennero inviati pressoché contemporaneamente a G.S. Myers e S.Weitzmann di Stanford ed a L.P. Schultz di Washington. Gli studiosi, lavorando per proprio conto e senza alcun contatto, pubblicarono, nello stesso 1956, due autonome descrizioni:

Schultz come Cheirodon axelrodi, Myers & Weitzmann come Hyphessobrycon cardinalis. Ne venne fuori una "querela" che richiese l'intervento della Commissione Internazionale per la nomenclatura zoologica che, già nel 1957, riconobbe validità alla descrizione di Shultz, perché prioritaria: era stata pubblicata con un paio di settimane di anticipo sull'altra, ridotta al rango di semplice sinonimo. È questa la ragione per la quale la corretta denominazione scientifica è Cheirodon axeirodi Shultz, 1956 scritto senza alcuna parentesi per il nome del suo scopritore. Queste ultime, infatti, vanno aggiunte solo quando successive revisioni modificarono l'attribuzione "spostando" il pesce da un genere all'altro: si è già visto, ad esempio, per il Neon, come da Hyphessobrycon innesi si sia passati a Paracheirodon innesi il che obbliga appunto, secondo le convenzioni internazionali, a porre nome del primo descrittore e data della descrizione stessa tra parentesi: (Myers, 1936).

Torniamo a Cheirodon axelrodi: nonostante la "vittoria" di Schultz fu invece il sinonimo ad affermarsi per primo tra gli acquariofili, tant'è vero che il nome comune della specie è "Cardinale", da Hyphessobrycon cardinalis; con questo nome, sostanzialmente scorretto, il pesce è stato identificato per anni; ancora nel 1970 una scheda pubblicata sul n° 2 della rivista "Aquarium", allora appena fondato, dava per buona la descrizione di Myers e Weitzmann. Negli ultimi vent' anni, invece, si è tornati finalmente alla scelta formalmente giusta, oggi indiscussa.

Qualche spiegazione sul "significato" di questa denominazione; Cheirodon è tratto dal greco antico: "cheir" sta per "mano" e "odon" significa "dente". La parola è composta sulla base della particolare forma (a "mano") dei denti di questi pesci. Il nome specifico axelrodi è stato invece scelto in onore dell'ittiologo americano H. Axelrod.

DESCRIZIONE

Corpo slanciato con pinne piccole e trasparenti. Bocca terminale, di piccole dimensioni. Occhi relativamente grandi.

La colorazione: dorso marrone rossastro, fascia centrale rifrangente blu-verdastra dalla bocca sino al peduncolo caudale sotto la quale, sui fianchi, è presente un'ampia fascia rossa brillante che si estende su tutto il corpo (nel Neon invece comprende solo la parte posteriore del corpo). Zona ventrale argentea.

DIMORFISMO SESSUALE

Ancora meno pronunciato che nel Neon, durante la giovinezza. In fase di maturità sessuale, invece, le femmine sono abbastanza visibilmente più tozze.

In natura

Sull'habitat in natura del Cardinale ho una buona quantità di notizie, grazie ad un pregevole lavoro di Rolf Geisler che "Aquarium" ha pubblicato nel 1972. L'autore, partendo da Manaus, da dove erano arrivati negli USA gli esemplari per le prime descrizioni, ha visitato parte del bacino amazzonico proprio alla ricerca di informazioni sul Cardinalis riferendo particolari di buon interesse.

In primo luogo Geisler ha constatato che la zona di maggior diffusione è quella a nord e a ovest della confluenza del Rio Branco: in sostanza la "fetta" tra i fiumi Jufari, Demini e Itù, caratterizzata da enormi foreste alluvionali, quelle che in Amazzonia, con termine indigeno, si definiscono Igapò, con suolo perennemente intriso d'acqua. Nel periodo delle piogge (dicembre-maggio) il livello dell'acqua sale in maniera abnorme sino a raggiungere la chioma degli alberi! Geisler ha trovato i suoi primi esemplari nell'Igape de Parica, un fiumicello nei pressi del villaggio di Parica, nell'I gapò del bacino del Rio Jufari. Questo corso d'acqua, racconta l'autore, è profondo non più di 40-60 cm con temperatura intorno a 28°C e con acqua brunastra, anche per la presenza di un letto pressoché ininterrotto di foglie morte depositate sul fondo.

Questo il posto del primo ritrovamento. L'area di maggior diffusione, sempre secondo Geisler, è invece nella zona di foresta alluvionale (Igapò) nei pressi del Rio Itù tra i grandi fiumi Demini e Padauri: quì sono presenti numerose paludi, grandi e piccole. L'acqua è povera di minerali; sono presenti invece in quantità sostanze umiche. Ne consegue che siamo di fronte ad acque tenere ed "acide". La temperatura, sempre secondo i rilievi fatti da Geisler, è relativamente alta (quasi costantemente su 26°C) e con escursione termica giorno-notte pressoché insignificante. In più ed è la cosa che più sorprende chi l'ascolta per la prima volta, le acque di origine del Cardinale sono povere di vegetazione sommersa: l'autore ad occhio nudo non ne ha mai osservata, secondo lui per il fatto che la colorazione ambrata dell'acqua riduce la penetrazione della luce appena al 16% a 50cm di profondità e addirittura a zero a 150 cm. Per la riproduzione in natura, infatti, vengono sì utilizzate piante, ma solo quelle che rimangono sommerse durante la stagione delle piogge.

In linea generale i Cardinali sembrano dunque preferire acque basse, in grandi paludi pressoché stagnanti. Qui si muovono a piccoli branchi compattatati dalla livrea. Questo spiega peraltro anche la colorazione brillante, utilissima all'individuazione intraspecifica in ambienti scarsamente luminosi. Il danno conseguente alla vistosità (maggior rischio di esporsi a predazione) è compensato dal vantaggio del branco che può sfuggire a qualsiasi attacco sacrificando al più pochi membri, un danno sopportabile nella logica della conservazione della specie. La notte, quando i pesci non hanno la necessità di muoversi tutti insieme, la colorazione sbiadisce al punto che l'acquariofilo che accenda la luce all'improvviso può avere l'impressione che i pesci siano malati. Il fenomeno è comune a Cardinale e Neon. Un'ultima osservazione: secondo H.W. Schwartz il Cardinale compirebbe anche una certa migrazione spostandosi, nella stagione delle piogge, nei corsi inferiori dove meno si sente l'influsso della gran massa d'acqua che fa aumentare la corrente. Lo spostamento dipenderebbe anche dal fatto che l'acqua pluviale trascina via lo strato di foglie tra le quali i pesci cercano cibo.

In acquario

"Nessun pesce fece sensazione (cito l'inizio dell'articolo di Geisler pubblicato nel 1972) come il Cardinalis la prima volta che fu importato. In Germania comparve per la prima volta nel 1958 e in Italia, aggiungo io, non molto dopo.

Dai primi anni '60 ad oggi la popolarità di questa specie è stata indiscussa; si tratta in assoluto di uno dei pesci più apprezzati dagli acquariofili anche se qualche residua difficoltà di acclimatazione e la non facilissima riproduzione (quindi anche il prezzo un po' più alto rispetto al Neon) non lo pongono ai vertici nella classifica dei pesci più venduti. Un tale primato del resto, lo ricordo, spetta proprio al Paracheirodon, assai simile nell'aspetto.

La vasca per i Cardinali deve tenere conto delle acque di origine del pesce (ancor oggi in buona parte catturato in natura, per le già ricordate difficoltà di riproduzione) che sono a durezza quasi completamente assente e con pH intorno a 5,5. La sua notevole adattabilità gli consente in verità di vivere bene anche con pH sino a 7,8 e durezza sino a 20°dGH, ma occorre prestare attenzione nella fase di acclimatazione. Sul piano pratico è necessario informarsi sull' origine dei nostri pesci che possiamo sistemare in acqua non trattata in alcun modo (di rubinetto) se vengono da allevamenti in cattività e che invece dobbiamo gradualmente ambientare, partendo da condizioni analoghe a quelle naturali se sono stati catturati in natura.

L'acquario può essere anche non grande (50 litri), preferibilmente con pH intorno a 6,5, dGH sui 20°, temperatura circa 25°C. La vegetazione andrebbe sistemata prevalentemente sulle pareti laterali e sul retro del contenitore, con ampi spazi liberi per il nuoto. Materiale di fondo scuro e illuminazione non troppo intensa ne esaltano i colori. È indispensabile allevarne un piccolo gruppo a somiglianza delle condizioni naturali. Ricordiamoci, infine, che il pesce non ha bisogno di particolari nascondigli: al più si cela tra le piante, ma se qualche esemplare lo fa troppo spesso, isolandosi dal gruppo, può essere sintomo di una situazione di malessere, ed il pesce è in tal caso da tenere sotto stretto controllo.

Un "mistero"

Tutte queste osservazioni, e quelle di Geisler in particolare, per quanto interessantissime, non rappresentano ancora uno studio complessivo e completo sulla biologia di Cheirodon axelrodi in natura. Sono tante le questioni ancora da chiarire e c'è persino un piccolo "mistero": i pesci catturati durante il viaggio citato misuravano tra i 22 e i 27 mm, vale a dire meno di quelli abitualmente allevati in acquario e d'altra parte sembra che nessuno degli esemplari sin qui catturati in natura raggiunga la taglia di quelli d'allevamento.

Perché? Tante le ipotesi, a volte anche fantasiose. La più attendibile sembra essere quella che vuole dimensioni ridotte a causa di carenze alimentari e anche di una certa "stagionalità" della specie, che si riproduce durante il periodo delle piogge ma potrebbe non sopravvivere, almeno un'ampia parte della popolazione, alla successiva riduzione delle acque con conseguente carenza di cibo. Ipotesi, e niente altro, almeno per ora. E' certo comunque che i "nostri" Cardinali hanno taglia maggiore rispetto a quelli in natura e che sopravvivono più a lungo.

L'alimentazione

Abbiamo già avuto modo di osservare che in natura il Cardinale si nutre di animaletti che trova tra le foglie sul fondale delle paludi e dei corsi d'acqua nei quali vive. È quindi specie essenzialmente carnivora. In acquario accetta di tutto, ma sono particolarmente indicati per il suo benessere Artemia (anche naupli) e dafnie (anche naupli) o altri piccoli animaletti vivi.

La riproduzione

Per quel che riguarda la riproduzione seguo soprattutto le indicazioni di Richter, autore d'un lavoro prezioso per chi, neofita o esperto, voglia cimentarsi nella... moltiplicazione dei pesci d'acquario.

Una deposizione di uova, va subito detto, è ottenibile anche nella vasca d'allevamento, purché il pH sia appena al di sotto della neutralità. Difficilmente però in queste condizioni si otterrà la schiusa e comunque gli avannotti finiranno inevitabilmente predati. Di gran lunga preferibile allora predisporre una vasca speciale appositamente per la riproduzione: può bastare un acquario da una decina di litri riempita con 5 litri di acqua distillata o demineralizzata, da lasciare del tutto priva di arredamento, anche di piante. Si consiglia, per poter più facilmente individuare le uova, di dipingere il vetro di fondo (dall'esterno, naturalmente!) di nero.

Si può, come è ovvio, decidere di allevare una sola coppia per volta oppure di allestire una "batteria" di vasche, secondo le esigenze e le... ambizioni del singolo acquariofilo. Il modo di procedere in ogni caso non cambia. La vaschetta, ho detto, viene riempita con acqua demineralizzata; durezza dunque vicinissima allo 0. Il pH invece può oscillare tra 5,5 e 6, mentre la temperatura dovrebbe essere regolata sui 24°C con tolleranza sino a 27°C.

Prima di dare il via alla stagione riproduttiva, è bene tenere maschi e femmine separati per almeno un paio di settimane perché questo, come anche per molti altri pesci, sembra rafforzare la possibilità di successo. Non dovrebbero anzi essere scelti esemplari provenienti dalla vasca comune d'allevamento, perché qui potrebbero già essersi verificati accoppiamenti e potremo avere esemplari inefficienti per i nostri scopi. Un consiglio pratico: studiamo attentamente i pesci nella vasca comune per distinguere con sicurezza i sessi. Poi separiamo le femmine, una per ogni vasca destinata alla riproduzione, introducendo invece i maschi, tutti insieme, in un contenitore loro dedicato. In questa fase potremo già raggiungere le condizioni chimico-fisiche migliori per la riproduzione. Dopo un paio di settimane di "isolamento" potremo aggiungere un maschio per ciascuna femmina; se avremo scelto delle "lei" ben gonfie di uova, cominceranno subito i giochi amorosi, solitamente abbastanza vivaci soprattutto con maschi che sono stati tenuti "a riposo", come qui consigliato.

Se, come è bene fare, i maschi saranno stati introdotti nelle prime ore del mattino, già la notte seguente potrebbe esserci l'accoppiamento. In ogni caso la deposizione, quasi sempre di notte, ci sarà nel giro di 3 o 4 giorni. Se ciò non fosse, conviene senz'altro cambiare uno dei riproduttori (prima il maschio) o, nei casi limite, entrambi. Se proprio non funziona,

accertiamoci che l'acqua sia quella "giusta".

I giochi amorosi: il maschio all'inizio nuota intorno alla femmina cercando di toccarla con la bocca sul dorso a ritmi sempre più rapidi. "Lei" all'inizio nuota come se niente fosse, poi però si ferma e lui si avvicina, sul fianco, per poi allontanarsi. Questa sorta di accoppiamento "simulato" si ripete diverse volte, sino a quando i partner non continuano a nuotare fianco a fianco un po' più a lungo per poi spostarsi rapidissimi verso la superficie, con tale velocità che solo una ripresa fotografica o cinematografica consente di "decifrare" al dettaglio le varie fasi.

Nel punto più alto della corsa verso il pelo dell'acqua il maschio si pone ad anello intorno alla femmina, quasi volesse abbracciarla, ed in quel preciso momento l'uno e l'altra espellono i rispettivi prodotti sessuali per poi separarsi con altrettanta rapidità. In ognuno di questi accoppiamenti vengono espulse una trentina di uova e l'intera sequenza si ripete più volte sino ad un totale che può arrivare anche oltre le 300 uova.

Tutto questo, dicevo, avviene prevalentemente di notte. Chi non volesse privarsi dello spettacolo, per quel che si riesce a vedere ad occhio nudo, potrà tranquillamente utilizzare per illuminare la vasca una lampada a luce rossa piuttosto scura, di quelle che usano i fotografi nella camera oscura; la visibilità non sarà perfetta, ma sufficiente per consentire di seguire le "danze" dei due riproduttori. Al mattino va innanzi tutto controllato il ventre della femmina: se è sgonfio e quasi incurvato, allora la deposizione è già avvenuta; ma le uova possono esserci pure se lei ne ha ancora altre nel ventre, visto che il "parto" non avviene in un'unica soluzione. Il cono di luce di una torcia rivolta verso il fondo nero della vasca ci consentirà di accertare se sono state o no deposte: le uova sono piccole e trasparenti, con sfumature marroni. Se ci sono, conviene togliere subito i partner, da sistemare separati in vasche d'allevamento, anche con normale acqua di rubinetto. Lei, se ha ancora il ventre gonfio, può essere unita ad un altro maschio in una diversa vasca per continuare la deposizione.

Appena tolti i genitori è opportuno togliere anche parte dell'acqua (con estrema cautela per evitare di aspirare le uova) per arrivare ad un livello di circa 5 cm. L'acidità dell'ambiente di riproduzione è normalmente sufficiente a tutelare le uova che, dopo circa 22 ore, si schiudono. Da questo momento si procede con aggiunte quotidiane di acqua nuova, non trattata (di rubinetto, ma lasciata "riposare" per qualche ora), in modo da abituare gradualmente gli avannotti all'ambiente di allevamento ed anche perché in acqua troppo acida i naupli di Artemia o Cyclops, che dovranno essere somministrati come cibo vivo, morirebbero troppo presto inquinando l'acqua e comunque non vivendo abbastanza da poter essere mangiati dalle larve.

Gli avannotti nuotano liberamente dopo 5 giorni circa dal momento della schiusa e solo da questo momento deve iniziare la somministrazione di alimenti. Va servito cibo vivo (preferibilmente naupli piccolissimi o Rotiferi) e in quantità non eccessiva, una sola volta, al mattino. Di sera è bene controllare che non sia "avanzato" nulla, perché gli animaletti vivi somministrati potrebbero crescere in fretta ed essere persino pericolosi per gli avannotti oppure, morendo (nel caso, ad esempio, dei naupli di Artemia), potrebbero danneggiare la "qualità" dell'acqua di allevamento.

A proposito della qualità dell'acqua facciamo un passo indietro: se la coppia introdotta nella vaschetta per la riproduzione non deporrà le uova già nel corso della...... prima notte, sarà pur necessario nutrirla. In questo caso lo si deve fare con parsimonia estrema, meglio se con cibo vivo: un solo vermetto al giorno per ciascun esemplare e non di più. L'acqua deve restare la migliore possibile, ad ogni costo.

Può sembrare difficile, ma in realtà è più complicato da raccontare che da mettere in pratica.......


Scrivimi

Pagina creata il 11 giugno 2009

Ultimo aggiornamento il 13 giugno 2009

 

Paracheirodon innesi (Neon)

Paracheirodon innesi - Foto di JJPhoto (FishBase)

Paracheirodon innesi - Foto di JJPhoto (Fishbase)

Classificazione, notizie utili, allevamento e riproduzione in acquario di uno tra i più conosciuti pesci d'acquario, il Neon.
Come si può notare raffrontando questo articolo con quelo paritetico sui Cardinale, la principale differenza tra questi due pesci quasi identici è la temperatura a cui vivono: mentre i Neon preferiscono temperature più basse, dai 20 ai 25°C, i Cardinali preferiscono temperature molto più alte, dai 24 ai 28°C, e bisogna tener conto di questo nel scegliere gli uni o gli altri, e i loro coinquillini.

CLASSIFICAZIONE 

La specie è stata descritta nel 1936 da Myers il quale la ascrisse al genere Hyphessobrycon dedicandola all'ittiologo statunitense William T. Innes. Una successiva revisione, operata nel 1960 da Géry, ha portato ad escludere, per la particolare conformazione dei denti, che la specie possa appartenere al genere Hyphessobrycon, ragion per cui è stato creato il nuovo genere Paracheirodon (= simile a Cheirodon) lasciando immutata la denominazione specifica. Molti tra gli acquariofili meno giovani continuano comunque ad utilizzare il vecchio nome, anche perché la revisione ha tardato ad affermarsi, almeno sino alla metà degli anni '60, mentre oggi non c'é più in proposito alcuna discussione. La famiglia di appartenenza è quella dei Caracidi (Characidae). Per completezza di informazione aggiungo anche, risalendo nella "scheda" di classificazione: sottordine Characoidei; ordine Cypriniformes. Può bastare, salvo ricordare che secondo alcuni autori tra la famiglia Characidae ed il genere Paracheirodon va considerata pure la sottofamiglia Cheirodontinae.

DESCRIZIONE 

Per quanto perfettamente convinto della inutilità della descrizione di un pesce universalmente conosciuto, dedico egualmente qualche rigo all'argomento, anche per consentire eventuali confronti con l'aspetto esteriore di Cheirodon axelrodi del quale parlerò più avanti. Il Neon ha corpo abbastanza fusiforme, leggermente schiacciato nella parte posteriore ed è lungo pochi centimetri: non più di 3 o 4. La bocca è piccola ed in posizione dorsale. Gli occhi invece sono relativamente grandi. La colorazione: dorso verde oliva con una fascia verde-blu luminescente al centro del corpo per quasi tutta la sua lunghezza. Al di sotto di questa fascia, dal centro sino al peduncolo caudale, è presente una larga fascia di colore rosso brillante, mentre il ventre è biancastro o argenteo. Le pinne sono trasparenti ed è presente anche una piccola pinna adiposa.

DIMORFISMO SESSUALE

Il dimorfismo sessuale non è evidente; la femmina tuttavia ha corporatura più robusta e ventre tondeggiante.

In natura

Il Neon vive, in natura, nella parte superiore del vasto bacino del Rio delle Amazzoni, in branchi anche piuttosto ampi. La gran parte se non la totalità dei pesci oggi allevati in acquario sono però riprodotti da generazioni in cattività, in particolare negli allevamenti asiatici. Forse proprio per questo non sono disponibili, o almeno non ne sono a conoscenza, studi specifici sul suo comportamento nell'habitat naturale.

In acquario

Ci può dar soccorso quel che si è appreso in anni e anni di allevamento in cattività: si tratta di una specie vivace ma del tutto pacifica, che va allevata in gruppi abbastanza numerosi, eventualmente in compagnia di altri pesci pacifici e di taglia minuta. Sconsigliabile l'allevamento con pesci di grossa taglia.

[N.d.R. - In realtà ci sono molti resoconti di scalari che, nonostante fossero cresciuti con i neon, all'improvviso hanno scoperto che erano cibo e se li sono mangiati, per cui se evitate questo abbinamento è meglio :-).
Per quanto riguarda i Discus, a parte che con loro sterebbero meglio i Cardinali, che sopportano temperature più alte, potrebbero soffrire la competizione alimentare contro i neon, molto più veloci di loro nell'accapparrarsi il cibo.]

Con Scalari e Discus può convivere, purché siano tenuti insieme sin da piccoli: crescendo uniti ai Neon, gli Scalari non li attaccheranno mai. In caso contrario potrebbero tranquillamente cibarsene.

Ad un piccolo gruppo si può riservare una vasca anche di ridotte dimensioni (intorno ai 40 litri di capienza), con pH intorno a 6,5 anche 7, durezza tra 5 e 15° dGH e temperatura non troppo alta. L'ideale per i Neon (e proprio per questo c'è chi dice che non si tratta di una specie propriamente "tropicale" ) è un'acqua tra 20 e 24°C, e per la riproduzione, anzi, come vedremo più avanti, è preferibile il livello ancor più basso.

L'arredamento dovrebbe prevedere fondo con colorazione piuttosto scura ed una fitta vegetazione lungo la parete posteriore e su quelle laterali della vasca con ampi spazi liberi al centro per il nuoto. Qualche legno di torbiera completerà efficacemente il tutto, con utilità anche sul piano delle condizioni dell'acqua per via delle sostanze che lentamente il legno di torbiera "cede" all'acqua. Per la stessa ragione può essere utile l'uso di torba nel filtro.

L'illuminazione non dovrebbe mai essere eccessivamente intensa e si può eventualmente "schermare" con piante galleggianti.

Indispensabile un buon sistema di filtraggio e frequenti cambi dell'acqua: questa pratica (sostituire ogni 7-15 giorni un 10% del contenuto della vasca con acqua "nuova" e in analoghe condizioni fisico-chimiche) è tra le più trascurate dagli acquariofili. Eppure è solo questo il "segreto" per allevare pesci sani, robusti e capaci di riprodursi!

Ancora una considerazione: i migliori risultati sul piano estetico col Neon si ottengono o in una piccola vasca tenendo solo questa specie oppure in un acquario relativamente grande allevando un congruo numero di questi pesci insieme ad altri branchi di Caracidi, fatto salvo naturalmente il gusto di ciascun acquariofilo. Ognuno può legittimamente preferire altre soluzioni purché in accordo con il rispetto per le condizioni d'allevamento necessarie alla specie.

L'alimentazione

Paracheirodon innesi è onnivoro: in acquario può essere nutrito con qualsiasi alimento minuto, tra quelli di produzione industriale o cibi vivi. Importante, come sempre, offrire una dieta variata, mentre alcuni autori consigliano anche l'uso di cibi che stimolino lo sviluppo della colorazione.

La riproduzione

Vedremo più avanti che Cheirodon axelrodi deve essere riprodotto in acqua completamente demineralizzata, a durezza zero o quasi. Il Neon per fortuna non ha esigenze altrettanto drastiche, ma anche per lui occorre acqua comunque tenera (dGH tra 2 e 5°) con pH tra 5 e 6 e temperatura (l'ho già accennato) intorno a 18-20°C. Basterà in altre parole decalcificare la normale acqua d'allevamento e aggiungere un po' di acqua demineralizzata.

La vaschetta per la deposizione va preparata così: una griglia sul fondo (una rete in plastica atossica ben fissata alle pareti) che consenta il passaggio delle uova e non quello dei riproduttori, distanziata di un centimetro o due dal vetro di base. Su questa griglia sistemiamo un ciuffetto di Vesicularia dubyana, conosciuta tra gli acquariofili come "muschio di Giava". Non appena avremo iniziato a preparare l'ambiente per la riproduzione conviene catturare i pesci destinati all'accoppiamento e tener separati qualche giorno i maschi e le femmine.

Dopo di ché i partner prescelti vanno messi insieme nella vasca da riproduzione nella quale non dovranno essere mai nutriti, per evitare qualsiasi rischio di inquinamento. Se si immettono alla sera, quasi certamente l'accoppiamento ci sarà il mattino seguente. Il maschio "avvinghia" la femmina mentre la coppia si muove dal fondo verso la superficie, ed è in questo momento che vengono espulsi i prodotti sessuali. Ognuno di questi rituali si conclude con la deposizione di una ventina di uova, che saranno salvate dall'aggressione dei riproduttori cadendo sotto la griglia. Il tutto si ripete più volte sino a quando le uova deposte non sono un centinaio e comunque non più di 200.

A questo punto vanno tolti i riproduttori (quando la femmina ha ventre "sgonfio"). Un tempo si consigliava di oscurare la vasca, perché si riteneva che le uova fossero fotosensibili a tal punto da essere irrimediabilmente danneggiate anche dalla minima quantità di luce. Esperienze più recenti fanno ritenere eccessiva una tale precauzione. E' bene tuttavia non corredare la vasca d'allevamento con alcuna illuminazione artificiale (basterà la luce diffusa del giorno) almeno sino a quando gli avannotti non saranno già dei piccoli Neon, tali e quali ai loro genitori, salvo che per la taglia.

Torniamo alle uova: la schiusa avviene dopo 24 ore o non molto di più. Appena dopo la deposizione conviene (come dirò meglio più avanti parlando del Cardinalis) ridurre il livello del liquido e poi procedere a quotidiane piccole aggiunte di acqua con parametri chimico-fisici simili a quelli presenti nelle vasche d'allevamento. Dopo circa 5 giorni gli avannotti avranno consumato il loro sacco vitellino e cominceranno a nuotare liberamente. E' questo il momento nel quale si deve cominciare a fornire cibo. Inizialmente deve essere necessariamente vivo: l'ideale sono Parameci e Rotiferi, ma anche naupli di Artemia appena schiusi ci consentiranno di ottenere buoni risultati

Particolarità

Vale la pena di sottolineare che, a dispetto dell'aspetto minuto, Paracheirodon axelrodi è un pesce abbastanza robusto e molto longevo, può vivere in acquario anche 8 o 10 anni. Proprio per questo conviene scegliere per l'acquisto unicamente esemplari esenti da ogni malattia e fisicamente in buone condizioni (forma, colore, vivacità, ecc.). Lo dico perché, purtroppo, non sempre i pesci provenienti da allevamenti orientali sono di "qualità" adeguata.

Analogo discorso per chi vorrà tentarne la riproduzione; solo gli esemplari "migliori" sono adatti allo scopo, per non contribuire noi stessi ad un innegabile deterioramento della razza, almeno per taluni ceppi non sufficientemente tutelati in impianti di riproduzione a scopo industriale. Se siamo appassionati sino in fondo dobbiamo cominciare, noi acquariofili, a farci carico anche di questo: indipendenza dalla natura sta bene, per evitare di creare danni a un mondo già tanto tartassato, facciamolo però cercando di migliorare e non il contrario.

Ancora: i Neon possono essere talvolta colpiti da una malattia, la Plistofora, che non a caso è detta "malattia del Neon". Produce macchie biancastre che prendono via via il posto della colorazione abituale, che svanisce. Non c'è cura veramente efficace, quindi i soggetti colpiti vanno subito isolati. Il primo che scoprirà un rimedio sicuro farà del bene all' acquarofilia, ma per il momento non c'è altro da fare che contenere i danni. Se avremo scelto con cura soggetti sani, non corriamo comunque alcun rischio.


Scrivimi

Pagina creata il 11 giugno 2009

Ultimo aggiornamento il 13 giugno 2009

 

Guida all'identificazione delle piu' comuni lumache d'acqua dolce

Stijn Ghesquiere

Traduzione della pagina
"Various freshwater snails"
su AppleSnail.net, il sito migliore e più completo dedicato alle Ampullarie, che potete leggere al link seguente nella versione originale in inglese.

Un ringraziamento particolare a Stijn Ghesquiere, l'autore della pagina e di tutto l'ottimo sito, per il suo enorme contributo alla conoscenza delle Ampullarie e delle altre lumache d'acqua dolce.

Le Ampullarie sono solo una piccola parte di tutte le specie di lumache che popolano acquari e laghetti in tutto il mondo, così non si possono non dare alcune informazioni di base sulle altre comuni lumache d'acqua dolce.
Questa vista generale non è in alcun modo completa e siete quindi avvisati di dare uno sguardo ad altri siti web, anche per raccogliere informazioni più specifiche (date un'occhiata alla sezione link).

Posto che le vostre lumache non siano Ampullarie, questa è una piccola guida per facilitare l'identificazione delle vostre lumache d'acqua dolce in acquario. Ricordatevi che questa guida non è assolutamente completa, vuole soltanto darvi un aiuto per indirizzarvi nella giusta direzione. Per informazioni più specifiche, potrete utilizzare la letteratura specializzata.

Guida all'identificazione

Conchiglia a forma di scodella, senza spirali:

Conchiglia a forma di scodella, senza spirali - www.applesnail.net
  • Conchiglia sottile e trasparente, larga meno di 8 mm. --> Acrolixidae
  • Conchiglia spessa e pesante, con un disegno molto colorato all'esterno --> Septaria (Neritidae)
  • Conchiglia senza disegni colorati, mediamente spessa e relativamente alta --> Ancylini (Planorbidae)

Conchiglia a forma di goccia:

Conchiglia a forma di goccia - www.applesnail.net
  • Conchiglia pesante, a forma di goccia, spesso con un disegno molto colorato. Opercolo piccolo e non concentrico (la "porta" della conchiglia si sviluppa da un lato della columella, non da tutti i lati) --> Neritidae

Conchiglia discoidale (piatta, tutte le spire su di un piano):

Conchiglia discoidale - www.applesnail.net
  • Opercolo presente, conchiglia che supera spesso i 3 cm., spesso con con strisce longitudinali (lungo le spirali - bande spiraliformi) --> Marisa (Ampullariidae)
  • Opercolo assente, conchiglia di dimensioni inferiori ai 3 cm., senza strisce e/o disegni colorati --> Planorbidae

Conchiglia rotondeggiante:

Conchiglia rotondeggiante - www.applesnail.net
  • Conchiglia rotondeggiante, spesso con un disegno a strisce spiraliformi. Dimensioni: fino a 5 cm. Opercolo concentrico --> Viviparidae

Conchiglia conica:

Conchiglia conica - www.applesnail.net
  • Conchiglia sottile o mediamente spessa. Lumaca relativamente piccola (2 cm. al massimo). Conchiglia sinistrorsa (le spire si avvolgono verso sinistra). Apertura della conchiglia molto larga, opercolo assente --> Physidae

Conchiglia conica - www.applesnail.net
  • Conchiglia pesante, con la sommità appuntita e aguzza (talvolta assente a causa dell'erosione). Le dimensioni arrivano al massimo ai 3 cm. Superficie della conchiglia ruvida. Opercolo concentrico --> Thiaridae

Conchiglia conica - www.applesnail.net
  • Conchiglia sottile, con una grande apertura. Nessun disegno colorato. Sommità appuntita e opercolo assente. le dimensioni arrivano al massimo ai 7 cm. Le lumache hanno bisogno di risalire alla superficie dell'acqua di tanto in tanto, per ricambiare l'aria nel polmone --> Lymnaeidae

Sottoclasse PULMONATA

Famiglia Acroloxidae

Le lumache di questa famiglia non hanno la classica conchiglia a spirale, ma una conchiglia a forma di cappuccio, o a scodella.
La famiglia Acroloxidae comprende 2 generi: il genere Acroluxus con 5 specie (Nord America, Europa e Asia Nord orientale) ed il genere Pseudancylastrum con 3 specie (tutte endemiche del lago Baikal).
La dimensione di queste lumache varia dai 2 agli 8 mm. Si presentano come piccoli punti bianchi sulle piante e sui vetri dell'acquario. Non sono considerate pericolose, sebbene la loro presenza in grande numero possa essere fastidiosa quando arrivano a ricoprire intere zone dei vetri. Tuttavia, come tutte le lumache, se la disponibilità di cibo si riduce, la popolazione di queste lumache decrementerà spontaneamente.

Acroloxus lacustris con la luce proveniente dal basso - www.applesnail.net

Acroloxus lacustris con la luce proveniente dal basso

Acroloxus lacustris  vista di lato - www.applesnail.net

Acroloxus lacustris vista di lato

Acroloxus lacustris riflettenti una sorgente di luce - www.applesnail.net

Acroloxus lacustris riflettenti una sorgente di luce


Famiglia LYMNAEIDAE

La nomenclatura della famiglia Lymnaeidae è tuttora piuttosto confusa. Tale famiglia è suddivisa in due sottofamiglie accettate generalmente: Lancinea e Lymnaeinae.
La sottofamiglia Lancinea è abbondantemente diffusa nel Nord America settentrionale (bacini dei fiumi Columbia, Umpaqua, Klamath e Sacramento) e comprende il genere Fisherola con una specie e Lanx con 4 specie in due sottogeneri.
Ci sono molte divergenze sulla nomenclatura della cosmopolita sottofamiglia Lymnaeinae. Alcuni autori accettano soltanto un genere (Lymnea) mentre altri preferiscono fino a 7 generi differenti (Galba, Stagnicola, Radix, Lymnea s.s. e altri generi).

La respirazione in queste lumache è d'aria, attraverso i polmoni. I loro habitats preferiti sono le acque da stagnanti a con debole corrente, con fittissima vegetazione.
Sia la conchiglia che il corpo della lumaca sono destrorsi, il che significa che l'apertura della conchiglia è situata sulla destra se uno osserva la conchiglia con l'apice puntato verso l'alto e in modo che sia visibile l'apertura della conchiglia.
L'apertura del polmone sul lato destro del corpo indica la struttura destrorsa del corpo.
Le uova trasparenti vengono deposte in un solido ammasso gelatinoso attaccato a piante, rocce o altri oggetti. Queste lumache sono ermafrodite e due di esse sono sufficienti a dare origine ad un grande numero di esse in poco tempo.
La loro dimensione varia da 1 cm (Lymnea truncata, Müller), 3 cm (Lymnea peregra, Müller) fino a 7 cm (Lymnea stagnata, Linnaeus).

Lymnea ovata - www.applesnail.net

Accoppiamento di Lymnea (Radix) ovata

Lymnea auricularia - www.applesnail.net

Lymnea (Radix) auricularia

Lymnea stagnalis - www.applesnail.net

Lymnea stagnalis, uova

Lymnea stagnalis - www.applesnail.net

Lymnea stagnalis (giant pond snail)

Lymnea stagnalis - www.applesnail.net

Lymnea stagnalis, dimensioni: da 3.5 a 7.0 cm


Famiglia Physidae

La famiglia Physidae è originaria dell'Europa, Asia settentrionale, America centrale e Africa occidentale.
Sono generalmente accettati 4 generi: Physa, Physella, Aplexa (Europa, America, Asia e Africa) e Stenophysa (America centrale).

Le lumache di questa famiglia hanno sia la conchiglia sinistrorsa (con le spire che si svolgono verso destra) che il corpo sinistrorso (apertura del polmone verso sinistra) e il bordo del mantello con due lobi che abbracciano la conchiglia ai due lati destro e sinistro del corpo. Questa estensione del mantello allarga la superficie del corpo; probabilmente per accrescere lo scambio di O2 e CO2 (una sorta di funzione branchiale), che rende possibile a questi polmonate di rimanere sommerse per periodi più lunghi.
Queste lumache depongono uova trasparenti che vengono incastonate in un solido ammasso gelatinoso, attaccato a piante, rocce o altri oggetti.
Le dimensioni delle lumache della famiglia Physidae varia da 13 mm. (Physa fontinalis ) a 20 mm. (Physa acuta ).

Physa acuta

Physa acuta, dimensioni: 12mm

Physa acuta

Physa acuta, visibile il lobo sinistro del mantello

Physa acuta - www.applesnail.net

Physa acuta, visibile il lobo destro del mantello

Physa acuta - www.applesnail.net

Physa spec. con una bella pigmentazione del mantello, visibile attraverso la fragile conchiglia


Famiglia Planorbidae

Quella delle Planorbidae è di gran lunga la più grande famiglia di lumache polmonate acquatiche, e sono ampiamente distribuite in tutto il mondo.
All'interno della famiglia Planorbidae sono riconosciute 3 sottofamiglie: Rhodacmeinae, Buliniae e Planorbinae; queste ultime due sono suddivise in gruppi, ognuno comprendente parecchi generi. Tuttavia, ci sono molte discussioni su molti dei generi e delle specie. Molti generi e specie sono considerati essere non validi e sinonimi l'un l'altro da parecchi autori.

La sottofamiglia Rhodacmeinae contiene un genere con 3 specie, le quali vivono tutte nei bacini di drenaggio dei fiumi Tombigbee (Alabama) e Tennessee, negli Stati Uniti sud orientali.

La distribuzione in natura della sottofamiglia Buliniae si suddivide in 3 gruppi:

  • Bulinini con 4 generi: Bulinus (Africa, Madagascar, Asia occidentale e Europa meridionale), Indoplanorbis (Asia meridionale), Laevapex (America nord orientale) e Gundlachia (America centrale e meridionale).
  • Physastrini con forse 12 generi validi: Gliyptophysa (Australia sud orientale, Tasmania, Nuova Zelanda e Nuova Caledonia), Physastra (Australia, Nuova Zelanda, Nuova Caledonia, Sumatra, Filippine e parecchie isole del Pacifico), Ameriana (Australia settentrionale e nord orientale, Nuova Guinea, Indonesia, Tailandia e Filippine), Barnupia (Africa tropicale), Ferresia (Nord America), Pettancyclus (Australia, Nuova Zelanda, Asia orientale e meridionale e Africa orientale), Isidorella (Australia occidentale e meridionale), Bayardella (Australia), Patelloplanorbis (Nuova Guinea), Oppletora (Australia settentrionale), Ancylastrum (Tasmania) e Miratesta (Indonesia).
  • Camproceratini con due generi: Helisoma in Nord America e Planorbarius (Nord America, Europa e Asia settentrionale).

La sottofamiglia Planorbinae comprende 5 gruppi:

  • Planorbulini con un genere: Planorbula (Nord America). Tuttavia, in accordo con alcuni autori, questo gruppo include anche i generi Menetis, Promenetus e Planorbella.
  • Biomphalariini con due generi: Biomphalaria (Africa, Madagascar, America centrale e meridionale, Asia occidentale ed Europa) e Drepanotrema (America centrale e meridionale)
  • Planorbini con 7 generi: Planorbis (Europa e Siberia occidentale), Afrogyrus (Africa tropicale e Madagascar), Afrogyorbis (Africa tropicale), Anisus (Europa e Siberia occidentale), Bathyomphalus (Europa e Asia settentrionale), Gyraulus (Europa, Asia settentrionale ed orientale, Africa e Australia) e Choanomphalus (fiumi della Siberia occidentale, Volga, popolazioni locali nei laghi).
  • Segmentini con 6 generi: Segmentina (Europa e Asia settentrionale), Hippeutis (Europa e Asia settentrionale), Lentorbis (Africa tropicale), Polypylis (Asia orientale) e Helicorbis (Asia orientale)
  • Ancylini con un genere: Ancylus (Nord America, Europa settentrionale, Asia settentrionale)
Panorbis sp. - www.applesnail.net

Planorbis species (Ramshorn snail)

Panorbis sp. - www.applesnail.net

Planorbis spec. (Ramshorn snail)

La maggior parte delle Planorbidae hanno una conchiglia piatta, in qualche modo simile nella forma alle corna degli arieti, in inglese rams horn, da qui il loro nome comune di ramhorn snalis. Tuttavia, non tutte le lumache con questa forma sono Planobidae, per esempio il genere Marisa delle Ampullariidae (apple snails) ha una forma del corpo simile.
La conchiglia di molte Planorbidae è destrorsa (le spire si avvolgono verso destra) ma il loro corpo è sinistrorso, una situazione simile a quella del genere Lanistes delle Ampullariidae, che hanno una conchiglia sinistrorsa e il corpo destrorso. Siccome le conchiglie raccolte sono spesso vuote, queste lumache vengono considerate destrorse per determinate ragioni pratiche, ma chi ha conoscenze anatomiche può chiamare queste lumache destrorse ipertrofiche. D'altro canto, alcuni generi delle Planorbidae, come Ameriana e Physastra del gruppo Physastrini hanno una conchiglia conica, rotondeggiante e sinistrorsa, mentre il genere Ancylus ha conchiglie piatte a forma di cappello, simile alle lumache della famiglia Acroloxidae.

Le uova delle lumache ermafrodite della famiglia Planorbidae vengono deposte in grappoli trasparenti su piante, rocce ed altri oggetti.
La maggior parte dei membri della famiglia Planorbidae preferisce habitats con acque dalla debole corrente o stagnanti, come laghetti, laghi e paludi.


Sottoclasse Prosobranchia

Famiglia THIARIDAE

Le specie Melanoides tubercolata (Muller, 1774) e Melanoides granifera (Lamarck, 1822) sono le specie meglio conosciute di questa famiglia e si ritrovano nella maggior parte degli acquari di tutto il mondo.
Le appartenenti alla famiglia Thiaridae sono lumache d'acqua dolce cosmopolite. La maggior parte delle specie di questa famiglia strisciano attraverso il fango alla ricerca di cibo, uno stile di vita che le rende allettanti da allevare in acquario, in quanto arano e arieggiano il terreno. Questo le rende anche molto numerose, e il modo migliore per vederle è durante la notte o quando sono in soprannumero. In quest'ultimo caso, la sovralimentazione dei pesci nell'acquario può aver causato una eccessiva crescita della popolazione delle lumache.

La loro robustezza è probabilmente la ragione principale del loro successo sia in natura che negli acquari di tutto il mondo. L'opercolo corneo di queste lumache le rende capaci di chiudere la loro conchiglia per proteggersi dalla siccità e dai predatori. Possono sopravvivere facilmente a periodi di siccità per dei mesi, nascoste nel fondo.

Un'altra cosa che contribuisce alla loro abilità nel sopravvivere è la robustezza e la compattezza della loro conchiglia; la maggior parte dei pesci che mangiano lumache, così come molti altri predatori, non sono in grado di rompere la loro conchiglia. Ed anzi, i predatori che le ingoiano non avranno mai beneficio dalla loro carne, in quanto queste lumache possono talvolta sopravvivere al viaggio lungo l'intestino. Questo è un grande vantaggio per queste lumache, in quanto si possono espandere in nuove aree dopo essere state mangiate da un uccello ed espulse con le feci.

Una delle loro caratteristiche più rimarchevoli è la loro riproduzione per partenogenesi: le femmine non fecondate sono in grado di riprodursi. Così è sufficiente una sol lumaca per averne molte in poco tempo.

Melanoides granifera - www.applesnail.net

Melanoides granifera

Melanoides granifera - www.applesnail.net

Melanoides granifera

Melanoides tuberculata - www.applesnail.net

Melanoides tuberculata

Generi:

  • Aylacostoma: America Centrale e Meridionale
  • Cubaedomus: Cuba
  • Dorissa: America Meridionale
  • Fijidoma: Isole Fiji
  • Hemisinus: America Meridionale
  • Melanatria: Madagascar
  • Melanoides: Europa meridionale, Africa; Asia meridionale, Oceania
  • Pseudopotamis: Australia
  • Sermyla: Sudest Asiatico, Oceania
  • Sermylasma: Australia
  • Thiara: dall'Africa orientale alla Polinesia, alcune specie hanno dei range amplissimi
  • Tylomelania: Celebes

Famiglia VIVIPARIDAE

Viviparus viviparus (Linnaeus) - www.applesnail.net

Viviparus viviparus (Linnaeus)

Le Viviparidae hanno una distribuzione universale.

Sottofamiglia Viviparinae:

  • Viviparus: Nord America orientale e la maggior parte dell'Europa
  • Tulatoma: endemica del fiume Coosa River, Alabama, USA

Sottofamiglia Campelominae o Lioplacinae:

  • Campeloma: Nord America orientale
  • Lioplax: Nord America orientale

Sottofamiglia Bellamyinae:

  • Bellamyia: Africa, India, Sudest Asiatico.
  • Cipangopaludina: Asia orientale e sud orientale, ed in ogni luogo esotico.
  • Notopala: Australia orientale, Australia nord orientale.

Famiglia NERITIDAE

Neritina natalensis - www.applesnail.net

Neritina natalensis (Reeve, 1845), una specie d'acqua dolce sudafricana

Septaria species, Patella d'acqua dolce - www.applesnail.net

Septaria species, Patella d'acqua dolce

Neritina sconosciuta - www.applesnail.net

Nerita d'acqua dolce sconosciuta - Possibile origine: Pangandaran, Giava?

Neritina sconosciuta - www.applesnail.net

Nerita d'acqua dolce di specie sconosciuta

La maggior parte delle appartenenti alla famiglia Neritidae sono lumache d'acqua salata, ma alcune specie si sono adattate ad ambienti d'acqua salmastra e d'acqua dolce.
La forma a goccia delle loro conchiglie le rende facilmente distinguibili dalla maggior parte delle lumache d'acqua dolce. Il disegno colorato spesso molto bello ed attraente delle conchiglia è molto diverso dall'aspetto generalmente poco evidente della maggior parte delle lumache d'acqua dolce.
Le Neritidae hanno sessi separati, e le piccole uova bianche sono deposte su rocce, vetri e altri oggetti solidi. Lo sviluppo di queste uova è veramente lento, il che spiega come mai queste lumache sono spesso più costose di lumache che crescono più velocemente, come le Ampullariidae.
Per gli acquariofili queste lumache sono una scelta molto allettante, sia per il loro aspetto, sia per il controllo delle alghe. Non hanno molto appetito per le piante, mentre non ci sono alghe che riescano a salvarsi da loro.
Nonostante queste lumache non siano sempre facili da ottenere, parecchie specie sono occasionalmente offerte nel commercio acquariofilo:

  • Clypeolum : molto diffuse nei bacini tropicali del Pacifico
  • Fluvionerita : torrenti montani della Giamaica
  • Neritilia : tutte le regioni tropicali
  • Neritina : coste atlantiche tropicali, Indo-Pacifiche.
  • Neritodryas : arcipelago malese.
  • Septaria : fiumi e torrenti delle grandi isole del Sud-Pacifico, Madagascar, India.
  • Theodoxus : Europa e Asia sud occidentale

Tuttavia, non c'è completo accordo tra i diversi autori riguardo i generi e i range dati per l'inclusione delle loro specie.


Più info?

Date un'occhiata a questi siti:

  • Freshwater Molluscan Shells by Martin Kohl per avere buone informazioni su specie, generi, ecc. Con tantissime fotografie.
  • Heather's snail website Contiene buone osservazioni e descrizioni del comportamento delle lumache della famiglia Physidae
  • The domain of the Ampullariidae: non sono elencate solo le Ampullariidae, ma potrete trovare anche una notevole collezione di informazione su tutti i tipi di lumache d'acqua dolce. Uno dei migliori siti sulle lumache...
  • Man and Mollusc Il sito Risorsa per Studenti, Educatori, e per chiunque voglia imparare qualcosa di più sull'affascinante mondo dei Molluschi.

© Stijn Ghesquiere - www.applesnail.net

Articoli correlati:

Come riconoscere un'Ampullaria

Articolo di Stijn Ghesquiere che mostra quali sono le caratteristiche più visibili che distinguono le ampullarie.

Come riconoscere le specie di Ampullaria

Altro articolo di Stijn Ghesquiere in cui spiega come di spossono distinguere tra loro le varie specie della famiglia Ampullariidae.
Al termine dell'articolo c'è un sunto della complicata storia nomenclaturale della famiglia, ancora fonte di discussione tra i vari studiosi.


Scrivimi

Pagina creata il 2 giugno 2009

Ultimo aggiornamento il 10 agosto 2009

 

Campagna di Legambiente "La notte dei rospi"

di Annalisa Plaitano

Ogni anno i rospi ed altri anfibi muoiono schiacciati dalle auto nel tentativo di attraversare le strade trafficate per raggiungere i siti di riproduzione. Annalisa Plaitano descrive il problema e le soluzioni messe in atto dalla Lega Ambiente.

Articolo tratto da Neptunalia, rivista d'acquariofilia e terrariofilia sul web.
Neptunalia è una associazione naturalistica senza scopo di lucro, che intende raccogliere e divulgare tutto quel che c’è da sapere sul mondo dell’acquariofilia e terraristica, con tono rigorosamente scientifico ma con sguardo da veri appassionati.

Gli anfibi sono una componente fondamentale dell’equilibrio ecologico dei nostri ecosistemi: anche se molte persone li conoscono poco, e magari non li apprezzano, è ad essi che si deve il contenimento delle popolazioni di insetti parassiti dell’uomo (ad esempio la zanzara) e di altri invertebrati dannosi per l’agricoltura (ad esempio le lumache).

Purtroppo però l’ignoranza e soprattutto l’antropizzazione indiscriminata stanno distruggendo l’habitat di rane, rospi, raganelle, tritoni e salamandre, e cioè le piccole zone umide come stagni, pozze e abbeveratoi che si trovano anche nelle periferie delle nostre città.

Gli anfibi possono vivere bene solo in determinate condizioni: se si verificano cambiamenti drastici dei vari parametri ambientali, specie per quanto riguarda l’igrometria e la presenza di inquinanti, essi sono tra i primi animali a soffrire; anche per questo motivo molti anfibi sono considerati “bioindicatori” della qualità dell’ambiente.

Un’altra causa della crescente minaccia nei confronti di questi animali, che sta portando all’estinzione molte specie, è il traffico stradale. Spesso l’habitat di rane e rospi è frammentato da strade che gli animali sono costretti ad attraversare, soprattutto nel periodo della riproduzione in primavera, rimanendo frequentemente vittime delle autovetture.

Dal 2005 Legambiente porta avanti una campagna denominata “La notte dei rospi” che opera, a diversi livelli, per la salvaguardia e la protezione delle zone umide e degli anfibi. In particolare, per la necessità di limitare le stragi soprattutto di rospi che si verificano ogni anno verso febbraio - marzo, Legambiente nelle regioni Piemonte e Valle d’Aosta (come capofila ma ormai in tutta Italia) ricerca numerosi volontari che assistano questi animali nell’attraversamento delle strade, trascorrendo contemporaneamente una serata diversa e divertente in compagnia. Le tipologie d’intervento sono:

  • installare barriere lungo le principali strade interessate da questi spostamenti che impediscano ai rospi di attraversare; effettuare un “servizio taxi” trasportando i rospi dall’altra parte della strada in contenitori di plastica;
  • svolgere una campagna di informazione e sensibilizzazione nei confronti delle problematiche relative all’ecologia di questi animali e alla conoscenza delle zone umide; creare strategie di monitoraggio e censimento della realtà faunistica delle zone interessate.

Una breve intervista al dott. Andrea Patalani, responsabile della campagna, ci ha permesso di comprendere meglio le cause di questa decimazione, nonché l’iniziativa nata per porvi rimedio: “Il periodo interessato inizia tendenzialmente alla fine di febbraio e si conclude all’incirca ad aprile, ma ciò dipende dal momento in cui comincia il movimento dei rospi, che sono capaci di spostarsi fino a 5 km dal posto in cui svernano al sito di riproduzione.
A sua volta questo momento è fortemente influenzato dalle condizioni meteorologiche, che possono essere diverse di anno in anno, con variazioni anche di particolare intensità (come la primavera scorsa che è stata molto calda). L’inizio solitamente dipende dalle piogge e per questo motivo di solito gli spostamenti iniziano prima al Sud. La migrazione all’andata verso i luoghi di riproduzione dura circa 3 - 4 giorni, mentre il ritorno dura circa 20 giorni. È importante contestualizzare questo tipo di intervento in una più grande campagna di sensibilizzazione ed educazione sull’importanza delle zone umide e della conservazione della biodiversità, altrimenti si rischia di mobilitare molte energie per un risultato troppo limitato”. Continua poi Patalani: “Per questo motivo negli anni abbiamo cercato di fare aderire il maggior numero di regioni italiane, e di coinvolgere realtà associative soprattutto a carattere ambientalista come WWF, LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia), e diversi centri di ricerca. Ogni anno abbiamo potuto monitorare dai 2000 ai 3000 individui di rospo comune (Bufo bufo, ndr) tranne la primavera scorsa, che erano circa un terzo.

Per aderire alla campagna o anche solo per informazioni si può consultare il sito http://www.legambientepiemonte.it/rospi.htm, oppure telefonare al numero 011 - 2215851”.

Ringraziamo il dott. Patalani e facciamo a lui ed a tutti i volontari un augurio di buon lavoro.

© Annalisa Plaitano (Neptunalia)


Scrivimi

Pagina creata il 15 aprile 2009

Ultimo aggiornamento il 16 aprile 2009

 

Due nuove Vallisneria e quattro vecchie!

Presentazione e descrizione delle caratteristiche dei tipi di Vallisneria prodotti dalla ditta Tropica. Sono elencate differenze e similitudini, con foto esplicative, e si danno utili consigli per la coltivazione e la propagazione.

Traduzione dell'articolo
"Two new Vallisneria and four oldies!"
sul sito della Tropica Aquarium Plants che potete leggere al link seguente
nella versione originale in inglese.

La Vallisneria e' conosciuta nell'hobby dell'acquariofilia da parecchi anni, il che significa che la maggior parte degli acquariofili hanno provato a coltivarla nelle loro vasche per un qualche tempo.

Generalmente, le specie di Vallisneria sono piante robuste e quindi alcune di loro sono davvero adatte ai principianti. Tuttavia, un paio di nuove specie di Vallisneria sono diverse da quelle tradizionali e quindi interessanti anche per gli esperti. In questo articolo rivedremo l'intero gruppo, ponendo maggiore enfasi su Vallisneria nana e su Vallisneria americana "mini Twister", che sono due nuovi tipi di Vallisneria della Tropica con nuove possibili applicazioni in acquario.

Vallisneria in acquario - www.tropica.com

Vallisneria americana "mini Twister"
in acquario - Foto di Jan Ole Pedersen

La Vallisneria non è facilmente confondibile con altre piante d'acquario, a parte forse dalla Sagittaria, con cui condivide alcune delle caratteristiche morfologiche. La Vallisneria ha foglie nastriformi e si propaga tramite stoloni. Tuttavia, le foglie variano considerevolmente da specie a specie e perfino da varietà a varietà, il che la rende interessante ed adatta per vari usi nell'acquario. Il colore delle foglie varia da verde scuro a rosso scuro, ma la più grande varietà si ritrova nella morfologia della foglia e nelle dimensioni massime della pianta. La lunghezza massima varia da meno di 10 centimetri a parecchi decimetri e le foglie vanno da filiformi a molto larghe. Queste ultime sono molto robuste e spesse vengono usate negli acquari di grandi ciclidi, mentre i tipi più piccoli possono essere usati per il primo piano o la zona mediana della vasca, dove le foglie a forma di nastro e talvolta a forma di spirale offrono un buon contrasto con le altre piante dell'acquario.

La Vallisneria è diffusa nella maggior parte delle regioni tropicali e subtropicali ed appartiene al gruppo di piante acquatiche “obbligate” poiché non possono sopravvivere se il corpo d'acqua si prosciuga durante la stagione secca. Di conseguenza, si trova principalmente in acque permanenti, in cui può formare grandi praterie.

Come la maggior parte delle altre piante acquatiche obbligate, quando si riproduce sessualmente ha evoluto una strategia specializzata di impollinazione. I fiori maschili vengono rilasciati sott’acqua ma poiché sono meno densi immediatamente galleggiano sulla superficie. Qui, vengono bloccati dal fiore femminile che galleggia sulla superficie dell'acqua sostenuto da un lungo gambo. Quindi, l'impollinazione non è effettuata dagli insetti, ma tramite i movimenti dell'acqua che trasportano il polline al fiore femminile.

Tipicamente, la Vallisneria preferisce acqua dura e raramente in natura si trova in acqua tenera ed acida. Le specie più robuste non richiedono e non hanno bisogno di aggiunta di co2, poiché in natura si presentano nelle acque poco profonde di laghi che sono naturalmente poveri di CO2 libera.

Si legge spesso che Cryptocoryne e Vallisneria non possano crescere insieme perché emettono delle sostanze chimiche che ostacolano lo sviluppo di altre piante (un fenomeno denominato allelopatia). Tuttavia, questa è una leggenda! Siccome preferiscono acque abbastanza differenti, una di loro crescerà meglio e prevarrà sull'altra. Se l'acquario è relativamente scuro e contiene acqua tenera, la Cryptocoryne vincerà la concorrenza interspecifica, mentre se l'acquario ha molta luce ed acqua dura, la Vallisneria prevarrà sulle Cryptocoryne. In un acquario con condizioni comprese tra i due estremi, coabiteranno senza problemi.

Nomi confusi

Negli scorsi 25 anni, il genere Vallisneria è passato attraverso un’importante revisione. Generalmente, questo significa che le Vallisneria vendute nei negozi per acquari appartengono alle specie Vallisneria americana o Vallisneria spiralis. Infatti, Vallisneria spiralis non è la pianta con le foglie a spirale, come parrebbe indicare il nome. Al contrario spiralis si riferisce al gambo del fiore, che in questa specie ha la forma appunto di una spirale. Apparentemente, le due specie si trovano insieme soltanto in pochi luoghi del mondo, per esempio nelle Filippine ed in Nuova Guinea. In Australia tuttavia, da dove proviene una delle specie, ospita molte specie differenti ed in tutto il mondo sono state descritte più di 20 specie.

Vallisneria nana - con foglie lunghe e strette

Vallisneria nana - www.tropica.com

Vallisneria nana
(Tropica n. 056C)

La Vallisneria nana è l'ultima specie di Vallisneria commercializzata da Tropica. È stata inclusa nell'assortimento perché le foglie verde scuro sono considerevolmente più strette di quelle delle altre specie di Vallisneria ed anche perchè la lunghezza massima delle foglie è leggermente più corta della maggior parte delle altre specie. Questa pianta è molto adatta alla zona mediana dell’acquario perché ha le foglie meno fitte delle altre specie di Vallisneria, ma può anche essere usata come pianta da sfondo in acquari più piccoli.

Nei suoi habitat naturali, che sono rappresentati dai torrenti fangosi dell’Australia settentrionale, le foglie della Vallisneria nana sono rigide e soltanto 15 cm circa lunghezza, mentre la lunghezza massima delle foglie in acquario arriva ai 30-80 cm e con foglie tenere e flessibili, probabilmente a causa della differente illuminazione e dei diversi elementi nutritivi in acquario. È a crescita rapida e di poche pretese, perciò cresce bene con illuminazione sia bassa che alta, in acqua dura o tenera ed in una vasta gamma di temperature da 20-28°C.

La Vallisneria nana si propaga velocemente tramite stoloni e una volta che ha sviluppato un buon sistema radicale, forma presto in acquario dei gruppi folti e compatti. In Tropica, la pianta viene conservata in vaso e ciò consente alla pianta di formare nuove radici nella nostra nursery prima di essere venduta nei negozi, il che significa che la pianta è più robusta e si acclimata meglio una volta ricevuta dall’acquariofilo. Ogni vaso contiene sei - otto piante singole che dovrebbero essere piantate staccate in un piccolo gruppo, secondo il layout dell'acquario. Le piante solitarie in genere producono foglie più corte, mentre piante in gruppi ravvicinati tendono a formare foglie molto più lunghe.

Vallisneria Americana "Mini Twister" - per il primo piano

Vallisneria american amini Twister - www.tropica.com

Vallisneria americana
"mini Twister"
(Tropica n. 056B)

Come indicato dal nome, Vallisneria Americana Mini Twister è una pianta piuttosto piccola. Le foglie corte (10-15+ cm) la rendono particolarmente utile per il primo piano e la zona mediana dell’acquario, mentre le foglie ritorte forniscono un bel contrasto di colore quando la luce viene riflessa dalla superficie delle foglie.
Ci sono parecchie piante di Vallisneria con foglie a forma ritorta e a spirale ma la loro origine precisa è sconosciuta. Tuttavia, nel lago Torta in Giappone molti anni fa è stato recuperato un esemplare con foglie a spirale, e si pensa che questa pianta sia stata l’antenata di molte delle varietà che ora si trovano sul mercato.
Abbiamo ottenuto la Mini Twister da un coltivatore in Asia che ci ha inviato un campione di quattro Vallisneria differenti per la valutazione. E’ stata scelta la Mini Twister. Per le sue dimensioni, ed oggi viene prodotta nella Oriental nursery di Singapore prima di essere spedita in Danimarca, dove permettiamo che sviluppi un buon sistema radicale prima di essere venduta nei negozi.
Come Vallisneria nana, Mini Twister si propaga molto rapidamente tramite stoloni, in particolare quando il substrato è ricco in sostanze nutrienti. Le cure e la piantumazione dopo la ricezione della pianta sono simili alla Vallisneria nana.

Le altre quattro varietà di Vallisneria prodotte da Tropica

Le altre quattro piante di Vallisneria nella produzione di Tropica variano nella lunghezza così come nella morfologia delle foglie. Tre di loro appartengono alla specie Vallisneria americana mentre l’ultima alla specie Vallisneria spiralis.

Vallisneria americana "natans" (Tropica n. 055)

Vallisneria americana natans - www.tropica.com

Vallisneria americana
"natans"
(Tropica n. 055)

Le foglie sono lunghe e strette (larghe fino a 10 mm) e nastriformi, di media lunghezza (50-100 cm) e con 3-5 nervi longitudinali. I nervi trasversali sono estesi talvolta per l'intera foglia. Le piante provengono dal Sudest Asiatico, dove si presenta in enormi popolazioni in acque sia ferme che correnti. È una pianta adatta ai principianti, facile e poco esigente, che non ha richieste particolari né di luce né di CO2, e cresce in un ampio intervallo di temperature, da 18-28°C. Si propaga facilmente tramite stoloni.

Vallisneria americana "gigantea" (Tropica n. 054)

Come indicato dal nome formale, questa è la più grande di tutte le varietà di nostra produzione. Dovrebbe essere disposto sullo sfondo o ai lati per impedirle di dominare l’intero layout. Oltre alle sue dimensioni, differisce dalle altre Vallisneria per il suo colore verde più scuro. Per quanto riguarda le esigenze per la coltivazione, i pareri sono differenti, generalmente consigliamo una buona illuminazione per far crescere foglie grandi e robuste. In più, un substrato ricco di nutrienti stimola una buona crescita e la produzione degli stoloni.

Vallisneria americana varietà "biwaensis" (Tropica n. 056)

Vallisneria americana  var. biwaensis - www.tropica.com

Vallisneria americana var. biwaensis
(Tropica n. 056)

Questa varietà ha foglie strette (3-5 mm), nastriformi, lunghe 5-50 cm, e produce bellissime foglie a spirale con nervi longitudinali. Questa pianta è particolarmente attraente come pianta da zona mediana dell’acquario o persino come pianta da primo piano in grandi acquari. Richiede generalmente un po’ più tanta luce rispetto agli altri tipi Vallisneria, ma non ha esigenze particolari per quanto riguarda la durezza e la temperatura dell'acqua.

Vallisneria spiralis “Tiger” (Tropica n. 055A)

Vallisneria spiralis Tiger - www.tropica.com

Vallisneria spiralis "Tiger"
(Tropica n. 055A)

Tropica ha selezionato questa pianta in particolare fra molte varietà del Sudest Asiatico perché è bella, robusta e a crescita rapida.

È una pianta eccellente per i principianti, che cresce anche in situazioni critiche; è assolutamente la più facile tra tutte le varietà di Vallisneria. Il nome comune deriva dalle strisce trasversali sulle foglie (vedi riquadro). Come le altre Vallisneria, la Tiger si propaga per stoloni, ed è quindi facile da propagare vegetativamente.

 

Delle 20 e più specie conosciute di Vallisneria, Tropica ha scelto di produrne 6 varietà, che possono essere usati per vari scopi, dal principiante così come dallo specialista. Consigliamo sempre di consultare le esigenze specifiche per la crescita di ogni varietà, poiché variano parecchio fra i 6 tipi.

Le due nuove forme, Vallisneria nana e Vallisneria americana “mini twister” sono adatte sia ai piccoli acquari che al primo piano o alla zona mediana dei grandi acquari. Sono molto attraenti nella maggior parte dei layout grazie alla speciale morfologia delle foglie, che produce sempre un piacevole contrasto con le altre piante dell'acquario.

Vallisneria - www.tropica.com
  1. Vallisneria americana "Mini Twister"
  2. Vallisneria americana var. biwaensis
  3. Vallisneria americana (natans)
  4. Vallisneria nana
  5. Vallisneria spiralis "Tiger"

© Tropica Aquarium Plants


Scrivimi

Pagina creata il 15 febbraio 2009

Ultimo aggiornamento il 15 febbraio 2009

 

Utricularia graminifolia, pianta carnivora da primo piano

di Ole Pedersen, Troels Andersen e Claus Christensen

Descrizione e splendide foto dell'Utricularia graminifolia.

Traduzione dell'articolo
"Utricularia graminifolia – the carnivorous foreground plant"
sul sito della Tropica Aquarium Plants che potete leggere al link seguente nella versione originale in inglese.

L’Utricularia graminifolia è una delle piante acquatiche più interessanti. È carnivora e forma un attraente tappeto verde nel primo piano dell’acquario in un paio di mesi. L’Utricularia graminifolia può essere difficile da “far partire”, ma una volta che ha attecchito saldamente nell'acquario, offre all’acquariofilo un'esperienza unica. Le minuscole “trappole” possono ispirare lunghe discussioni fra i membri della famiglia e gli amici, mentre le piante carnivore stimolano sempre la curiosità della gente.

Utricularia graminifolia nel suo habitat naturale, sul bordo di un torrente ombreggiato  nel Vietnam meridionale. La pianta cresce parzialmente sommersa e parzialmente emersa fra il tappeto di foglie morte degli alberi.

 

L’Utricularia graminifolia appartiene alla famiglia delle Lentibulariaceae, dette “bladderwort” (letteralmente “piante-vescica”) e proviene dal Sudest Asiatico, dove è stato ritrovata in Cina, India, Sri Lanka, Birmania, Laos e Vietnam meridionale. In quelle zone, appare come pianta palustre anfibia, come pure completamente sommersa in primavera e lungo i piccoli corsi d'acqua. Il suo habitat naturale è spesso ombreggiato e raramente cresce alla luce solare diretta. E’ sempre stata ritrovata in acqua molto tenera, ed abbiamo avuto grosse difficoltà a mantenerla in vita durante il trasporto. Fortunatamente, la pianta che ora è in produzione è molto più robusta e quindi più adatta all’uso in acquari, ma rimane comunque una pianta per esperti.
L’Utricularia aurea è un’altra pianta acquatica carnivora che si può trovare occasionalmente nei negozi, ma ha un aspetto completamente differente, con una forma più simile alla specie di Ceratophyllum e Myriophyllum.

Utricularia graminifolia, pianta carnivora da primo piano - Tropica Aquarium Plants

Utricularia graminifolia
Tropica Aquarium Plants

Primo piano delle “trappole” dell’Utricularia graminifolia, utilizzate per catturare minuscoli crostacei e ciliati. Gli animali contengono azoto e fosforo, che possono essere usati dalla pianta dopo che il loro tessuto è stato disciolto dagli enzimi presenti nelle minuscole trappole.
Foto di Oliver Knott.

 

Le “Bladderworts” sono tutte piante carnivore e molte di loro sono associate con l’acqua. Il nome del genere "Utricularia" deriva dalle vesciche (trappole) dette “otricoli”, mentre il nome della specie "graminifolia" deriva dalla forma delle sue foglie, simili a steli d’erba. Le foglie simili a steli d’erba sono esattamente quello che la differenzia dalle altre circa 210 specie di “bladderworts” che sono state finora descritte.
Le minuscole foglie a stelo d’erba  formano una struttura disposta in strati parzialmente sovrapposti di foglie verdi più recenti, che normalmente coprono le vesciche che si formano sul rizoma e sulle venature. Fiorisce quando cresce emersa.

Tuttavia, quello che rende l’Utricularia graminifolia unica per ogni acquariofilo sono le minuscole vesciche, della lunghezza di circa 2 mm, che in natura intrappolano crostacei e ciliati che cercano riparo fra le foglie e il rizoma. Gli animali vengono digeriti dagli enzimi che secernono le vesciche e le sostanze nutrienti liberate sono utilizzate successivamente dalla pianta e per sostenere la nuova crescita. L’Utricularia graminifolia spesso riesce a crescere in ambienti molto poveri di nutrienti e quindi è un vantaggio enorme quello di potere esplorare fonti nutrienti alternative, specialmente di azoto (n) e fosforo (p), intrappolando animali nutrienti.

Utricularia graminifolia, pianta carnivora da primo piano - Tropica Aquarium Plants

Utricularia graminifolia
Tropica Aquarium Plants

Qui, l’Utricularia graminifolia è usata negli aquascaping dove forma un torrente verde  in acquario. La pianta può anche essere usata come una comune pianta da primo piano, dove forma un continuo e compatto tappeto verde circa 6-8 settimane dopo la piantatura.
Foto di Oliver Knott.

 

Tropica coltiva l’Utricularia graminifolia in forma emersa, e viene fornita su lana di pietra o sui dischi di fibra di cocco. Quanto si pianta nell'acquario, la zolla dovrebbe essere divisa in 6 - 8 parti più piccole, che vanno piantate ad una distanza di circa 5 cm l'una dall'altra nella parte anteriore dell'acquario o su un pendio dell’aquascape. È importante lasciare circa 1 cm di fibra di cocco o di lana di pietra, per fornire un buon ancoraggio alle piante. Usare delle pinzette per inserire nel substrato i minuscoli ciuffi della pianta rende l'intero procedimento molto più facile.
Perché cominci a crescere, bisognerebbe fornire all’Utricularia graminifolia una luce relativamente bassa, ma dopo le iniziali 6-8 settimane, dopo che le piantine hanno attecchito saldamente nell'acquario, la luce può essere aumentata. A questo punto, i minuscoli ciuffi si sono trasformati in un tappeto continuo d’erba, e questo è il momento dove bisognerebbe fornire un’adeguata fertilizzazione per impedire carenze di ferro e manganese [la Tropica, autrice dell’articolo, consiglia naturalmente il suo “PLANT NUTRITION liquid”].

La nostra esperienza con l’Utricularia graminifolia indica che cresce in modo migliore in acqua dal pH di 6.8 - 7.0 e dalla durezza di circa 7-10 dKh. Fertilizzazione con l’aggiunta di CO2 non è indispensabile, ma se viene fatto la crescita ne viene stimolata in maniera significativa.

Anche se la varietà disponibile in commercio è più robusta della varietà ritrovata in natura, la fase iniziale dopo la piantatura può dimostrarsi molto critica, perché l’Utricularia graminifolia è molto sensibile ai cambiamenti ambientali. Quindi, assicuratevi di aver seguito tutte le nostre raccomandazioni e coltivate anche altre piante a crescita rapida interno alle zone con l’Utricularia graminifolia, fino a che le piante non abbiano preso nell'acquario.
L’Utricularia graminifolia è una pianta relativamente fragile e pertanto non dovrebbe essere coltivata insieme a pesci che scavano.

© Ole Pedersen, Troels Andersen e Claus Christensen - Tropica Aquarium Plants


Scrivimi

Pagina creata il 15 febbraio 2009

Ultimo aggiornamento il 14 gennaio 2010

 

Le molte varietà di Riccia fluitans

di Tropica Aquarium Plants

Descrizione delle diverse varietà di Riccia fluitans, a seconda della zona di provenienza, con belle foto.

Traduzione dell'articolo
"The various varieties of Riccia fluitans"
sul sito della Tropica Aquarium Plants che potete leggere al link seguente nella versione originale in inglese.

La Riccia fluitans si trova in molte varietà, che differiscono significativamente nella loro idoneità all'uso in acquario.

Quella sotto è la varietà giapponese della Riccia, che è la più usata in acquario - usata in modo tradizionale come pianta galleggiante o nella forma sommersa, molto bella.

  • Riccia fluitans - varietà giapponese - www.tropica.comRiccia fluitans, varietà giapponese - Forma galleggiante - www.tropica.com
  • Riccia fluitans, varietà giapponese - www.tropica.comRiccia fluitans, varietà giapponese - Forma sommersa - www.tropica.com
 

La forma europea non è molto adatta alla coltivazione in acquario - questo è particolarmente vero per la forma sommersa.

  • Riccia fluitans, varietà europea - www.tropica.comRiccia fluitans, varietà europea - Forma galleggiante - www.tropica.com
  • Riccia fluitans - varietà europea - www.tropica.comRiccia fluitans, varietà europea - Forma sommersa - www.tropica.com
 

Questa è la varietà di Riccia della Tailandia. In conformità con la varietà europea, la forma sommersa è non è adatta per l'acquario.

  • Riccia fluitans - varietà tailandese - www.tropica.comRiccia fluitans, varietà tailandese - Forma galleggiante - www.tropica.com
  • Riccia fluitans - varietà tailandese - www.tropica.comRiccia fluitans, varietà tailandese - Forma sommersa - www.tropica.com
 

Infine abbiamo la varietà di Singapore. Anche la forma sommersa di questa varietà è inadatta per l'acquario.

  • Riccia fluitans - varietà di Singapore - www.tropica.comRiccia fluitans, varietà di Singapore - Forma galleggiante - www.tropica.com
  • Riccia fluitans - varietà di Singapore - www.tropica.comRiccia fluitans, varietà di Singapore - Forma sommersa - www.tropica.com

© Tropica Aquarium Plants


Scrivimi

Pagina creata il 14 febbraio 2009

Ultimo aggiornamento il 19 agosto 2009

 

Piccola Stella, Stella d'Acqua - La Magnifica Pogostemon helferi

di Nid aka Tarepunda

Downoi (Pogostemon helferi) è in primo piano in questa foto - Foto di Nid aka Tarepunda

Downoi (Pogostemon helferi) è in primo piano in questa foto - Foto di Nid aka Tarepunda

Coltivazione in acquario di Pogostemon helferi, chiamata Downoi (piccola stella): dai propri insuccessi si possono imparare molte cose, se si ha l'umiltà di riconoscerli...

Traduzione dell'articolo
"Little Star, Aqua Star – The Magnificent One - Pogostemon helferi"
su Aquarticles che potete leggere al link seguente
nella versione originale in inglese.

Loh Kwek Leong, di Singapore, scrive: Quando ero a Bangkok, Nid aka Tarepunda mi ha dato una copia di un articolo che aveva scritto per la rivista di Nonn Panitvong, AQUA magazine. Originalmente lo aveva scritto in tailandese, ma aveva convinto qualcuno a tradurlo in inglese per me. Era intitolato "Piccola stella, stella d’acqua - La Magnifica" ed era stato pubblicato nel volume 2, no. 16 di AQUA. Questa è la versione pubblicata.

Circa due anni fa, vidi molti splendidi acquari piantumati ben mantenuti dai loro proprietari. Questi acquari piantumatissimi avevano dei bellissimi aquascape che davano loro un aspetto molto naturale. Sono stata ispirata dalle belle vasche che ho visto, per cui senza esitazione sono caduta nell'hobby dell’acquariofilia. Non avevo nè conoscenza nè esperienza ed ignorando gli avvertimenti di altri acquariofili ho comprato attrezzature e piante acquatiche. A causa della mia mancanza di conoscenza ho fallito miseramente. L’acquario appena allestito sembrava bellissimo, ma la bellezza non è durata molto a lungo. Le piante hanno cominciato a marcire e le alghe crescevano dappertutto. Alla fine, tutte le piante sono morte.

Ho provato altre volte, ma come la prima volta i miei tentativi di far crescere le piante acquatiche fallivano miseramente. Alla fine, ho deciso di chiedere consiglio ad acquariofili con più esperienza. Ho seguito molto attentamente le loro istruzioni. Le mie piante sono cresciute bene (a mio parere, naturalmente) ed ho cominciato davvero a godere dell'hobby.

Sono diventata esperta della crescita di tutti i generi di piante acquatiche ed avevo molti programmi ed idee per nuovi aquascape. Desideravo avere un acquario magnifico, per cui cambiavo frequentemente il layout della vasca. Ho riorganizzato così spesso il paesaggio che ho cominciato di nuovo ad avere nell’acquario ogni sorta di problemi. Ora, ho imparato la lezione. Per molto tempo, dal modo in cui le piante morivano nella vasca, ero stata soltanto una collezionista di piante e non una loro coltivatrice.

Un giorno, qualcuno mi ha parlato di una pianta molto insolita ed unica, chiamata Downoi (piccola stella). A volte è conosciuta come Downam (stella d’acqua). Nessuno allora conosceva il nome scientifico della pianta, ma ora, dopo la conferma di un esperto, sappiamo che il nome scientifico della Downoi è "Pogostemon helferi".

La Downoi è una pianta piccola e graziosa. Ha un gambo congiunto con le radici, che spuntano su tutti i suoi lati. Le foglie sono di un verde leggermente scuro e il bordo esterno ha un lucido splendore. Sono affusolate e diventano larghe circa 3 - 6 mm e lunghe circa 5 cm. Nel mio acquario, tuttavia, le foglie crescevano soltanto a circa 3 cm di lunghezza. Le foglie hanno i bordi ondulati. Sembrano tenere ma in realtà sono abbastanza rigide. Allo stesso modo sembrano forti, ma si rompono facilmente. Quando cresce bene, la Downoi può raggiungere fra i 2,5 e i 4 cm d'altezza.

Si può propagare abbastanza rapidamente in acquario, rompendo i rami che crescono dallo stello principale e piantandoli singolarmente. In natura, la Downoi si riproduce dal seme. Le fomre emerse e sommerse sembrano simili, e l’assorbimento delle sostanze nutritive avvienee tremite le sue radici. Si sviluppano bene ad una temperatura tra i 22 – 28°C. compresi e con luce da media ad alta.

Dopo avere imparato molte cose sulla Downoi, la desideravo ardentemente per cui ho chiesto ai miei colleghi acquariofili dove avrei potuto trovarla. Una persona gentile me ne ha dato uno stelo. Sono stata molto eccitata per averla ottenuta e l’ho piantata immediatamente nel mio acquario. Per prima cosa l’ho piantata nella mia vasca da 80 cm perché temevo che l’altra vasca da 150 cm non fosse ben stabilizzata. Ho continuato a guardare la pianta ogni mattina e sera. Avevo paura che morisse, in quanto si dice sia una pianta molto difficile da far crescere. Fortunatamente, tuttavia, la pianta è sopravvissuta. Ma non stava crescendo bene come io speravo. C’è voluto molto tempo perchè lo stelo producesse un solo ramo. Dopo circa un mese, c’erano soltanto 4 rami nuovi.

Inizialmente ero timorosa a spostare la pianta, ma alla fine ho deciso di farlo. “Quello che deve succedere succederà”, ho pensato. Ho estratto la pianta dalla vasca e l’ho trasferita in quella da 150 cm. Si è sviluppata bene nella nuova vasca. I rami hanno emesso nuove radici ed ho pensato di separarli dallo stelo principale. Ho tagliato uno dei rami e l’ho piantato nella ghiaia il più delicatamente che ho potuto. Ero abbastanza sicura che sopravvivesse, perché aveva già sviluppato delle radici.

Avevo cominciato con una e adesso ne avevo due. Finalmente, dopo aver tagliato i rami nuovi dagli steli principali ed averli piantati individualmente, ne avevo molte. Stavano crescendo velocemente. Ho cominciato ad inserire delle speciali pastiglie di fertilizzante nel substrato ed ho fornito un’illuminazione più forte. Ha funzionato come d’incanto. Ho sistemato le piante vicine l’una all’altra e le foglie dai bordi ondulati, sottili e lucide sembravano assolutamente bellissime. Assomigliavano ad un tappeto verde. Molta gente che ha visto il mio acquario ha esclamato "Oh, non sapevo che la Downoi potesse essere usata anche come pianta da primo piano. Sembra grandiosa!!" Ero molto fiera di essere riuscita a farla crescere così bene.

Ora, vorrei dire un grande "Grazie" alle persone che mi hanno dato consigli preziosi su come far crescere con successo le piante acquatiche. Molte grazie a Nonn che ci ha portato la Downoi. Molte grazie anche a Haow che è stata la persona gentile che mi ha dato questa pianta unica. Ho cominciato con una Downoi ma oggi ne ho 101.

  • Dimensioni della vasca: 150x 50x 50 cm
  • Età della vasca: 4 mesi
  • Sistema di illuminazione: 4 lampade da 36 watt (2 bulbi KOWA 12000K, 2 bulbi KOWA RB37). Riflettore SYLVANIA.
  • Periodo di illuminazione: 12 ore al giorno
  • Sistema filtrante: Filtro classico 21215 EHEIM con cannolicchi di ceramica e substrato EIFI
  • Sistema CO2: Circa 2 bolle al secondo per 24 ore al giorno
  • Fertilizzazione: Fertilizzante per il fondo con una dose di fertilizzante liquido ogni 2 giorni
  • Fondo: Sabbia di fiume profonda 10-12 cm.

© Nid aka Tarepunda, di Bangkok, Tailandia Aquarticles


Scrivimi

Pagina creata il 14 febbraio 2009

Ultimo aggiornamento il 14 febbraio 2009

 

Monosolenium tenerum (erroneamente "Pellia")

di Tropica Aquarium Plants

Descrizione e foto delle caratteristiche e della struttura del Monosolenium, ed un accenno alle varie vicissitudini del suo nome scientifico.

Traduzione dell'articolo
"Monosolenium tenerum (erroneously “Pellia”)"
sul sito della Tropica Aquarium Plants che potete leggere al link seguente nella versione originale in inglese.

Monosolenium tenerum

Una pianta affascinante ottiene un nuovo nome

Per qualche tempo Tropica ha venduto una pianta conosciuta come "Pellia", che adesso è stato rinominata come Monosolenium tenerum. Quando i nomi delle piante vengono cambiati, solitamente significa che i botanici hanno scoperto che in effetti la pianta con cui hanno a che fare non è quella che pensavano che fosse, o, più raramente, che due botanici indipendentemente hanno scoperto e dato un nome alla stessa pianta. In quest'ultimo caso, il primo nome che viene annunciato è sempre quello che si applica. Gli errori di ortografia sono un problema diverso, e possono essere ripetuti così tante volte che l'ortografia corretta viene scoperta soltanto quando qualcuno riesce a riferirsi alla descrizione originale. Nel caso attuale, hanno contribuito parecchi fattori e ci sono stati errori di ortografia sia nel vecchio che nel nuovo nome.

Il Monosolenium tenerum è stato conosciuto erroneamente come Pellia o Pelia (con una sola "l") ed inoltre il nome specifico errato è stato ortografato in due modi diversi, come endiviifolia e come endiviaefolia. In più, occasionalmente Monosolenium è stato visto ortografato con una "e" al posto della terza "o". In altre parole c'è stata molta confusione e purtroppo la questione non era stata completamente risolta quando la Tropica ha iniziato a stampare le etichette della pianta. Ci sarà quindi un periodo di transizione in cui si troveranno etichette della pianta con la terza "o" trasformata scorrettamente in un "e"! Tuttavia, speriamo che il nome corretto, Monosolenium tenerum, finalmente si consolidi fra i coltivatori, così come tra i proprietari di acquari. L'argomento dei nomi errati è uno studio divertente di per se stesso, e potete leggerne la storia completa nella rivista tedesca Aqua-Planta n. 3 del 2003.

Il Monosolenium tenerum è estremamente raro in natura, ed è stato ritrovato soltanto in piccole colonie in India, Cina, Taiwan, Giappone e forse in Tailandia. Il Monosolenium tenerum è una specie di parallelo acquatico del Gingko biloba, un antico "fossile vivente" tra le piante, che si vede raramente in natura, ma che è diventato molto popolare nelle coltivazioni.

Il Monosolenium tenerum è una pianta epifita e tecnicamente non ha foglie. La parte verde della pianta, che assomiglia alle foglie, è conosciuta fra i botanici come tallo (al plurale talli) e questo tallo si divide in diramazioni simili a rami, dando alla pianta l'aspetto di un cuscino. Il Monosolenium tenerum assomiglia molto alla Riccia, ingrandita dieci volte . La Riccia è ben nota per galleggiare sulla superficie, a meno che non sia ancorata con filo da pesca o una retina da capelli sul fondo, e perché richiede condizioni estremamente favorevoli per crescere bene.

Il Monosolenium tenerum è molto più facile da far crescere! È più pesante dell'acqua e quindi rimane sul fondo. Ha soltanto modeste richieste sull'ambiente dell'acquario ed una volta che ha cominciato a prosperare si espande generosamente e forma attraenti cuscini sul fondo dell'acquario. Tuttavia, la pianta è abbastanza fragile e deperisce facilmente durante il trasporto, per cui inizialmente trapiantarla nell'acquario può non essere facile. Per dargli il punto di partenza migliore possibile, può essere fissata con un filo di nylon ad una pietra, o possono esserne sparsi piccoli spruzzi fra altre piante, come l'Eleocharis, che le impedirà di essere trasportata per l'acquario dai pesci o dalla circolazione dell'acqua.

Quando il Monosolenium tenerum comincia a crescere robusto nell'acquario, sviluppa una struttura verde simile ad una foglia, larga quasi 1 cm, che si biforca ogni 1 - 1,5 cm. Il tallo è di un attraente verde oliva leggermente traslucido, e prospera in una vasta gamma di temperature, da 5º a 30ºC. Si sviluppa in ombra o in piena luce, e tollera sia acqua dura che tenera. Se il Monosolenium tenerum cresce in condizioni meno favorevoli, sviluppa una struttura delle foglie più lunga (2. 3 cm), e più stretta (3. 5 mm) e meno decorativa.

Sulla pagina inferiore della struttura delle foglie si trovano delle appendici a forma di filamenti, che formano delle formazioni simili a radici conosciuti come rizoidi, che possono ancorare la pianta alle pietre o alle radici degli alberi, ma questa attaccatura non è particolarmente efficace sott'acqua. La pianta forma i rizoidi anche se non è fissata al fondo, e possono essere visti sott’acqua come un velo diffuso sulla pagina inferiore dei talli. In condizioni ideali, in un acquario con abbondanza di luce e di CO2, si formeranno molte minuscole bolle d'ossigeno che rimarranno intrappolate tra i rizoidi. Questo può causare il distacco di parti della pianta dal fondo e la loro risalita in superficie.

Il Monosolenium tenerum può crescere in un terrario umido o in piccole scatole di plastica sul davanzale della finestra, se non fa troppo caldo. Non è ancora stato trovato sott'acqua in natura, ma è probabilmente soltanto una questione di tempo prima che venga trovata la prova del suo sviluppo subacqueo. Il Monosolenium tenerum apparentemente non viene mangiato dai pesci, ma i pesci possono nuotare intorno alla pianta e spargerla così per l'acquario! Può essere usata come pianta da primo piano o sistemata inclinata verso l'alto in grandi formazioni a cuscino sullo sfondo. Se potete immaginarlo, potete farlo!

© Tropica Aquarium Plants


Scrivimi

Pagina creata il 13 febbraio 2009

Ultimo aggiornamento il 19 agosto 2009

 
Condividi contenuti

Le Ultime Dal Blog

Gli Ultimi Commenti

Torna su