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Sui Pesci Rassicuranti

Con un minimo di buonsenso nella loro selezione, i rappresentanti di altre famiglie di pesci sono non soltanto compatibili e esteticamente attraenti se aggiunti in un acquario di ciclidi, ma daranno grande giovamento al benessere dei suoi abitanti

Traduzione dell'articolo
"On Dither Fish"
sul sito di CichlidRoom Companion che potete leggere al link seguente nella versione originale in inglese e spagnolo Questo articolo è stato pubblicato originalmente in “Freshwater and Marine Aquarium Magazine”, Nov 1979

Una delle sorprese piu' grandi che i novizi appassionati di ciclidi possono avere nelle fasi iniziali della loro folle passione è che, malgrado la loro reputazione di essere smodatamente aggressivi, i loro pesciolini sono frequentemente riluttanti ad uscire allo scoperto, una volta inseriti in un nuovo ambiente. Questa estrema timidezza è abbastanza comprensibile nei ciclidi nani, che devono fare fronte ad un ambiente altamente popolato da pesci più grandi, la maggior parte ostentante grandi mascelle piene di denti affilati.

È meno comprensibile quando si vede un Nandopsis managuense appena acquistato, che dedica tutto il suo tempo a cercare di nascondere tutta la sua lunghezza di 25 cm. sotto o dietro ogni riparo disponibile. Bisogna considerare, nondimeno, che anche se questi “guapotes” [termine usato per indicare i grandi ciclidi centroamericani dalle abitudini spiccatamente carnivore e predatorie] sono i più grandi pesci predatori del loro ambiente, non sono tuttavia immuni da predazione. I rettili piscivori, quali caimani e serpenti, una grande parte di uccelli che si nutrono di pesci, fra loro aironi e falchi pescatori, e perfino alcuni mammiferi predatori come giaguari e lontre, considerano questi grandi ciclidi predatori un pasto tanto appetitoso, quanto lo è per i pescatori umani.

Quando l'attenzione alle ombre ambientali può rappresentare la differenza fra la vita e la morte per i ciclidi più grandi, la timidezza negli ambienti nuovi non è un comportamento così anormale come si potrebbe pensare in altre circostanze. E siccome i tipi più interessanti di comportamento non saranno manifestati fino a che tali animali non si ritengano al sicuro dalle minacce di predazione, il problema di fornire loro quello che percepiscano come “ambiente sicuro” è una delle preoccupazioni fondamentali per gli appassionati di ciclidi.

Una misura presa frequentemente dagli acquariofili che sono di fronte ad un pesce che tende a stare nascosto, è quella di rimuovere tutti i nascondigli disponibili, pensando che, senza ripari, l'animale sarà costretto a rimanere all'aperto, dove può essere visto.
Come spesso succede quando ci si trova di fronte alla necessità di modificare un comportamento indesiderabile, il rimedio più ovvio è anche il meno consigliabile. Un animale privato di posti dove nascondersi ha soltanto una via di fuga aperta davanti, quando si sente minacciato da un pericolo percepito - il volo. In base alle condizioni dell'acquario, gli sforzi convulsi tesi alla fuga possono terminare con la morte del pesce. Gli animali molto grandi possono letteralmente "spaccarsi la testa" nello sforzo delirante di nuotare attraverso una parete della vasca, ma la maggior parte dei professionisti della grande fuga troveranno la loro fine come frittelle di pesce spiattellate sopra il pavimento che circonda l’acquario dive vivevano. Anche senza riguardo al rischio di perdere i pesci in questo modo, è inumano privare qualsiasi animale di un elemento che è considerato come critico e fondamentale per il suo benessere, ed è totalmente ingenuo pensare ad un comportamento normale in sua assenza.

L'obiettivo di far tirare fuori ai ciclidi in cattività una vasta gamma di comportamenti, non è raggiunto privandoli dei ripari ma, piuttosto, è raggiunto persuadendoli che il ricorso continuo a tali nascondigli non è un requisito essenziale alla loro sopravvivenza. Questo viene realizzato creando quello che i pesci percepiscono come un ambiente sicuro.
Il resto di questo articolo considererà le tecniche che si sono dimostrate efficaci nel raggiungimento di questo obiettivo.

Ho accennato prima al fatto che i ciclidi sono molto sensibili ad ogni sorta di movimento ambientale. L'altezza in cui una vasca è disposta è molto spesso responsabile della timidezza dei suoi abitanti. I pesci alloggiati in vasche all’altezza della vita spesso stanno eccessivamente nascosti e si spaventano facilmente quando si avvicina un osservatore. Tale comportamento sparisce quasi sempre, o è notevolmente minimizzato, se la stessa vasca viene posta al livello del torace o della testa. La differenza nel comportamento è dovuta al fatto che al livello del torace o più su l'attività umana intorno ad un acquario produce meno movimento ambientale percepito e getta meno ombre.

Un altro modo molto semplice per ridurre l'effetto di questi stimoli estremamente potenti d'induzione alla paura, è quello di fornire ad un acquario di ciclidi uno schermo di piante galleggianti, che è spesso la cosa migliore. Una delle scelte più popolari è la felce galleggiante Ceratopteris sp., ma anche il Ceratophyllum sp. e la Lemna sp. daranno lo stesso effetto abbastanza piacevolmente.

Anche l'ignoranza del comportamento sociale di una data specie di ciclide in natura può essere un fattore che contribuisce ad una eccessiva ritrosia in cattività. Quando non sono sessualmente attivi, la maggior parte delle specie di ciclidi sono animali altamente sociali. Tali pesci spesso si mostrano estremamente insicuri a meno che non vengano allevati in gruppo.
Lo scalare (Pterophyllum sp.) è un esempio di questo fenomeno. Una singola coppia di giovani scalari passerà la maggior parte del tempo al riparo delle piante. Un gruppo di sei - dodici individui gireranno placidamente all'aperto e saluteranno l’avvicinarsi del loro allevatore salendo presso la superficie dell’acqua per chiedere il cibo.

Un apprezzamento della densità in cui i ciclidi vivono in natura può essere utile nello stimolare in loro interazioni sociali normali, anche quando ci si sta occupando di una specie che non forma banchi, quale quella degli mbuna. Una singola coppia, o un trio, di qualunque specie di mbuna in un acquario da 200 litri sparirà nei ripari tra le rocce, per emergere soltanto quando viene dato il cibo. Otto - dieci individui, di una stessa specie o di specie diverse, nello stesso acquario, presenteranno una serie costante di interazioni negli spazi all'aperto.

Anche con una diligente attenzione a questi fattori, ci si può nondimeno ritrovare con molti ciclidi che continuano a comportarsi come i combattenti di una guerriglia, e che continuano ad espletare una vasta gamma di attività, fino ad arrivare e ad includere la deposizione delle uova, ben nascosti alla vista del loro allevatore. Se tale reticenza nel far trasparire i particolari della storia della loro vita è fastidiosa per gli acquariofili, diventa disastrosa per gli scienziati che desiderano studiare il comportamento dei ciclidi. Ed è così, non per coincidenza, che i ricercatori del comportamento animale, gli etologi, hanno sviluppato un’altra tecnica per indurre i ciclidi più timidi ad uscire fuori all'aperto.

Esposta per la prima volta in modo esplicito nel 1967 dal Dott. G.W. Barlow, la tecnica si basa sul fatto che, come molti altri animali, i ciclidi sono capaci di usare il comportamento di altre specie come indicatore di sicurezza ambientale. Questo è un fenomeno abbastanza comune in natura. Si pensi ad esempio alla sensibilità dei cervi e di altri mammiferi alle strida d'allarme di ghiandaie e corvi. In questo caso, viene introdotto nella vasca contente ciclidi timidi un gruppo di pesci che siano soliti formare un banco e nuotare in acque aperte. Tali specie fanno affidamento sul banco, e cioè sull’essere “in tanti”, come meccanismo anti-predatorio, e nuoteranno tranquillamente in acqua aperte, sempre che siano presenti nell’acquario in un determinato numero di individui. Questo, di per se stesso, solitamente farà uscire fuori all'aperto i ciclidi nascosti, mentre la rapidità con cui queste specie che formano banchi imparano ad associare l'apparizione del loro allevatore con quella del cibo accelera notevolmente il processo di abituare i ciclidi alla presenza di un osservatore.

Quando specie altamente sociali vengono utilizzate in questo modo, si attribuisce loro il nome di “pesci rassicuranti”.

Avendo introdotto il termine, ritengo che sia il momento adatto per correggere un errore nel suo uso che molti entusiasti dei ciclidi, ed io stesso fra loro, hanno commesso nello scorso decennio. Come ha osservato Conrad Lorenz (1952), la probabilità di un conflitto che porti a ferimenti o alla morte fra il maschio e la femmina di una singola coppia di ciclidi depositori su substrato, è notevolmente ridotta se sono presenti altri pesci verso i quali essi possono indirizzare il loro comportamento aggressivo. La formazione di un solido legame di coppia inoltre avviene più rapidamente e implica un ridotto rischio di ferimenti dei potenziali compagni se sono presenti tali “pesci bersaglio”. Questa è la ragione per la quale si suggerisce ampiamente che tali ciclidi siano allevati in gruppi di 6 - 8 individui fino ad arrivare alla maturità sessuale. La spiegazione tradizionale per la facile formazione delle coppie che avviene in tali circostanze è che ogni pesce ha una più ampia possibilità di scelta dei potenziali compagni, e di conseguenza una maggiore probabilità di individuare il compagno compatibile. Il motivo reale si trova invece nella presenza di numerosi bersagli per l'aggressività, che viene fuori quando due animali territoriali si rendono conto che devono condividere la stessa parte limitata di territorio.

Molti acquariofili, nelle discussioni sul problema di stimolare nei ciclidi depositori su substrato un comportamento riproduttivo che avesse esito positivo, hanno usato il termine “pesci rassicuranti” per descrivere invece tali “pesci bersaglio”.

Le conseguenze di una confusione fra queste due tecniche di manipolazione del comportamento sono molto più che semplicemente semantiche. I pesci bersaglio migliori sono specie percepite da una coppia di ciclidi come competitori per i luoghi disponibili per la deposizione. Non è quindi per coincidenza che sono in genere pesci conspecifici oppure specie collegate molto strettamente ai ciclidi. I pesci rassicuranti migliori invece sono specie altamente sociali, che nuotano in acque aperte, il cui comportamento, mentre può essere percepito come potenzialmente predatorio nei confronti degli avannotti, può difficilmente impressionare una coppia di ciclidi in riproduzione con la loro possibilità di competere per i luoghi di deposizione delle uova.

Bisogna considerare anche un’altra differenza pratica supplementare sul come sia meglio utilizzare i pesci bersaglio e quelli rassicuranti. I pesci rassicuranti abitualmente condividono gli spazi e interagiscono liberamente con i ciclidi loro vicini. Invece, a meno che l'acquario in questione sia molto grande o la specie che si sta riproducendo sia molto inoffensiva, l'interazione senza limitazioni fra i pesci bersaglio e la coppia in riproduzione è molto improbabile che finisca in una migliore aspettativa di vita per i primi. Di conseguenza, la prudenza impone di permettere che i pesci bersaglio esercitino la loro benefica influenza dall'altro lato di una qualche specie di barriera. Un divisorio di vetro o uno schermo andranno abbastanza bene, poiché è necessario soltanto che la coppia veda l'oggetto del loro malanimo. Esporre realmente individui congeneri al rischio di mutilazioni e ferite, anche se ciò avviene in natura, non è necessario per assicurare risultati positivi.

Terminata questa necessaria argomentazione, torniamo alla questione della selezione dei pesci rassicuranti adatti e sul come utilizzarli per averne il miglior vantaggio.

  1. Il primo ed evidente requisito di qualunque specie considerata come rassicurante è che sia molto estroversa nel comportamento. Come ho indicato prima, le specie che formano banchi nelle acque aperte quali i Characoidei ed i Cyprinidi sono pesci rassicuranti per tradizione, ma un esame della Tabella 1 rivelerà che persino una specie che non forma banchi può servire da rassicurazione efficace.
    Qualsiasi sia la specie scelta, seguite i suggerimenti della Tabella quanto al numero di individui da impiegare. Il comportamento estroverso di queste specie non si manifesterà a meno che non sia presente un determinato numero critico di individui. Due Hyphessobrycon pulchripinnis che si nascondono nel fogliame non sono probabilmente in grado di fornire molta riassicurazione ad un gruppo di timidi ciclidi nani, ma una dozzina che nuotano in banco nell’acqua aperta sicuramente si.
  2. Un secondo ovvio requisito è che le esigenze nella chimica dell'acqua siano compatibili sia per i pesci rassicuranti che per i ciclidi. Per esempio, mentre la maggior parte dei poecilidi hanno i requisiti del comportamento necessari per essere degli eccellenti pesci rassicuranti per i ciclidi nani neotropicali, non cresceranno molto robusti nell’acqua neutra o leggermente acida e piuttosto tenera che questi ciclidi preferiscono. Possono essere utilizzati molto meglio come rassicurazione per i ciclidi del lago Tanganika, quali i vari Julidochromis, i cui requisiti dell'acqua sono molto più simili alle loro esigenze. La tabella 1 ricapitola anche le preferenze di chimica dell'acqua dei gruppi principali di pesci rassicuranti.
  3. Il terzo criterio è quello della compatibilità del comportamento. Ovviamente, il divario tra la taglia dei pesci rassicuranti e quella dei ciclidi non dovrebbe essere così grande che i secondi guardino i primi come un supplemento alla loro dieta. Per esempio, non bisognerebbe provare ad usare i cardinali come pesci rassicuranti per le specie più piccole del genere Cichlasoma, mentre i ciprinidi di medie dimensioni quali i Barbus conchonius, i vari mollies a pinne corte, o i più robusti rainbowfish, i pesci arcobaleno australiani, riempirebbero abbastanza piacevolmente lo spazio a disposizione.
    Né si dovrebbero scegliere pesci rassicuranti il cui comportamento potrebbe probabilmente dimostrarsi intimidatorio nei confronti dei ciclidi. Certamente non suggerirei di allevare caracidi formanti banchi grandi e aggressivi, quali l’Exodon paradoxus o le varie specie di Astyanax con i ciclidi nani più piccoli. Benché abbastanza estroversi e molto sensibili nelle reazioni verso il loro allevatore, questi caracidi sono così grandi ed attivi che la loro presenza è più intimidatoria che rassicurante per i ciclidi.
    Anche le famiglie solitamente considerate come raggruppanti specie innocue dal punto di vista acquariofilo, possono far saltar fuori una occasionale sgradevole sorpresa, quindi darà buoni frutti investire nell’attenta ricerca su qualunque specie contemplata per l’utilizzo come rassicurante. La maggior parte dei Poecilidi, per citare un esempio, sono abbastanza pacifici verso gli altri pesci, ma le femmine del genere centro-americano Brachyraphis sono grandi ed aggressive abbastanza da attaccare e sconfiggere ogni ciclide di paragonabili dimensioni.

Una considerazione finale nella selezione dei pesci rassicuranti è la misura in cui sono in grado di competere con pesci in questione, i ciclidi, durante il momento del pasto. Ovviamente questo concerne il comportamento di entrambe le specie. Non ho alcuna riserva sull’utilizzo delle specie più grandi di Rasbora e Danio come pesci rassicuranti in un acquario che contiene alcuni dei più grandi o più aggressivi ciclidi nani, quali le varie specie di Pelvicachromis o Nannacara anomala, che possono badare a se stessi abbastanza bene durante il momento dell’alimentazione. Certamente non userei questi ciprinidi con nessuno dei più piccoli Apistogramma, che avrebbero molta difficoltà ad ottenere una razione di cibo sufficiente quando questi ghiottoni vanno presso la superficie in piena frenesia per il cibo.

Un concreto problema di competizione, tuttavia, si presenta quando i ciclidi si sono riprodotti e curano gli avannotti che nuotano liberamente, i quali richiedono un copioso rifornimento di naupli d'artemia per svilupparsi e prosperare. Mentre ci sono alcuni reali vantaggi nell'aumentata affidabilità dei genitori, che consente di lasciare che i pesci rassicuranti rimangano nella vasca di allevamento dei ciclidi, il loro numero non dovrebbero essere così grande da complicare il problema di dare abbastanza cibo agli avannotti dei ciclidi.
I pesci rassicuranti vivipari e ovovivipari pongono le maggiori difficoltà a questo proposito. I ciclidi hanno delle notevoli differenze nella loro efficienza come piscivori. Mentre le più piccole specie di Cichlasoma e Lamprologus e perfino Nannacara anomala eserciteranno un formidabile controllo sull’incremento naturale di tutti i pesci ovovivipari che vivono con loro, molti altri ciclidi che beneficiano della presenza dei pesci rassicuranti sono predatori inetti, del tutto incapaci di fare serie incursioni contro una popolazione di giovani poecilidi o goodeidae.
A meno che non intervenga direttamente l‘acquariofilo per portare i pesci rassicuranti ad un numero ragionevole, la loro popolazione aumenterà al punto che allevare gli avannotti dei ciclidi nello stesso acquario diventerà impossibile, a causa del problema di dare cibo sufficiente a questi ultimi, per la sovrabbondanza di pesci rassicuranti. Questa tendenza a sovrappopolare un acquario è probabilmente l’accusa più seria che può essere lanciata contro Girardinus metallicus, un bel poecilide cubano la cui taglia modesta e la tolleranza all’acqua acida e tenera in altre circostanze lo rendono un pesce rassicurante ideale per la maggior parte dei ciclidi nani neotropicali e dell’Africa occidentale.

Sento frequentemente i commessi nei negozi di pesci tropicali raccomandare ai clienti di non comprare ciclidi, considerando che non possono essere allevati con altri generi di pesci. Se tutto va bene, questo articolo metterà fine a questa credenza errata. Con un minimo di buonsenso nella loro selezione, i rappresentanti di altre famiglie di pesci sono non soltanto compatibili e esteticamente attraenti se aggiunti in un acquario di ciclidi, ma daranno grande giovamento al benessere dei suoi abitanti.

© Copyright 1979, Paul V. Loiselle - All Rights Reserved


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Pubblicato in data 08/08/2008

Aggiornato il: 02/11/2008 16.46.44

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