Appartenete al piccolo gruppo di acquariofili fortunati che riescono ad allevare questi pesci senza nessuna difficoltà per anni, o il vostro tasso di mortalità è così alto che siete costretti a comprare nuovi esemplari ogni pochi mesi per fare un'altra prova? Se siete membri di questo secondo gruppo - che, nella mia esperienza, è quello della maggioranza – siete pregati di considerare l'idea di allevarli come faccio io.
Gli Scatophagus abitano comunemente delle acque degli estuari della Malesia, ma si presentano anche popolazioni in baie d’acqua dolce, senza sbocco sul mare ed abbastanza lontane da esso. Secondo le informazioni che ho avuto, la maggior parte di questi pesci vengono catturati nelle acque salmastre lungo i litorali, così si risparmia la spesa del lungo trasporto verso i porti o gli aeroporti. Fino al momento della spedizione sono tenuti in acqua salmastra naturale, ma in seguito vengono trasferiti in acqua dolce, a volte con l'aggiunta di sale, a volte senza. Non bisogna quindi meravigliarsi se un buon numero dei pesci siano già in cattive condizioni di salute prima che arrivino nel vostro acquario.
Se siete fortunati, potreste diventare involontari proprietari di Scatophagus catturati in acqua dolce. In questo caso probabilmente non avrete nessun problema, e potrete persino esprimete un buon giudizio sui pesci ai vostri colleghi acquariofili sfortunati, purtroppo non aiutandoli molto.
Si dice che gli Scatophagus devono essere allelvati in acqua dura, alcalina e leggermente salmastra: per questo motivo si raccomanda comunemente di aggiungere un certo quantitativo di sale da tavola all'acqua. Niente potrebbe essere più sbagliato, perché la maggior parte degli Scatophagus non muoiono a causa della bassa salinità. Gli acquariofili spesso si rendono conto che l'aggiunta di sale non ha nessun effetto positivo sui loro pesci.

Inoltre, deve essere fatta menzione che nelle prime settimane, prima che i pesci siano completamente acclimatati, possono soffrire della cosiddetta malattia da pressione. In queste condizioni il tessuto e il sangue dei pesci sono inondati d'acqua a causa della differenza della pressione osmotica tra l'interno del corpo e il mezzo esterno (l'acqua).
Il processo della regolazione osmotica nei pesci d'acqua salmastra è complicato e devo ammettere che si conosce pochissimo sulla natura di questo meccanismo.
In parole semplici potrebbe essere spiegato come segue:
I pesci di mare perdono costantemente acqua tramite il processo osmotico. Compensano questa perdita bevendo delle grandi quantità di acqua di mare. I sali dell'acqua di mare vengono assorbiti dall'intestino e l’eccesso viene espulso da cellule speciali presenti nell'epitelio delle branchie, chiamate in inglese “chloride cells”, cellule cloruro.
I pesci d'acqua dolce praticamente non bevono acqua per nulla. Anziché le “cellule cloruro” per espellere il sale in eccesso hanno nelle branchie dei filamenti mucosi che possono assorbire l'acqua ed i sali dal mezzo esterno (l'acqua circostante). L'acqua ed il sale eccessivi sono espulsi attraverso i reni.
Se mettete un pesce marino in acqua dolce non cesserà la sua abitudine di bere l'acqua. I pesci d'acqua salmastra si comportano come i pesci marini, ma quando vengono trasferiti in acqua dolce smettono di berla, e lentamente le loro “cellule cloruro” per l'espulsione del sale degenerano, e compaiono le “cellule d’acqua” per assorbire l'acqua come nei pesci d'acqua dolce.
L'arte di acclimatare i pesci d'acqua salmastra all'acqua dolce, quindi, deve sincronizzare la diluizione dell'acqua salata con la graduale scomparsa delle “cellule cloruro” per l'espulsione del sale e la formazione delle “cellule d’acqua” per l'assorbimento dell'acqua.
Nel loro ambiente naturale gli Scatophagus regolano la loro pressione osmotica in un modo molto ingegnoso: mangiano
gli escrementi di altri animali, preferibilmente quelli con un abbondante contenuto di urea, come quelli
delle anatre e di altri uccelli. Francis Day, nel libro "Fishes of India" (1878), dice: "ho
aperto molti esemplari, e quelli presi vicino alle zone abitate avevano in genere gli stomaci pieni di escrementi".
Inoltre raschiano pietre ed altri supporti ricoperti da determinate alghe - in Malesia sono chiamati "lap-lap" -
alghe verdi-azzurre (cianobatteri) dall'alto contenuto di azoto. In acquario mangiano le proprie feci e quelle
degli altri pesci.
Accade un fenomeno che in un primo momento non siamo in grado di spiegare. Se gli Scatophagus mangiano escrementi
di pesci d'acqua dolce muoiono sempre in poco tempo. Una ragione per cui questo accade potrebbe essere che i teleostei
d'acqua dolce in pratica non espellono urea ma principalmente ammoniaca, che è tossica.
Di conseguenza, prima che i pesci siano completamente acclimatati, dobbiamo mantenerli separati e non insieme ad altri pesci.
Se gli Scatophagus vengono messi in acqua distillata e alimentati con urea, possono sopravvivere a questo trattamento
per circa una settimana, mentre senza urea muoiono in poche ore.
Alimentare gli Scatophagus con urea è un lavoro complesso, perché anche una quantità infinitesimale
di troppo li può avvelenare. Cercando un sostituto dell'urea abbiamo trovato che il rene di bue è un
alimento eccellente. I reni devono essere dapprima congelati, altrimenti sono troppo difficili da digerire.
Bisogna anche prestare attenzione ad evitare le parti grasse. Ho alimentato gli Scatophagus per anni senz'altro
cibo che rene di bue ed alghe.
Raccolgo le alghe filamentose una o due volte all'anno negli stagni d'acqua dolce intorno a Città del Capo. Le appendo con delle corde in un posto ombreggiato per asciugarle, le impacchetto in sacchetti di plastica e le immagazzino in una stanza buia, dove mantengono il loro colore verde per mesi. Le alghe migliori da fornire come alimento sono le specie eurialine denominate Enteromorpha, che qui crescono in quantità enorme in un piccolo fiume d'acqua salmastra sulla strada per Strandfontein. Queste alghe hanno un elevato contenuto di vitamina B1. Pirma di alimentare i pesci con le alghe secche, le faccio impregnare d'acqua dolce (non con acqua dell'acquario) dove si gonfiano immediatamente e non si distinguono più dalle alghe fresche.
Per uno o due Scatophagus giovani utilizzo una vasca da 18-20 litri senza ghiaino. Se il fondo è in vetro incollo della carta nera sotto il vetro. Dopo avere riempito la vasca con acqua di rubinetto arricchita di magnesio attacco il filtro a carbone attivo. Aero fortemente l'acqua per una notte. Se è disponibile, bisognerebbe aggiungere un po' di acqua vecchia proveniente da un'altra vasca. Quindi metto a dimora molte piante fluttuanti, come Elodea, ecc. L'acqua evaporata viene sostituita con acqua dolce senza magnesio. Prima che i pesci possano essere trasferiti in un acquario ordinario insieme ad altri pesci deve essere avvenuto una crescita visibile del pesce.
Agli Scatophagus piace avere un posto scuro dove nascondersi. Una lastra di ardesia nera appoggiata contro una delle pareti di vetro sarà occupata immediatamente come una specie di "garage". I pesci devono potere nuotare dentro e fuori dal nascondiglio da entrambi i lati. Se avete quattro Scatophagus dovete fornire loro quattro posti separati di "parcheggio": ciascuno preferisce avere un "garage" solo suo.
Tutti gli miei Scatophagus sono morti dopo circa quattro anni di vita in cattività, a causa di un indurimento delle uova all'interno del corpo perché erano risultati essere tutte femmine. Ho ancora una enorme femmina rimasta, che sta per entrare nel suo sesto anno. È un peccato che non sia mai riuscito a venire in possesso di uno Scatophagus maschio, e talvolta ho pensato che soltanto le femmine migrino nell'acqua salmastra. Questo ha un parallelo con i Monodactylus: non ho mai trovato un maschio in acqua salmastra. Ne ho aperto almeno venti: erano tutte femmine.
In Sudafrica vive una specie della famiglia degli Scatophagidae, lo Scatophagus tetracanthus. Ne ho catturato due a Richard's Bay, in Natal. Hanno strisce al posto degli spot. Ma non sono riuscito ad acclimatarli in acqua dolce - hanno tollerato una densità di 1,008 a 20°C, ma sono morti a 1,004.
© W. Hering - Aquarticles
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