Malgrado l’enorme quantitA' di impressioni estetiche indimenticabili, risultanti dalla possibilità di osservare le abitudini e i costumi dei Cobitidi per un lungo periodo di tempo, il loro allevatore talvolta si ritrova egli stesso (o ella stessa) nella situazione in cui tutte le sue conoscenze ed esperienze acquisite fino a quel punto sembrano essere insufficienti per una rapida ed univoca identificazione dell'esemplare, che molte volte per caso, in modo più o meno intenzionale, è venuto in suo possesso.
A causa del fatto che la maggior parte degli esemplari di Botia disponibili nel commercio acquariofilo provengono dagli ecosistemi d’acqua dolce naturali, è possibile che l’allevatore di Cobitidi si sia imbattuto in una specie realmente ed estremamente rara, o persino non ancora scientificamente descritta. Non c’è certamente bisogno di dire in che misura questo può aumentare la sua frequenza del battito cardiaco e il livello delle sue emozioni positive.
Niente tuttavia succede senza una ragione, e solitamente noi, entusiasti dei Cobitidi, possiamo incrementare le nostre probabilità di diventare hobbisti fortunati. La natura è soggetta ad una continua evoluzione e gli ecosistemi locali si evolvono simultaneamente con tutte le popolazioni in essi residenti. Persino le indagini scientifiche sistematiche di ricerca possono toccare, nel caso dell’ittiologia e delle scienze correlate, campioni relativamente piccoli (dal punto di vista statistico) di un numero limitato di comunità di pesci di specie particolari. Di conseguenza, seguendo le parole del Dott. Tyson Royal Roberts, rinomato ittiologo e scopritore delle specie di Botia reversa e Botia splendida, per menzionare qualcuno dei suoi molti successi, tratte dalle nostre prime corrispondenze riguardanti i miei dubbi relativi all'unicità della definizione di olotipo e paratipo negli studi sui pesci, quello che ha potuto dire con sicurezza è che:
“…nessuna descrizione di specie, non importa quanto dettagliata, può mai essere completa. Né può tener conto delle differenze che potrebbero verificarsi successivamente negli esemplari provenienti da località differenti, di età differente, ecc., o allevati in acquario e soggetti a cambiamenti di colore nel tempo. Tali caratteri possono essere descritti e discussi soltanto dopo che sono stati osservati…”
Tenendo questo presente, non soltanto noi hobbisti appassionati di pesci e fanatici dei Cobitidi, abbiamo una incredibile opportunità di contribuire alla conoscenza umana riguardante i nostri amati amici subacquei, ma anche, in alcune appropriate situazioni, osservare e segnalare nuovi dati e fatti per colmare le lacune nelle descrizioni attualmente disponibili, o per aumentare i database scientifici, senza il bisogno di organizzare costose spedizioni nelle umide foreste subtropicali nei bacini dei fiumi dell’Asia sudorientale.
Sono stato personalmente fortunato, persino più che abbastanza, da portare all’attenzione della comunità degli allevatori di Botia una bella variazione di Botia caudipunctata (Speckletail loach) incontrata in natura nel Bacino del fiume Mun (Tailandia) e che ha stimolato nella primavera del 2002, nel forum di Loaches Online, una discussione internazionale all'interno della comunità degli entusiasti dei Cobitidi, riguardo alla potenziale nuova specie di Botia (identificata provvisoriamente come Botia sp. aff . rostrata, a causa della rassomiglianza visiva percepita intuitivamente con Botia rostrata (Gangetic loach).
Più tardi, all'inizio del 2003, i mercati nordamericani ed europei sono stati raggiunti da una specie di Botia non ancora scientificamente classificata, identificata dagli esportatori tailandesi come Botia sp. Myanmar o Botia angelicus. Un anno fa, è apparsa in pubblico un’altra nuova specie di Botia, Botia sp. Tenasserim (Emperor botia). Gli ittiologi professionisti lavorano, secondo fonti bene informate, su un’altra specie ancora, vicina, tramite caratteristiche esterne, al Botia morleti (Skunk loach).
Sono convinto personalmente che scoprire altre specie di Botia è soltanto questione di tempo. In effetti è abbastanza paradossale, che sull’orlo del terzo millennio, con tutti quei bellissimi animali che sono portati all'estinzione dalla razza umana, ancora di tanto in tanto riceviamo dei regali, tramite forme di vita meravigliose e altamente organizzate.
La comunità scientifica non può ancora raggiungere l’unanimità riguardo allo status di alcuni dei Cobitidi indiani. Le specie quali Botia birdi e Botia dayi sono considerate come sinonimi di Botia almorhae (Reticulate loach) soltanto da alcuni degli ittiologi contemporanei. Lo status di pesci conosciuti da decenni come Botia pulchriprinnis (Beautiful-fin loach) e Botia lucasbahi (si dice che sia un sinonimo di esemplari giovanili di Botia beauforti (tiger loach) è ben lontano dall’essere saldamente stabilito. Avendo trovato, recentemente, un esemplare giovanile di Botia beauforti (Tiger loach) mescolato con giovani Botia helodes, sono ancora perplesso. Avevo allevato in precedenza un piccolo gruppo di tiger loaches, della specie di Botia beauforti, fin da quando erano molto giovani e, credetemi, essi sembravano, più o meno alla stessa fase della loro ontogenesi [ciclo di sviluppo di un organismo], abbastanza diversi. Questa è, tuttavia, una storia nuova di zecca e la sua fine dovrà ancora essere scritta nei tempi a venire.

Quando per la prima volta ho iniziato a preparare questo capitolo del mio website, non mi sarei mai aspettato che alcune delle mie previsioni future e supposizioni espresse inizialmente si sarebbero dimostrate vere così rapidamente. All'inizio di febbraio del 2003, ho trovato un Botia, mescolato con una spedizione arrivata di recente di Botia lecontei (Silver loach) (in effetti il 70% di loro apparentemente sembrano essere Botia eos (Sun loach) ) il quale, secondo le descrizioni disponibili e le impressioni visive generali, è stato identificato originalmente come una variazione giovanile dalle pinne rosse di Botia lecontei. Con mia tacita sorpresa, durante un periodo di sei settimane (più o meno) in cui si è stabilito con successo in uno dei miei acquari di comunità di Cobitidi, il pesce ha sviluppato una colorazione e dei disegni che non rassomigliavano a nessuna di quelle conosciute e segnalate per la specie di Botia lecontei.
Come di consueto, in una tal situazione, fare una diagnosi unica è quasi impossibile. Le caratteristiche morfologiche possono indicare l'esistenza sia di un’altra popolazione sconosciuta di Cobitidi, specie ancora non osservata precedentemente dagli ittiologi, (ma quale allora?) sia di una mutazione naturale di una delle specie conosciute appartenenti al complesso Modesta. Questo Botia misterioso che potete vedere nelle foto qui allegate (e associate ad una presentazione delle foto on-line) esternamente sembra rassomigliare al Botia caudipunctata (Speckletail loach) piuttosto che al Botia lecontei, ma la colorazione rossastra estremamente caratteristica sia delle pinne caudali che dorsali è, d'altra parte, più vicina alle caratteristiche incontrate nelle specie di Botia lecontei e Botia modesta. Il Botia caudipunctata, nonostante esibisca una certa colorazione rossastra delle pinne, almeno nelle specie già conosciute e descritte, tuttavia ha solitamente le pinne significativamente più chiare, a mio parere molto vicine ad una pigmentazione giallastro-arancione, più chiara nella fase iniziale dell'ontogenesi dei pesci. In più la pinna caudale di questa specie è tipicamente marcata con un certo numero di macchioline [in inglese speckles, da cui il soprannome della specie] scure distribuite in modo regolare lungo i lobi della pinna.
Invece di avere queste caratteristiche, l'esemplare in discussione ha un nitido margine nerastro
sulla pinna caudale e un margine nero relativamente ampio di 2-3 mm sul bordo della dorsale. La pinna caudale sembra
essere troppo grande per un Botia lecontei, benché ci siano otto raggi ramificati nella dorsale,
considerata come caratteristica per i pesci che appartengono a questa specie. Quando ho chiesto gentilmente il
loro parere a tre appartenenti al ramo acquariofilo, ho ottenuto tre commenti differenti. Li presenterò qui
brevemente, per arricchire la discussione.
Ian Baird (Lao Community Fisheries e Dolphin Protection Project, Laos) pensa che il pesce sia un Botia lecontei.
Ammette che ci sono enormi variazioni fra individui della stessa specie, anche all'interno di un singolo banco
e quindi la colorazione delle pinne e i disegni del corpo non possono essere considerati come chiavi nel processo
dell'identificazione di una specie.
Steven Grant (Castleford Aquarist Society), l'uomo che sta dietro all’articolo sul complesso di Botia modesta, benché trovi alcune somiglianze con la specie di Botia lecontei, non è completamente convinto di questo. Secondo le sue osservazioni, sono visibili dietro alla pinna dorsale due deboli barre verticali che formano una specie di sella, che se presenti indicherebbero probabilmente una variante della specie di Botia caudipunctata.
Kamphol Udomritthiruj, esperto tailandese dei Cobitidi, conosciuto per i molti contributi su LOL (Loaches on line), pensa che la conformazione generale del corpo di questo pesce non corrisponda molto bene alla figura caratteristica della specie Botia lecontei (peduncolo caudale – zona del pesce tra le pinne dorsale e caudale - troppo corto) e sia più propriamente vicino a Botia modesta (tuttavia non esattamente), o, omettendo i particolari della colorazione, a Botia caudipunctata. Ha ammesso, tuttavia, che finora non aveva mai visto degli esemplari di Botia con macchie sulla pinna rossa. Non ha escluso la possibilità di una ibridazione fortuita.
Come vedete il problema non è così semplice da essere risolto immediatamente. Fortunatamente, presupponendo di non avere disastri in vasca in futuro, avrò abbastanza tempo per osservare lo sviluppo del pesce e rendere noti i successivi cambiamenti nella forma, nel disegno e nella colorazione.
Qualunque sia la conclusione di questa storia, senza dubbio si sta rivelando ancora un altro caso di bel Botia misterioso, e questa sembra essere la cosa più importante, malgrado le nostre grandi emozioni ed aspettative.
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spero che una cosi bella emozione possa un giorno capitare anche a me.
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