Gli ecosistemi d'acqua salmastra si trovano in tutto il mondo, caratterizzando le zone costiere dove le acque dolci dei fiumi e dei torrenti incontrano quelle salate del mare, creando un ambiente di transizione, dove vi sono ampie variazioni di salinità sia locali che temporali, in particolar modo negli ambienti soggetti al flusso e riflusso delle maree, dove si formano degli ecosistemi del tutto particolari e dalla vasta biodiversità, a volte troppo semplicisticamente definiti a metà strada tra dolce e marino, ma in realtà con caratteristiche del tutto peculiari e non ritrovabili da nessun'altra parte.
Una delle caratteristiche principali di questi biotopi è di essere costantemente soggetti a variazioni. Non c'è niente di costante in questi ambienti. Il parametro più importante è indubbiamente il contenuto di sale dell'acqua, anche se sarebbe riduttivo pensare ad esso come l'unica cosa variabile nel tempo. In ogni momento, in ogni luogo, può esserci una preponderanza dell'acqua dolce o dell'acqua marina, in relazione soprattutto all'alternarsi di alta e bassa marea, ma non solo, in quanto anche le zone non influenzate dalle maree sono soggette ad una miriade di variabili non costanti nel tempo, come il variare stagionale della portata dei fiumi, le maggiori o minori precipitazioni, il vento, ecc. ecc.
Inoltre, le zone d'acqua salmastra subiscono anche le caratteristiche fisiche dell'acqua salata/dolce, in quanto il peso specifico dell'acqua salata è più grande di quello dell'acqua dolce, per cui, se non viene agitata vigorosamente, l'acqua salata tende a stare sul fondo, mentre quella dolce tenderà a stare sulla superficie, per cui si avranno variazioni di salinità all'interno stesso della colonna dell'acqua.
Per tutti questi motivi, definire l'acqua salmastra in base alla salinità è estremamente difficile, e non lo si può fare con esattezza; tuttavia si può in senso lato suddividere gli estuari in tre regioni: la zona interna d'acqua dolce (endozona) con salinità da 0 a 0,5 ‰; la zona media (mesozona), dai contenuti si salinità variabile (sudduvisa anch'essa in tre zone, oligosalina da 0,5 a 5‰; mesosalina da 5 a 18‰ e polisalina da 18 a 30‰), e la zona esterna (ectozona) d'acqua marina con salinità > 30 ‰.
Le variazioni di salinità, quando un fiume sfocia in mare, in genere non sono mai degradanti dolcemente, ma spesso si formano correnti in basso di pura acqua di mare, sovrastate da correnti di pura acqua dolce, per cui un pesce che nuota attraverso l'estuario può passare all'improvviso da acqua dolce ad acqua marina, e viceversa. Solo un numero relativamente basso di specie può sopportare questi stress.
Gli organismi che abitano queste zone hanno la notevole capacità di adattarsi rapidamente alle variazioni sia della salinità che degli altri parametri fisico-chimici dell'acqua, variazioni che possono essere anche molto ampie e repentine, e che li rendono in grado di sopravvivere sia in acqua completamente dolce che in acqua completamente marina, siano essi pesci, piante, o altri organismi ancora. Tali organismi vengono detti, per questa loro capacità, eurialini, parola che significa appunto "organismi acquatici in grado di sopportare ampie variazioni di salinità" e che deriva dal greco eurys = ampio + háls, halós = sale, mare.
Perché questi pesci si sottopongono a questi stress? Semplicemente, perché le regioni d'acqua salmastra sono un paradiso perfetto per le creature che sono in grado di sopravvivere, in quanto abbondano di nutrienti, e spesso il cibo è addirittura in eccesso. L'inquinamento organico nelle zone d'acqua salmastra è rivelato dal colore marrone fangoso che predomina nell'acqua. L'immensa ricchezza di nutrienti attira in massa non solo pesci e crostacei ma anche i loro predatori, primi tra tutti gli uccelli.

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